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«Speravo in un avversario più facile»

Il Basilea affronta il Manchester City negli ottavi di finale di Champions League. Tra i protagonisti, anche il bellinzonese Massimo Lombardo, vice allenatore dei renani. – PATRICK MANCINI

12 febbraio 2018

Massimo Lombardo, 45enne nato e cresciuto a Bellinzona, è vice allenatore del club renano da giugno 2017. (FOTO: Pino Covino)


L'intervista

Sfida mostruosa per il calcio svizzero negli ottavi di finale di Champions League. Da una parte il “piccolo” FC Basel, dall'altra il Manchester City, forse la squadra europea più in forma. Partita d'andata nella serata di oggi, martedì, al San Giacomo; il ritorno il 7 marzo in Inghilterra. A incrociare le dita anche Massimo Lombardo, 45enne nato e cresciuto a Bellinzona, dallo scorso giugno vice allenatore del club renano, al fianco di Raphael Wicky.

Lombardo, quando dall'urna è uscito il nome del Manchester City cosa ha pensato?
Inutile nasconderlo. La mia prima reazione è stata: “Che sfortuna”. Avrei preferito un avversario più abbordabile.

Adesso, la pensa ancora così?
Beh, ora c'è il Barcellona che sta addirittura meglio del City. È tutto relativo. Noi abbiamo fatto 12 punti in un girone con United, CSKA Mosca e Benfica. Le nostre possibilità le abbiamo.

Eppure, in molti vi danno per spacciati già in partenza. Come si motivano i giocatori
in una situazione del genere? Queste sono solo chiacchiere da bar. Non conosco calciatori che entrano in campo pensando di non avere possibilità. La motivazione è già alle stelle, automaticamente.

Cosa serve per battere una squadra come il City?
In Europa non puoi sbagliare niente. Ogni minimo errore rischi di pagarlo caro. Dovremo perciò essere concentratissimi per 180 minuti e oltre. Tutti.

Dall'anno prossimo le squadre svizzere dovranno disputare

dare il massimo nei prossimi anni per riguadagnare il privilegio che ci è stato tolto.

Il Basilea sembra l'unica squadra in grado di fare davvero strada in Europa. Perché gli altri club di Super League non ci riescono?
Nel calcio europeo oggi tutti i club danno importanza alla formazione dei talenti. E quindi evolvono. Ecco perché non esistono quasi più squadre materasso. Non è il calcio svizzero a essere messo male.

È il calcio europeo in generale, dunque, a essere cresciuto?
Sì. Anche se l'FC Basel ora ha il vantaggio di essere abituato a stare su certi palcoscenici. C'è una certa consapevolezza. Gli avversari ci rispettano, in particolare i club inglesi, visto che qui al San Giacomo sono caduti avversari illustri della Premier League.

Il club renano vende i pezzi migliori. Ma trova sempre sostituti validi. Come fa?
In questa società c'è armonia. Non si ha paura di puntare sui giovani. Si è lungimiranti nel pescare sempre nuovi potenziali talenti sul mercato. E nulla è lasciato al caso.

Ci fa un esempio concreto?
Piazzare Marco Streller, che al San Giacomo è un idolo, come direttore sportivo è stato un colpaccio. Ora il pubblico si identifica ancora di più nel club.

Siete reduci dal ritiro in Spagna, a Marbella. Cosa
le ha lasciato?
Potrei parlare delle partenze e dei nuovi arrivi. Ma la cosa più importante è ciò che ho visto a livello di gruppo. Ragazzi umili, che hanno voglia di sudare.

Nulla a che vedere con il cliché del calciatore viziato?
No. Appunto. Qui ci sono persone con marcate qualità umane. E con simili premesse, nemmeno il Manchester City ci deve fare paura.

A inizio stagione, complice
un avvio stentato, la coppia Wicky-Lombardo è stata criticata parecchio. Come si supera una situazione del genere?
Sono uno che si mette in discussione. E anche Wicky è così. Ci siamo sempre incoraggiati a vicenda, dicendoci che le nostre idee avrebbero avuto bisogno di tempo per essere assimilate dai giocatori.

I commenti sui giornali
li leggete?
Di solito li leggo solo io. Raphael cerca di starsene fuori. Per scelta, visto che mediaticamente è già molto esposto. Se c'è qualcosa di particolare che ritengo lui debba sapere, glielo comunico.

Il campionato svizzero nell'ultimo decennio è diventato noioso. Quest'anno lo Young Boys rischia di rompere l'egemonia renana. Preoccupato?

No. So che qui non si è abituati ad arrivare secondi, o terzi, in campionato. Lo Young Boys merita quanto raccolto finora. Ma noi gli daremo filo da torcere.

Si dice che la dote principale
di Wicky sia la sensibilità. È d'accordo?
È sempre stato un manager, anche quando era giocatore. Lui ha una visione globale del calcio, sa andare oltre.

E Massimo Lombardo non sogna di avere, un giorno, una panchina tutta sua?

Mi godo il presente. Nel calcio, come nella vita, è sempre più facile cadere, piuttosto che rialzarsi.

Lei ha giocato anche nel calcio italiano, nel Perugia. Cosa
si ricorda di quell'ambiente?
Erano i tempi del presidente Luciano Gaucci. Era una situazione piuttosto estrema, in cui la sconfitta veniva vissuta in maniera esagerata. Se perdevamo, ci mandavano in ritiro. A livello caratteriale quell'esperienza mi ha fatto crescere.

Oggi, che valore dà alla sconfitta?

Le sconfitte non vanno mai dimenticate. Servono a dare maggiore valore alle vittorie.

Cosa fa Massimo Lombardo quando non pensa al calcio?

Sto con la mia splendida famiglia. Basilea è una città abbastanza soleggiata e dinamica. Ci sono sempre cose da fare. Sono sposato con Moira. E ho due splendidi bimbi: Malik Jalen di dodici anni e Maneesha Deva di due.

Nomi particolari…

Il maschietto ha un nome africano. La bimba indiano. Volevamo semplicemente che i nostri figli avessero nomi singolari.

Ha ancora contatti col Ticino?

Certo. I miei genitori vivono a Monte Carasso. E in Ticino ho anche due fratelli. Fino ai 18 anni quella era casa mia. E appena posso ci torno.

Cosa si ricorda della sua gioventù bellinzonese?

Le partitelle al quartiere delle Semine. Con Kubi, Lustrinelli e Busacca, tutti cresciuti nella zona.

Torniamo al presente.
Il Basilea ha appena affrontato il Lugano, perdendo. Come ha trovato i bianconeri? 
Sono rimasto colpito dalla
solidarietà tra i giocatori. E dalla loro capacità di soffrire, sfruttando le ripartenze dopo ogni palla conquistata.

Merito anche di Pier Tami…

Sicuramente, perché Pier Tami è un allenatore coerente, capace di fare sempre scelte ponderate e di gestire le difficoltà. Mi è anche piaciuto il modo in cui i bianconeri hanno affrontato l'avventura in Europa League. Dando la giusta importanza alla competizione. È con questa grinta che il calcio svizzero può di sicuro riguadagnare terreno in Europa.

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Figlio di immigrati calabresi, Massimo Lombardo nasce nel 1973 a Bellinzona. Dopo due stagioni nei granata, la sua carriera da centrocampista decolla: Grasshoppers (vince due campionati e una coppa svizzera), Perugia, Lugano, Servette… Veste una ventina di volte la maglia della nazionale svizzera. Nell'ultimo biennio è stato selezionatore della Svizzera under 15 e under 16. Dal 2017 è vice allenatore del Basilea.