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INTERVISTA
MAURO PINI

Lo sci ticinese al bivio

Mauro Pini, ex allenatore della nazionale svizzera femminile e maschile, oggi è direttore degli impianti di Airolo-Pesciüm. Le sue riflessioni sul futuro del settore.

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HSASKIA CEREGHETTI
18 dicembre 2018

Mauro Pini: «Vorrei riportare il nostro nome tra le mete invernali svizzere».

La meteorologia ballerina, i soldi che mancano, i sussidi che spaccano in due l’opinione pubblica. Da troppi anni lo sci ticinese si trova con l’acqua alla gola. E il recente flop dell’operazione “Inverno in tasca” ha paradossalmente messo ancora più pressione sul settore. «Sì – sostiene Mauro Pini, neo direttore degli impianti sciistici di Airolo-Pesciüm –. La prossima volta che in politica si discuterà di sostegno alle stazioni sciistiche, qualcuno potrebbe aggrapparsi a questo dato per sostenere che in Ticino non c’è interesse per lo sci».

Partiamo proprio da qui. Perché “Inverno in tasca” non ha avuto successo?
Sono aperto a nuove strategie per cercare di portare più persone sui comprensori turistici. E l’idea di creare una carta unica per tutte le stazioni ticinesi è valida. Ma è stato utopico l’obiettivo di raggiungere 25.000 adesioni.

Alcuni Comuni a un certo punto si erano lanciati nell’acquisto di queste carte come sostegno al progetto…
Forse bisognava proprio partire da lì, con il coinvolgimento sin da subito di Comuni e politica. E poi, probabilmente, va fatta una riflessione sul periodo scelto per la richiesta d’adesione. D’estate si pensa a tutt’altre cose che all’inverno.

Meglio una soluzione più locale, come la Ski Card Leventina?
Dimostra di essere al momento la strategia più realistica. Io vedrei di buon occhio una Gottardo Card, che ci aprirebbe nuovi orizzonti. In ogni caso, bisognerebbe prima o poi riuscire a capire quante sono le persone che sciano regolarmente in Ticino. E magari sensibilizzare la politica sull’eventualità di prendere decisioni forti. Ad esempio, accesso allo sci gratuito per tutti gli under 12.

Intanto, si fa strada la tariffa mobile. Si paga a seconda del momento di punta o meno. Come sui voli di Easyjet. Che ne pensa?
Ad Airolo abbiamo introdotto un sistema del genere. Fino a 20 giorni prima della data riservata il costo dello skipass è in assoluto il più vantaggioso. Poi giornalmente, fino a 5 giorni prima, il costo aumenta regolarmente e, nei giorni rimanenti, viene regolato dalle previsioni meteo. Sarà interessante capire se il sistema riuscirà a portare più gente sulle piste o se rimarrà un’azione di marketing fine a se stessa.

Due anni fa l’iniziativa di Saas Fee, con una tessera annuale a soli 222 franchi, fece il botto. Ne parlò tutto il mondo…
Certo, registrarono 70.000 stagionali vendute ben prima dell’inizio della stagione. Però, a soli due anni di distanza, Saas Fee ha rischiato il fallimento. Al momento ritengo che non si possano prendere simili soluzioni per una strategia sul lungo termine.

Ogni quattro anni il Cantone stanzia oltre 5 milioni di franchi per le stazioni sciistiche. Ha senso continuare a sussidiare impianti poco frequentati?
Certo che sì. E mi pongo anche altre domande: dove sono finiti tutti gli studi effettuati negli ultimi anni che individuavano le stazioni con un potenziale tale da doverle sostenere? Perché non riusciamo a concentrare gli sforzi su poche stazioni, ma che veramente hanno una possibilità di fare il salto in avanti? E perché non diamo una mano concreta a quelle che non hanno futuro invernale nel convertirsi all’estate?

