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INTERVISTA
PASCAL AGOSTINETTI

«La prevenzione non finisce mai»

Nato nel 1938 per sensibilizzare sugli infortuni non professionali, l’Ufficio prevenzione infortuni (Upi) è oggi un centro di consulenza, ricerca e formazione. Nella sede di Paradiso incontriamo Pascal Agostinetti, da poco più di un anno capodelegato Upi per la Svizzera meridionale.

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SANDRO MAHLER
25 marzo 2019

Pascal Agostinetti: «Il 53% degli infortuni non professionali avviene in casa e nel tempo libero».

Un cartellone con un semaforo a forma di blister e la scritta “Pensa, informati, guida!” per farci riflettere sui farmaci al volante. In basso il logo Upi, ufficio che tutti conoscono per le sue campagne. Quanto è importante questa visibilità?

È fondamentale per le nostre attività di sensibilizzazione e informazione, è uno dei nostri punti di forza, assieme alla ricerca, alla formazione, alla consulenza nell’ambito della sicurezza e della prevenzione degli infortuni non professionali. Questa riconoscibilità trova anche conferma nei mandati che sono conferiti all’Upi tramite la Legge sugli infortuni (Linf) e la Legge sulla sicurezza dei prodotti (LSPro).

Ci scatta una fotografia della Svizzera con il filtro degli infortuni non professionali?

La maggior parte, circa un milione l’anno, avviene in casa e nel tempo libero (53%). Il resto è suddiviso nello sport (39%) e circolazione stradale (8%). Il lavoro dell’Upi è imperniato sulla prevenzione degli infortuni gravi e mortali, per ridurre i costi materiali degli infortuni non professionali, che annualmente ammontano a 11 miliardi di franchi.

Come si finanzia l’Upi?

Con i contributi dell’assicurazione contro gli infortuni non professionali, con finanziamenti erogati dal Fondo di sicurezza stradale e con i guadagni realizzati dalle prestazioni proprie, per esempio con le consulenze che forniamo.

Cosa significa fare prevenzione sugli infortuni non professionali?

Vuol dire fare ricerca sulla sicurezza, elaborare statistiche, compiere test su diversi materiali, ricreare delle situazioni-tipo per analizzare i rischi e trasmettere alla popolazione la conoscenza acquisita con questi studi, attraverso i nostri opuscoli gratuiti, ma anche con la consulenza che offriamo a progettisti, uffici tecnici e architetti. Tutto questo nei nostri campi d’azione: circolazione stradale, sport e tempo libero, ambiente domestico, progettazione di edifici pubblici e parchi giochi.

Una trasmissione di sapere promossa anche dai delegati alla sicurezza: che figure sono?

Non sono nostri dipendenti diretti, di solito lavorano nei Comuni, tecnici o segretari comunali, poliziotti, personale amministrativo a cui Upi offre una formazione gratuita e aggiornamenti annuali sulle nuove norme e campagne. Sono 1.200 in Svizzera, 150 nella zona di mia competenza, e sono un importantissimo anello di congiunzione tra l’Upi e i Comuni. Ai delegati ci si può rivolgere per le procedure edilizie, quando si progetta un parco giochi, un’area scolastica o una zona pedonale.

L’edilizia sta diventando un ambito sempre più importante per l’Upi.

Sì, perché oltre alla prevenzione comportamentale c’è quella “strutturale”; molti infortuni si possono prevenire in fase di progettazione. Fino a 20-25 anni fa, i delegati alla sicurezza Upi erano prevalentemente poliziotti, perché allora l’attenzione era concentrata sulla circolazione stradale. Nel frattempo, c’è stata un’evoluzione nella tecnica del traffico e nella struttura delle strade che ha portato a una diminuzione rilevante dei pericoli nella circolazione stradale. Per contro, constatiamo varie carenze nel- l’ambito costruttivo e progettuale e dunque molti dei nostri sforzi vanno in questa direzione.

Offrite anche un servizio di consulenza ai professionisti del settore: in che modo?

La gran parte delle richieste che ricevo riguarda l’edilizia con domande sull’altezza dei parapetti o la loro forma, sul vetro idoneo da montare, sul tipo di corrimano per una determinata scala, sul grado di ruvidità del pavimento. Sulla sicurezza delle costruzioni abbiamo delle documentazioni molto tecniche. Di principio ci appoggiamo alle norme già previste. Per esempio, la Società ingegneri e architetti ha una regolamentazione sulla progettazione dei parapetti che dice: “L’arrampicarsi sul parapetto deve essere impedito o reso difficoltoso mediante misure appropriate”. Con le nostre raccomandazioni andiamo oltre e spieghiamo cosa si deve intendere per “rendere difficoltoso l’arrampicarsi”, indicando le aperture massime consentite affinché un bambino non metta un piede o infili la testa nelle aperture di un parapetto.

E qui c’è una novità che lei vorrebbe introdurre: ce la racconta?

Come già si fa in altre regioni svizzere, mi piacerebbe organizzare dei corsi per professionisti, al pari di quelli per i delegati Upi, sui temi sensibili legati alla sicurezza nelle costruzioni: pavimenti, parapetti, finestre, scale, corrimani.

Perché non si può smettere di fare prevenzione?

La prevenzione è un lavoro che non finisce mai. Spesso ci “rimproverano” di ripetere cose dette e ridette, ma non si può abbassare la guardia. La realtà cambia e cambiano anche i potenziali pericoli. Ci sono progressi tecnici, nuove abitudini di vita e la prevenzione deve tenere il passo con questi sviluppi.

La missione del rischio zero è però impossibile, anche per l’Upi…

L’Upi non vuole mettere le persone sotto una campana di vetro, è impensabile e improponibile. Su questo punto faccio sempre l’esempio del parco gioco, dove al bambino è concesso di sperimentare e di sbagliare, perché solo così può imparare. La norma sulla sicurezza dei parchi gioco non esclude i rischi di lividi, contusioni e fratture… Noi agiamo dunque per ridurre o eliminare il rischio, affinché sia tollerabile e residuale.

Qual è il suo bilancio dopo un anno da capodelegato Upi?

Molto positivo. Mi ero candidato perché mi permetteva di coniugare la mia formazione tecnica con il desiderio di svolgere una professione al servizio degli altri. Mi ha offerto molto di più: una rete di conoscenze, un lavoro con diversi partner e un apprendimento continuo, perché quando trovo una risposta e penso di sapere tutto su una certa questione, il giorno dopo arriva puntuale una domanda che scalfisce la mia presunta certezza«11 miliardi di franchi sono i costi annuali degli infortuni non professionali».


Pascal Agostinetti: «L'Upi non vuole le persone sotto una campana».

Il ritratto

Di formazione architetto, Pascal Agostinetti è da un anno capodelegato per la Svizzera meridionale dell’UPI, l’Ufficio protezione infortuni non professionali.