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INTERVISTA
MARILù ZANELLA

«Il piacere di aiutare il prossimo»

Il 2019 è l’anno del lavoro di milizia: si cercano volontari in tutto il Paese. È crisi? Il bicchiere va visto mezzo pieno secondo Marilù Zanella, coordinatrice della Conferenza del volontariato sociale della Svizzera italiana, che celebra il giubileo dei 25 anni.

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ALAIN INTRAINA
26 agosto 2019

Marilù Zanella: «C'è chi fa il volontario per sentirsi utile, per aiutare il prossimo, e chi per avere relazioni umane significative».

Qualche mese fa, il 21enne di Sciaffusa Tim Bucher aveva lanciato un appello a tutti i cittadini: «Volontari fatevi avanti». Tim è uno dei 16 vincitori del concorso di idee “Cambia la Svizzera 2019”. Tra le sue proposte, quella di introdurre un servizio civico obbligatorio. Un concetto che negli ultimi anni torna sempre più spesso. Il volontariato in Svizzera è veramente così in crisi? E se sì, come si può invertire la rotta? «Di certo le cifre indicano un calo di entusiasmo – spiega Marilù Zanella, coordinatrice della ­Conferenza del volontariato sociale (Cvs) della Svizzera italiana –. Il fenomeno, però, va analizzato da più punti di vista».

L’Associazione dei Comuni svizzeri ha proclamato il 2019 anno del lavoro di milizia. La situazione è davvero grave?

Lo scopo di questa iniziativa è di stimolare nuovi potenziali volontari. I dati statistici indicano che una persona su cinque è attiva nel volontariato organizzato, mentre circa il 18% della popolazione fa volontariato in modo spontaneo. Fino a una decina d’anni fa almeno una persona su quattro faceva volontariato in un’associazione. Chi lo faceva per conto proprio superava la soglia del 20%.

Perché questa flessione?

Oggi abbiamo vite molto più mobili. Uno cambia più facilmente mestiere, domicilio, e i rapporti familiari sono meno stabili. Notiamo, quindi, una difficoltà da parte della gente nel prendere impegni a lungo termine. Piuttosto, c’è chi preferisce dedicare un weekend o una settimana ad azioni di volontariato. È il concetto di durata a essere radicalmente mutato. Inoltre, la maggiore incertezza economica e sociale fa sì che le persone siano meno predisposte al volontariato.

Non c’entra anche la pigrizia?

Forse in alcuni casi. Per questo facciamo opera di sensibilizzazione. Il volontariato richiede mediamente qualche ora a settimana. Non di più. Ma le nostre agende oggi sono anche dense di molti impegni che una volta non si avevano.

Questo cosa comporta per le associazioni?

La necessità di cercare continuamente nuovi volontari. C’è più ricambio rispetto a una volta. Che impone un impegno organizzativo e formativo notevole per potere garantire servizi di qualità.

Perché una persona decide di fare volontariato?

Le motivazioni sono personali e molteplici. C’è chi lo fa per sentirsi utile, per aiutare il prossimo, chi per avere relazioni umane significative, chi per intraprendere un percorso di realizzazione personale, di crescita.

Un paradosso nell’era del profitto. Chi fa volontariato, in fondo, non produce nulla.

Occorre andare oltre questi stereotipi. La gratificazione non arriva solo da un beneficio economico. Uno mette a disposizione gratuitamente il proprio tempo per una determinata causa. E riceve, in cambio, emozioni, condivisione di valori.

Le nuove generazioni sono sensibili al tema del volontariato?

Direi di sì. Un po’ per acquisire esperienze, un po’ per assimilare nuove conoscenze e mettersi alla prova. A volte un ragazzo, grazie al volontariato, riesce anche a capire quale strada prendere a livello professionale.

Parliamo della Cvs. Di cosa vi occupate?

È un’associazione mantello che raggruppa una cinquantina di associazioni di volontariato. Facciamo promozione, formazione per volontari e responsabili di associazioni, creiamo contatti tra le organizzazioni e orientiamo le persone che cercano un’attività di volontariato. Ci occupiamo principalmente di tematiche sociali, ma ci stiamo aprendo anche ad altri ambiti.

Quest’anno festeggiate i 25 anni. Come è cambiato il volontariato nell’ultimo quarto di secolo?

Oggi ci sono nuovi bisogni. Ad esempio, legati alla migrazione. Ci sono volontari che fanno attività con richiedenti l’asilo, che li aiutano a integrarsi, a imparare la lingua italiana. E poi la popolazione invecchia sempre di più. C’è bisogno di volontari che visitino gli anziani o che collaborino con i professionisti del settore. Il ruolo del volontario è importante. Porta quell’attenzione e quell’ascolto di cui c’è sempre più bisogno.

Se la ricorda la sua prima esperienza di volontariato?

Andavo al liceo. E sentivo il desiderio di fare qualcosa per gli altri. Fu in una casa famiglia, in cui venivano accolti bambini che provenivano da situazioni famigliari difficili. Successivamente passai alle colonie estive con disabili.

Già nel 2013 Avenir Suisse aveva proposto di introdurre una specie di obbligo di volontariato. Un po’ come accade per il militare. Lei sarebbe favorevole?

Mi sembra un po’ contradditorio, dato che il volontariato è basato sull’impegno e sulla scelta libera. Per stimolare l’impegno civico bisognerebbe trovare altre vie, lavorare sulla motivazione e sulla sensibilizzazione.

Secondo alcuni studi sarebbe la digitalizzazione una delle cause del calo di interesse verso il volontariato.

È vero che la gente oggi impiega tanto tempo sul web e sui social media. E quel tempo potrebbe essere impiegato a favore della collettività. Bisogna però vedere anche l’altro lato della medaglia.

E come?

Internet è una risorsa. Pensiamo al nostro portale. Sempre di più viene usato dalle associazioni per avere visibilità. Oppure diventa un punto di riferimento per i potenziali volontari in cerca di una nuova sfida. Prossimamente potenzieremo anche i social. A tal proposito va sottolineato come la digitalizzazione permetta nuove forme di volontariato. Creare e curare un sito internet, o una pagina Facebook per un’associazione, può anche essere un modo di dedicarsi gratuitamente al prossimo.

Cosa pensa del volontariato ambientale o in favore degli animali?

Ogni forma di volontariato che ha un’utilità pubblica è positiva. L’ambiente è un bene comune che contribuisce alla nostra qualità di vita. Per cui il volontariato a favore dell’ambiente va a beneficio di tutti.

Provocazione: qualcuno potrebbe obiettare che, con tutta la gente che ha bisogno, ambiente e animali potrebbero attendere…

Io faccio un ragionamento diverso. Ogni singola persona ha determinate potenzialità e predisposizioni. Se qualcuno si sente più portato al volontariato ambientale, culturale o sportivo, ben venga. L’importante è che ciascuno trovi l’ambito più adatto e abbia voglia di dedicarsi alla collettività con passione. 


Per Marilù Zanella «ogni forma di volontariato che ha un'utilità pubblica è positiva».

Il ritratto 

Marilù Zanella, nata e cresciuta a Lugano, dopo gli studi in scienze economiche e sociali all’Università di Neuchâtel, ha lavorato presso l’Associazione ticinese terza età per una decina d’anni. Dal 2001 è coordinatrice della Conferenza del Volontariato Sociale della Svizzera italiana. È sposata, ama la montagna e il ballo latino americano.