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INTERVISTA
MARCO SOLARI

«La Svizzera è equilibrio»

Marco Solari, presidente del Locarno Film Festival, ha ricevuto il premio della Fondazione Oertli per il suo impegno in favore della coesione nazionale. Nell’intervista ci parla della sua visione della Svizzera.

TESTO
FOTO
MASSIMO PEDRAZZINI
28 aprile 2019

Marco Solari mostra il premio-attestato della Fondazione Oertli, che gli è stato conferito al Monte Verità di Ascona.

Signor Solari, le è appena stato assegnato il premio Oertli, un riconoscimento conferito a personalità che si impegnano a favore del superamento delle barriere linguistiche e culturali nel nostro Paese e in favore della coesione nazionale. Cosa significa per lei questo premio?

Dà sempre gioia. Non ho mai sentito di qualcuno che non abbia provato emozione nell’essere premiato. Nel mio caso il premio Oertli è un gesto che viene da una fondazione che fa di tutto per incoraggiare l’incontro tra le varie comunità di questo meraviglioso nostro Paese – un Paese con le sue luci e le sue ombre.

La fondazione Oertli parla di “barriere linguistiche” nel nostro Paese. Secondo lei queste barriere stanno aumentando o si abbassano?

Sono convinto che si stanno abbassando. Incontro sempre più persone interessate all’italiano, al francese, al tedesco. Al di là delle fredde statistiche, noto un interesse concreto a conoscersi meglio. Certamente questo è dovuto anche a migliori infrastrutture come le autostrade e i collegamenti ferroviari.

Ma la stampa scritta in Svizzera si occupa sempre di più della sua regione di riferimento e poco delle altre regioni. Condivide questa osservazione?

Mi sembra piuttosto una lamentela. Io ho uno spirito fondamentalmente realista e positivo. Sono convinto che nel passato vi sono stati periodi di maggior indifferenza e di minor sensibilità nei confronti delle altre regioni linguistiche se non addirittura di reciproca diffidenza.

Dunque la coesione nazionale non è solo un mito che viene evocato il 1° agosto…

Assolutamente no. Vedo − specialmente oltre San Gottardo − che sempre più persone si interessano alle varie manifestazioni interculturali, all’italianità o alla realtà della Svizzera francese. Anche in Ticino l’interesse per il resto della Svizzera è presente.

Facciamo una piccola parentesi. Lei è trilingue, cresciuto a Berna, con mamma bernese e padre ticinese, ha compiuto gli studi universitari a Ginevra, la sua casa è in Ticino… Qual è la lingua nella quale pensa e sogna?

Dipende dalle circostanze. Quando sono a casa a Casoro tutto è chiaramente in italiano. Quando vado a Ginevra, dopo due, tre giorni, inizio a pensare nella lingua con la quale ho fatto l’università, cioè in francese. Mi vengono in mente persino parole specifiche che non saprei tradurre spontaneamente con assoluta precisione in italiano. In Svizzera tedesca, dopo pochissimo tempo, ragiono strutturalmente in tedesco.

Marco Baschera, presidente del consiglio della Fondazione Oertli, saluta e consegna il premio a Marco Solari.

Ad Ascona, durante la cerimonia del premio Oertli, ha fatto vedere brevi ritratti di dieci personaggi svizzeri. Quale messaggio voleva trasmettere?

Che è necessario andare oltre la lingua, vedere ad esempio in Ticino il telegiornale in francese o in tedesco e non solo il nostro. Amici nella Svizzera tedesca mi dicono che ogni tanto guardano il telegiornale della Rsi o anche il Quotidiano e altre trasmissioni perché vogliono capire aspetti culturali che vanno oltre la lingua. In questo senso, continuo a ripeterlo, Dante è anche svizzero, Montaigne e Goethe sono pure svizzeri. Detto in altre parole: una lingua è una cultura, è un universo.

La lingua inglese sta avanzando in Svizzera come in tutto il resto del mondo. Uno sviluppo che preoccupa il presidente del consiglio della Fondazione Oertli, Marco Baschera, timore che ha espresso nella sua laudatio. Condivide questo allarme?

