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Noi, donne contadine

La difesa del territorio, i casi di burnout, i ruoli marito e moglie: la presidente dell'associazione donne contadine ticinesi, Feliciana Giussani, traccia un quadro di questo mestiere. Eppure lo consiglia alle giovani donne, perché lavorare con la natura dà tante soddisfazioni.

17 aprile 2018

La presidente dellassociazione donne contadine ticinesi, Feliciana Giussani, traccia un quadro di questo mestiere.


L'intervista

TESTO: NATALIA FERRONI - FOTO: MELANIE TUERKYLMAZ

Il mondo delle contadine è vasto, va dal triste capitolo dei suicidi al frivolo calendario fotografico. Cosa vuol dire oggi essere contadine?
Vuol dire essere in grado di fare simultaneamente un'infinità di lavori. L'esempio di chi produce latte: si alza alle 5 di mattino per aiutare il marito in stalla, rientra a casa per svegliare i bambini, prepara la colazione e li porta scuola. Poi,
ritorna in stalla per lavori di pulizia, quindi rincasa per preparare pranzo; sistema le faccende domestiche e, se c'è il tempo, si dedica alla burocrazia. Infine, la mungitura serale e la cena.

Sembrano due giornate in una. Come si diventa contadina?
Per matrimonio e/o per formazione. A Nord delle Alpi ci sono scuole agricole che offrono questo curriculum. L'anno scorso c'erano 129 iscritte, con tendenza al rialzo. In Ticino non abbiamo un numero sufficiente per giustificare questo iter professionale. Anche se sono dell'avviso che le conoscenze si acquisiscono sul campo, è chiaro che la formazione è sempre utile: ti dà sicurezza e permette di avere più voce in capitolo.

Anche una formazione fuori dal settore può essere utile.
Certo, tante donne contadine sono costrette, per arrotondare il reddito, a lavorare part-time nel settore della loro prima formazione.

Lei cosa scriveva nei formulari alla voce professione?
Scrivevo casalinga e collaboratrice in azienda agricola. La collaborazione include di essere alla pari con l'altro. Perché quando mi sporco le mani e metto il “grembiulone” e gli stivali, faccio il lavoro come l'uomo.

Com'è nata l'associazione di donne contadine in Ticino?
Il fatto di abitare in una zona geografica vasta e poco popolata ha fatto sì che si sentisse l'esigenza di creare un gruppo che riunisse le donne con interessi comuni. Così, già nel 1985 è nato il gruppo Donne della montagna della Leventina. Importante era l'aiutarsi.

C'era bisogno di scambiarsi opinioni, condividere esperienze…
Sì, perché le donne contadine, contrariamente ad altre professioni, non cambiano luogo per andare a lavorare. Siamo legate all'ambiente casa-stalla-campo e il nostro partner è il marito e gestiamo insieme l'azienda agricola. In questo contesto è di vitale importanza discutere tra donne del medesimo ceto.

L'associazione donne contadine conta a livello svizzero 55.630 iscritte suddivise in 28 sezioni. E in Ticino?
Siamo in 180, numero stagnante. E come associazione ticinese esistiamo dal 2001.

Quali sono i temi attuali in discussione?
Le nostre preoccupazioni sono soprattutto legate alla difesa del territorio. Insomma, non abbiamo dei problemi prettamente femminili, né siamo un gruppo di femministe. Siamo però convinte che in seno all'agricoltura occorre lavorare tutti assieme, uomini e donne. Se un'azienda agricola funziona bene è perché c'è la partecipazione di entrambi.

Eppure, il ruolo delle donne nel mondo rurale è tutt'oggi difficile.
Perché questo mondo è ancora tanto maschile. Constato che c'è ancora una minoranza che “fa più il bullo con le vacche che con le donne”, anche tra i giovani. Mi è già capitato di dover dire nella nostra associazione che se i ragazzi sono un po' maschilisti è perché le mamme hanno un po' sbagliato.