Secondo l’economista Philipp Lütolf, un quarto degli impianti in Svizzera dovrebbe chiudere e puntare sulle piste più forti.
Purtroppo è anche la mia sensazione e il pericolo che i grandi assorbano i piccoli è reale. Non facciamo però l’errore di pensare che non siano importanti questi piccoli centri. Nel nostro caso, le piccole stazioni come Lüina, Cioss Prato, Prato Leventina e Dalpe forgiano i bambini che un giorno scieranno sul nostro comprensorio.

Da poche settimane lei è direttore degli impianti di Airolo-Pesciüm. Quali sono i suoi obiettivi?
Dopo il fallimento del 2010, oltre S. Gottardo molti pensano che ad Airolo non si scii più. Ecco, io vorrei riportare il nostro nome tra le mete invernali svizzere e fare sapere anche oltralpe che siamo “vivi”. Senza dimenticare i ticinesi. Anzi, il mio desiderio è che Airolo diventi la loro stazione di riferimento, dove possano sentirsi accolti e dove trovino gastronomia, belle piste e professionalità.

Visioni?
Da tempo sogno un possibile collegamento con Andermatt: una cabinovia che d’inverno porti sul Passo del Gottardo, per poi sciare sia sul versante urano sia su quello ticinese. Non è utopia. Con persone del calibro di Sawiris certi discorsi li si può intavolare...

Sulle settimane bianche scolastiche, le elementari sono obbligate a farle in Ticino. Serve un’imposizione simile anche per le medie?
Qualche ostello in più ci aiuterebbe sicuramente ad aumentare l’offerta per questo settore. La politica se lo deve chiedere: cosa vogliamo per il futuro dei nostri giovani?

Secondo un recente studio del Poli di Losanna, entro il 2100 potrebbero sparire diverse stazioni svizzere sotto i 1.200 metri. Quanto pesano i cambiamenti climatici?
Purtroppo le stazioni invernali ticinesi dipendono dalla meteo. Ad Airolo la neve c’è sempre tra dicembre e marzo, ma la difficoltà a poter garantire l’apertura per inizio dicembre implica molte problematiche. E gli investimenti per l’innevamento programmato sono enormi.

Altri studi indicano che ci mancano, contrariamente al passato, i turisti di Francia, Italia, Germania…
Il franco forte ha avuto un peso. Ma probabilmente a metterci nei guai è stato il nostro immobilismo. Negli anni abbiamo offerto sempre la stessa minestra, compresa la ristorazione legata agli impianti. In molti comprensori sciistici, ad esempio nelle Dolomiti o a Andermatt, si creano marchi gastronomici e si investe molto nella qualità dell’offerta. Le sole piste di sci non bastano più.

Non ritiene che lo sci, complice anche la crisi economica, sia diventato uno sport troppo caro?
Indubbiamente è diventato uno sport non accessibile a tutti. D’altra parte i costi di gestione sono enormi, basti pensare che Valbianca, società che gestisce gli impianti di Airolo-Pesciüm, dà lavoro a più di 50 persone.

Onestamente, come vede il futuro dello sci a Sud delle Alpi?
Noto con piacere che sport come il running, il trail, lo sci alpinismo stanno riportando le nuove generazioni in mon- tagna. Continuo regolarmente a colla- borare con la televisione, nelle cronache sciistiche, e mi rendo conto che l’amore per lo sci in Ticino non si è spento, anzi. Ecco, pensando alla realtà leventinese e in vista dei nuovi cantieri che si concentreranno in valle, sogno un’ondata di giovani imprenditori entusiasti, desiderosi di portare aria nuova.


Mauro Pini: «L'amore per lo sci in Ticino non si è spento, anzi».

Il ritratto

Mauro Pini (Airolo, 1965) ha allenato la nazionale svizzera femminile e maschile di sci. Tra i suoi allievi: Lara Gut, Didier Cuche e Didier Defago. Dal 1° dicembre è direttore della Valbianca SA. È inoltre responsabile del settore alpino della Federazione sci svizzera italiana e collabora con Geobrugg AG sulla prevenzione smottamenti geologici.