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«Non umanizzare gli animali»

Dal prossimo luglio Luca Bacciarini sarà il nuovo veterinario cantonale. Maltrattamenti, specie esotiche, cani "pericolosi" sono solo alcuni dei temi che sarà chiamato ad affrontare.

25 giugno 2018

L'intervista

Le fattorie degli orrori, gli animali esotici, i cani “pericolosi” e le 30 razze sotto sorveglianza… Non mancherà di certo il lavoro a Luca Bacciarini, dal primo luglio nuovo veterinario cantonale ticinese. L'uomo che prenderà il posto di Tullio Vanzetti, giunto alla meritata pensione, ci apre le porte del suo nuovo ufficio. E si racconta.

Per 18 anni lei è stato il vice di Vanzetti. È pronto a raccogliere la sua eredità?
Sì. Anche se i problemi sono tanti. Si pensa spesso che ci occupiamo solo di maltrattamenti di animali. In realtà, i compiti del veterinario cantonale vanno ben oltre.  

Ecco. Partiamo dai maltrattamenti. Dalle cronache si intuisce che siano in netta crescita. È così?
È aumentata la sensibilità delle persone. Occorre poi distinguere un animale trascurato da un animale maltrattato. Riceviamo segnalazioni ogni giorno, che sono verificate prima di ordinare i dovuti correttivi. Questo nei limiti di quanto prescrive la legge. Si tratta di condizioni minime da rispettate. L'autorità non può esigere condizioni di tenuta ottimali. Anche se le consiglia.


Luca Bacciarini: «In Svizzera siamo all'avanguardia,
ma la lotta contro le malattie infettive è sempre aperta».

Come valuta questo aumento di sensibilità dell'opinione pubblica?
Senza dubbio positivamente. Occorre, tuttavia, fare attenzione a non umanizzare gli animali e a rispettare sempre le loro vere esigenze.  

Stanno aumentando i saloni estetici per animali. Cosa ne pensa?
Non si deve cadere negli eccessi. Cura e pulizia sì, ma gli animali devono restare animali e potersi comportare come tali. Ad esempio, i cani tenuti perennemente in borsetta, perché non si sporchino, non sono tenuti correttamente.

Le vacanze si avvicinano. Qual è la sua opinione sulle pensioni per animali?
Alcune sono di qualità. Altre meno. Io consiglio sempre al proprietario di portare l'animale a fare una notte di prova prima di partire per le vacanze.  

Parliamo di cani. C'è confusione sulla lista delle 30 razze soggette a una formazione.
Occorre distinguere tra la legislazione federale, con i corsi legati all'Ordinanza sulla protezione degli animali (OPAn), ora abrogati, e la legislazione cantonale, in vigore. A livello nazionale, dal 2008 era obbligatorio seguire un corso teorico e un corso pratico con tutti i cani indipendentemente dalla razza. Berna ha poi deciso di eliminare questi corsi. In Ticino, dal 2009 è invece in vigore la legge sui cani, che tra le altre cose disciplina le trenta razze e i loro incroci, con l'obbligo di un corso e di test.

Il fatto che Berna abbia cambiato idea fa sorgere qualche dubbio sulla necessità di questi corsi. O no?
Direi di no. I corsi servono non solo al cane, che deve interagire col resto del mondo, ma soprattutto al proprietario. Occorre sapere, prima di portarselo a casa, cosa significa veramente avere un cane, e decidere con cognizione di causa se prendersi o no questo impegno.  

Percepisco una certa seccatura dalle sue parole…
Più che seccato, sono deluso. Ancora oggi troppa gente non si informa prima di prendere un animale. Faccio un esempio. Se acquisto un Border Collie, non basta che lo porti a spasso dieci minuti al mattino e alla sera. Il Border è un cane che non è mai stanco. E se non si sfoga svilupperà problemi di comportamento.