A questo si aggiunge lo scarso riconoscimento della donna contadina in seno alla società.
Direi di tutto il settore primario! Si legge sempre che all'agricoltura vanno 2,8 miliardi di franchi sotto forma di
pagamenti diretti. Ma la verità è che l'agricoltore guadagna 44mila franchi all'anno, inclusi i pagamenti diretti. Uno stipendio al di sotto della media nazionale. Tante famiglie contadine hanno quindi dei problemi finanziari. Le conseguenze? Devono avere un'attività accessoria, quindi aumenta la mole di lavoro. Più lavoro, più stanchezza. O, per le famiglie meno numerose, ci vogliono macchinari agricoli più grossi per eseguire i lavori, così si creano debiti sempre più grandi. Un circolo vizioso, difficile uscirne. Come non è facile fare vacanza. Insomma, c'è la stanchezza morale, fisica e spirituale. E dopo è il burnout.

Da qui l'introduzione, l'autunno scorso, della piattaforma per famiglie contadine con indirizzi per aiuto da parte di mediatori e avvocati?
Sì, purtroppo si sono registrati casi di agricoltori che si sono suicidati. Il Vaud era il primo cantone a parlarne. Da più anni c'è anche una “telefono amico” per gli agricoltori. Se nel 2009 erano 90 le telefonate, nel 2015 sono aumentate a 153. La pressione del prezzo sui prodotti agricoli è enorme, ma molti agricoltori so no ancora riluttanti a chiedere aiuto. Quando chiamano spesso è troppo tardi.

Un problema meno drammatico, ma non meno grave per la contadina, è la sua situazione in caso di divorzio. Che strumenti ha per tutelarsi?
Il lavoro della contadina spesso non è riconosciuto come dovrebbe, per il semplice fatto che “dà una mano” nell'azienda di famiglia senza avere un contratto né un salario. In una situazione di questo tipo, finché c'è armonia tutto va bene. Se i rapporti tra marito e moglie non sono più buoni, la donna rischia che non le vengano riconosciuti i suoi diritti. Come Associazione consigliamo assolutamente di annunciarsi presso le assicurazioni sociali e dichiarare al fisco il proprio apporto finanziario di lavoro. Abbiamo a disposizione il volume Donna contadina, consapevolmente: una pubblicazione unica in Svizzera per spiegare i diritti e i doveri delle donne e degli uomini attivi nel settore agricolo. Una situazione più complessa di altre professioni per questo intreccio famiglia-casa- lavoro. Il classico commento dei suoceri “ma si è sempre fatto così…” non vale più.  

Comunque, alle giovani donne consiglierebbe di fare la contadina?
Certo, il fatto di vivere all'aperto, di vedere la natura cambiare con le stagioni, seguire le nascite degli animali, produrre alimenti genuini, lavorare in famiglia dà grande soddisfazione. Ma prima di tutto ci vuole l'amore nella coppia, poi si deve voler bene al bestiame e, aspetto da non sottovalutare, occorre avere pazienza.
La natura ti insegna la pazienza, oggi si vuole tutto e subito… La donna deve inoltre portare con sé una buona dose di autostima e dev'essere cosciente che l'agricoltura non offre “orari da ufficio”.

Il 18 e 19 aprile si terrà per la prima volta in Ticino l'assemblea nazionale delle contadine. Quali dovranno essere i momenti memorabili?
Aspettiamo 177 contadine delegate d'oltre Gottardo. Mostreremo loro i castelli di Bellinzona e il Centro del verde di Mezzana, che include anche il settore forestale e di giardinaggio, per vedere la varietà del nostro paesaggio agricolo. E se la meteo è dalla nostra parte, potranno anche dire che la “Sonnenstube” era davvero “sonnig”.

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Feliciana Giussani
Contadina col rossetto

Dal 2014 Feliciana Giussani di Chiggiogna è presidente dell'Associazione donne contadine ticinesi. Ha 76 anni, sette figli e 15 nipoti. L'azenda d'allevamento che gestiva insieme al marito Mario oggi è nelle mani di un figlio. Una confidenza? A Mario piace la moglie col rossetto. Come non dargli ragione?