Penso che l’inglese sia una lingua franca sempre di più utilizzata, ma sono certo anche che molti si rendono conto che l’inglese è una stampella per affermarsi nel mondo e non necessariamente un riferimento culturale. Credo però di capire, anche se non necessariamente di condividere, “ le cri de douleur “ del presidente della fondazione Oertli, che è un grande e sensibile linguista.

Gli allievi in Svizzera devono imparare le lingue nazionali più l’inglese. Non è troppo?

Rispetto ad altri Paesi gli studenti svizzeri devono fare uno sforzo in più. È giusto così. Ma nelle scuole si punta troppo sulle scienze e sulla matematica. Ci vuole un ritorno alle materie umanistiche, alla cultura e alle lingue. Ci vuole più letteratura. Questo non vale solo, ma soprattutto, per la Svizzera, visto che dovrebbe fungere da modello, con tre culture europee come riferimento.

Oltre San Gottardo si trova ancora sostegno per la minoranza italofona e il Ticino?

Dobbiamo essere estremamente grati alla Svizzera francese e alla Svizzera tedesca per la sensibilità che dimostrano per noi ticinesi e per il Grigioni italiano. Ciò si esprime anche nel sostegno alle manifestazioni culturali del nostro cantone. Il festival del film di Locarno non sarebbe possibile senza questo sostegno. Un altro esempio sono gli eventi letterari del Monte Verità ad Ascona, che godono anche loro di un aiuto da parte di imprese di oltre San Gottardo sensibili a questo aspetto.

Nel 2007 ha lanciato l’idea di un’esposizione nazionale con il nome “Gottardo 2020”, progetto bocciato dai Cantoni coinvolti. Che cosa pensa oggi – a un anno dal 2020 – di questa bocciatura?

Sì, c’è ancora amarezza; per me è stata una sconfitta anche personale. Non sono riuscito a convincere tutti Cantoni. Ticino e Uri erano d’accordo, ma Grigioni e Vallese no. Si sarebbe potuto realizzare il progetto solo se tutti i quattro cantoni l’avessero sostenuto. Purtroppo non è successo. Ritengo ancora oggi che sia stata un’occasione mancata. Peccato. Tante persone erano pronte a dare il loro sostegno. Per l’apertura di Alptransit si poteva fare qualcosa in più per la popolazione delle valli di montagna.

Un’occasione mancata per la regione del Gottardo oppure per tutta la Svizzera?

Per la regione del Gottardo, ma pure per tutta la Svizzera. Il sasso, la roccia, la montagna sono i veri miti della Svizzera. Per queste ragioni il Gottardo è un simbolo nazionale.

Di una nuova “Landesausstellung” dunque non si parla più…

No, un’esposizione nazionale sul modello di quelle concepite nel passato non ha alcun senso. Si devono trovare nuove forme. Secondo me c’è però in un Paese come il nostro sempre, ripeto sempre, la necessità di creare occasioni d’incontro tra noi.

All’orizzonte, non molto lontano, c’è l’anno 2041, il 750° della Confederazione. Lei, che era delegato per il 700°, che cosa ne dice?

(ride) Una certezza: non sarò sicuramente io ad organizzare le celebrazioni del 2041.

Per finire: quale è a sua visione per la Svizzera di domani?

La Svizzera è equilibrio, il regno degli equilibri. Per me la Svizzera è un insieme di infiniti cristalli di neve, uno diverso dall’altro. Questa diversità va preservata, perché è la nostra vera ricchezza. 


Il ritratto

Nato nel 1944, Marco Solari è cresciuto a Berna. Laureato in scienze sociali all’Università di Ginevra, nel 1972 diventa direttore dell’Ente ticinese per il turismo. In seguito è delegato del Consiglio federale per le celebrazioni dei 700 anni della Confederazione, poi vicepresidente della direzione generale Ringier e, dal 2000, è presidente del Locarno Film Festival. Il premio Oertli gli è stato conferito il 12 aprile 2019 al Monte Verità di Ascona.