Cambiamo tema. I contadini spesso si sentono soffocati da alcune vostre direttive. Siete davvero così fiscali?
Per quanto riguarda la protezione degli animali, si tratta di fare rispettare le condizioni minime imposte dall'OPAn. Poi ci occupiamo della lotta alle malattie ufficiali, le epizoozie, e della sicurezza nella produzione di generi alimentari d'origine animale. Essere esigenti per avere animali sani e produrre alimenti come carne, latte o uova di qualità va a tutto vantaggio degli animali, degli allevatori e dei consumatori.  

Dalla mucca pazza all'aviaria, fino alla malattia di Newcastle, riscontrata di recente in un grande pollaio ticinese. Si ha la sensazione che queste epidemie siano in aumento. È una percezione reale?
Grazie ai media, se ne parla molto di più rispetto al passato. Viviamo poi in un mondo globale. Più aumentano gli spostamenti, sia degli animali sia delle persone, più crescono i rischi di diffusione delle malattie. Solo raramente si tratta di nuove malattie, come quella della “mucca pazza”. Più sovente siamo confrontati con malattie che non si riscontravano da decenni, ma che poi sono riapparse. In Svizzera siamo all'avanguardia. Ma la lotta contro le malattie infettive è sempre aperta.

A proposito di globalizzazione, va di moda l'animale esotico. Come giudica questo trend?
Mi preoccupa. Solo pochi tra chi detiene un animale esotico sono motivati da un interesse per l'animale in sé. Spesso si punta su specie esotiche per avere qualcosa di diverso rispetto agli altri.

Un mondo più mobile ha portato a una crescente importazione illegale di animali. Ne sono un esempio i cani provenienti dai Paesi dell'est.
È un traffico difficilmente arginabile. Si tratta di animali senza alcuna garanzia sanitaria, che in più sono allevati in condizioni miserabili. Il mio invito è di rivolgersi ad allevatori seri per acquistare un cane o, meglio, adottare un trovatello rivolgendosi alla protezione animali. Ricordo che per importare un cane occorrono microchip, passaporto e vaccinazione antirabbica. Nel mondo sono ancora tra le 55.000 e le 60.000 le persone che muoiono di rabbia ogni anno.

Apriamo una parentesi che non ha direttamente a che fare con l'ufficio da lei diretto. In Ticino, da qualche anno, sembra esserci l'allarme lupo.
Il lupo è un predatore e come tale può causare dei problemi. Occorre valutarli oggettivamente, mettendo da parte, per quanto possibile, le emozioni. E bisogna lavorare tutti assieme per trovare delle soluzioni praticabili in modo da proteggere gli animali da reddito.

Una domanda sul mestiere di veterinario. Molti giovani non trovano impiego. E tanti cambiano addirittura strada. Cosa sta succedendo?
Il fatto è che negli ultimi decenni sono aumentati, di molto, i giovani che scelgono di studiare in questo settore. E poi naturalmente è aumentata la mobilità. Anche dei colleghi che si sono formati nei Paesi confinanti. Tutto questo può generare una certa saturazione.  

Meglio non fare il veterinario?
Al contrario. Occorre, però, essere flessibili e cogliere le opportunità nei vari campi della veterinaria. La ricerca di base, la patologia, la dermatologia, la chirurgia o gli animali esotici sono solo alcuni degli indirizzi possibili. E poi la professione di veterinario continua, e continuerà sempre, a farci vivere emozioni uniche. Impagabili.

Il ritratto

Luca Bacciarini Classe 1966, Luca Bacciarini ottiene la laurea in medicina veterinaria presso l'Università di Berna nel 1991 e il dottorato nel 1995. Sempre all'Università di Berna, ha diretto il reparto specializzato in medicina per animali selvatici ed esotici presso l'Istituto di patologia animale. Nel 2000 diventa veterinario cantonale aggiunto presso l'Ufficio del veterinario cantonale del Canton Ticino. Dal prossimo primo luglio prenderà il posto di Tullio Vanzetti, come veterinario cantonale.