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INTERVISTA
MARIO CAMANI

«La tassa sul sacco è democratica»

Rifiuti: entro metà anno la misura sarà generalizzata in ogni Comune ticinese. Qualcuno, però, sforerà. «Una vergogna», secondo Mario Camani, storico ex capo della Sezione cantonale per la protezione dell’aria, dell’acqua e del suolo.

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VIOLA BARBERIS
01 aprile 2019

Mario Camani: «Forse i ticinesi sono culturalmente meno predisposti verso le questioni ambientali».

Tassa sul sacco dei rifiuti obbligatoria in tutti i Comuni ticinesi entro metà anno. Il costo varierà da un franco a un franco e trenta, per ogni sacco da 35 litri. Ma si sa già che la misura, decisa dal Cantone, in alcune località non sarà introdotta per tempo, a causa di opposizioni e resistenze. «Ritardi vergognosi – sostiene Mario Camani, 76 anni, storico ex capo della Sezione cantonale per la protezione dell’aria, dell’acqua e del suolo –. In altre parti della Svizzera la tassa sul sacco è la normalità, da tempo».

Alcuni vivono questa tassa come un’imposizione. Cosa ne pensa?

Lo smaltimento dei rifiuti va comunque pagato. Con la tassa sul sacco si paga globalmente la cifra che si pagava prima con le sole imposte comunali. Con un valore aggiunto, quello di pagare anche in base a quanti rifiuti produci.

In altri Paesi si tiene conto dei mezzi finanziari del singolo cittadino e si paga in base al peso dei rifiuti prodotti. Insomma, si poteva essere più democratici…

Ma la tassa sul sacco è democratica. Prima di tutto non si è costretti a pagare anche per i rifiuti prodotti dagli altri. E se un consumatore si organizza bene, arriva a differenziare quasi tutto. Il sacco è più leggero e la tassa diventa indolore.

Qualche consiglio?

Se avete un giardino, fate un compostaggio. Bevete l’acqua del rubinetto ed evitate l’acquisto di bottiglie di plastica. La spesa fatela con una borsa di stoffa portata da casa.

La Confederazione ha parlato per la prima volta di tassa sul sacco negli anni Novanta. Dopo tre decenni, il dibattito non è chiuso. Perché?

Tutta questa perdita di tempo è sconvolgente. Diversi Comuni hanno introdotto la tassa, tanti altri no. Il problema è che viviamo in una società in cui pensiamo di potere avere tutto, pagandolo poco o niente. E spesso le conseguenze del nostro comportamento non ci interessano.

Oltre Gottardo, però, c’è una sensibilità maggiore sul tema…

Certo. Ma non bisogna idealizzare. Io ricordo, quando lavoravo per il Cantone, gli svizzeri tedeschi che venivano a bruciare, di nascosto, le loro plastiche in Ticino. Oggi, forse, i ticinesi sono culturalmente meno predisposti verso le questioni ambientali. Inoltre, c’è la tendenza a criticare le decisioni che arrivano dallo Stato, qualsiasi siano.

Qual è il messaggio che non passa?

Siamo troppo individualisti. Si tende a pensare che nel nostro piccolo non possiamo fare nulla per cambiare le cose. Non si comprende che pagare una tassa sul sacco dei rifiuti rappresenta un contributo per una collettività migliore, è una questione di civiltà. Io vedo ancora gente che butta il cartone del latte, contenente anche plastica e alluminio, in mezzo alla carta. Non ci siamo.

Fisico di formazione, lei è stato un idealista, che lottava contro i fuochi all’aperto. Quando ha maturato la sua coscienza ambientale?

Nel 1971, negli Stati Uniti. Ricordo l’aria nera del fumo dei velivoli all’aeroporto di New York. E poi i grandi laghi americani pieni zeppi di metalli. In Svizzera queste cose non si percepivano ancora. Se ne sarebbe parlato anni dopo.

Oggi, negli eco centri ci sono volontari che recuperano oggetti tra i rifiuti e li mettono a disposizione di chi ne ha bisogno. La rallegra?

Certo, però la parola eco centro non mi piace. Il prefisso “eco” è illusorio; dà la sensazione che porti i rifiuti lì e hai fatto il tuo dovere. Invece tutto deve partire dalle mura domestiche.

La tassa sul sacco farà aumentare le discariche abusive?

Non penso. Io credo che, sul medio termine, la gente inizierà a capire il senso di tutto questo.

Prima in vari Comuni la plastica andava separata, poi c’è stato il dietrofront. Come si fa a credere nella raccolta differenziata di fronte a questi cambiamenti?

La plastica non è mai stata differenziata veramente. Si trattava di un’iniziativa dei Comuni, pagata dalle stesse autorità, per alleggerire i sacchi del cittadino.

Le istituzioni non sono state per niente chiare su questo passaggio. Peccato, no?

Sono d’accordo, a livello di comunicazione si poteva fare meglio.

«Pagare la tassa sul sacco è una questione di civiltà»

 

Nel Bellinzonese si pensa a un progetto per una vera raccolta differenziata della plastica, sull’esempio del Canton Turgovia.

È positivo. La gente si deve rendere conto che non tutti i problemi sono facili da risolvere dal profilo tecnico.

Beh, il Ticino sulla questione plastica sembra un po’ indietro…

Per smaltire la plastica, e riciclarla, servono impianti adeguati. Ci sono tanti tipi differenti di plastica, che richiedono trattamenti diversi.

L’inceneritore di Giubiasco, che compie 10 anni, è spesso oggetto di critiche. Come le valuta?

Le trovo ingenerose. Tutto sommato l’inceneritore lavora bene. Certo, sarebbe bello non averlo lì, sul nostro bel Piano di Magadino. Ma è un male necessario. Nel senso che, purtroppo, in qualche modo, i rifiuti bisogna smaltirli…

Negli ultimi 20 anni, in Svizzera sono nati anche tanti gruppi che promuovono l’ecologia.

Tra l’altro, proprio in questi giorni, a Lugano è in corso la settimana della sostenibilità. Infatti, voglio mantenere aperta la porta della speranza. Anche se tutto resta complicato. C’è tanta gente che ha sviluppato una coscienza ambientale, ma solo poche di queste persone hanno poteri decisionali. E i tempi stringono.

In che senso?

Negli anni ’90 potevamo permetterci di dire che c’era tempo per rimediare. Ora non più. Basti pensare al clima e ai ghiacciai che si ritirano a vista d’occhio.

Tra poco arrivano le elezioni cantonali. Suggerimenti per la politica?

Da subito il limite di 80 Km orari sulle autostrade. Qualcuno si lamenterà, ma una società più lenta farebbe bene a tutti. Poi, serve maggiore chiarezza e determinazione sulla tassa sul sacco. Non dovrebbero essere ammesse eccezioni.

In pensione dal 2006, ha ora una carriera artistica nel ramo circense. Le manca la sua vita precedente?

No, è un capitolo chiuso. Faccio con Luzia, la mia compagna d’avventura, tanti spettacoli. Questo non significa che non mi interessi più alle tematiche ambientali. Abito in una casa a basso consumo energetico, cerco di usare poco l’auto e faccio la raccolta differenziata. 


Il ritratto

Mario Camani (Locarno, 1942), laurea in fisica al Poli di Zurigo, ha avuto esperienze lavorative negli Stati Uniti e all’istituto di ricerche nucleari nel Canton Argovia. Dal 1979 al 2005 è stato capo della Sezione cantonale per la protezione dell’aria, dell’acqua e del suolo.

Mario Camani: «L'inceneritore di Giubiasco è un male necessario».