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INTERVISTA
FABIO LEPORI

Allarme alghe: i laghi soffrono

In occasione della Giornata internazionale dell’acqua del 22 marzo, abbiamo incontrato l’idrobiologo Fabio Lepori, ricercatore presso l’Istituto scienze della Terra della Supsi e responsabile del monitoraggio del lago Ceresio.

TESTO
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ALAIN INTRAINA
17 marzo 2019

Fabio Lepori, classe 1970: «Si stima che la produzione di alghe si sia quintuplicata».

L’azione umana e i cambiamenti climatici sono una minaccia reale per le risorse idriche e la biodiversità dei nostri laghi. Dal 1980 il lago Ceresio è monitorato dai ricercatori Supsi − tra cui Fabio Lepori − e le campagne di ripristino stanno avendo un impatto positivo.

Signor Lepori, come è cambiato il lago Ceresio negli ultimi 100 anni?

Dal punto di vista dell’ecosistema è cambiato profondamente. Nel periodo pre-industriale era caratterizzato da acque fresche e trasparenti, poco produttive a livello di alghe (biomassa) e ben ossigenate. Con l’evolvere della società dei consumi e l’aumento delle temperature, oggi siamo per un certo verso all’opposto. Si stima che la produzione di alghe si sia quintuplicata; il tasso di ossigenazione è a livello critico negli strati profondi del lago, mentre lo strato superficiale è sempre più caldo.

A cosa è dovuta la produzione eccessiva di alghe?

Essenzialmente alle alte concentrazioni di sostanze nutrienti presenti in acqua e principalmente al fosforo. Questo porta a una situazione di eutrofia che ha effetti indesiderabili sull’ecosistema lacustre. La produzione di alghe genera biomassa che si deposita e consuma l’ossigeno nelle acque profonde.

Ci sono conseguenze sulle attività umane legate al lago?

L’eutrofia ha un impatto anche estetico, alterando la colorazione e provocando un intorpidimento che può essere maleodorante. Di ciò ne risentono le attività turistiche e ricreative legate al lago.

Quali sono gli effetti sulla fauna?

I mutamenti sono numerosi e hanno coinvolto l’intera comunità biologica del lago, comprendente il fitoplancton, ovvero le comunità di alghe e cianobatteri, lo zooplancton, il benthos e i pesci. Alcuni di questi cambiamenti sono dovuti appunto alle alterazioni dello stato trofico, che hanno portato alla diminuzione o alla scomparsa di specie sensibili e all’aumento di specie favorite dall’eutrofia. Altri cambiamenti sono dovuti alla diffusione volontaria o involontaria di specie alloctone, quali il bivalve Dreissena polymorpha, il gambero americano Orconectes limosus e il cladocero predatore Bythotrephes longimanus.

Tra gli altri mutamenti negativi, c’è la scomparsa dell’alborella. Come mai?

Purtroppo, le cause sono molteplici e difficili da chiarire. Complessivamente, i processi di estinzione e colonizzazione delle specie comportano un costante riassemblaggio delle comunità biologiche, che influenza l’evoluzione dell’ecosistema lacustre, rendendola difficilmente prevedibile.

Negli ultimi decenni la velocità del cambiamento climatico è aumentata…

Sì, i laghi risentono delle accelerazioni graduali e continue del cambiamento. In Svizzera si osserva il fenomeno del riscaldamento globale dalla fine dell’800, con l’avvento della rivoluzione industriale. Sappiamo che l’innalzamento della temperatura si è accelerato, però, a partire dagli anni ’60.

Quello del lago è quantificabile in cifre?

Le misurazioni fatte finora mostrano che dal 1972 ad oggi la temperatura degli strati superficiali in estate è aumentata ad un tasso di 0,6-0,9 gradi centigradi per decennio. Rispetto a 50 anni fa, per esempio, la temperatura media estiva delle acque superficiali del lago è salita di circa 2-5 gradi. Si tratta di un cambiamento molto rapido.

Tra i temi attuali c’è quello delle microplastiche… Come siamo messi?

Si tratta di un fenomeno legato alla società del consumo, esploso nell’ultimo mezzo secolo. L’amministrazione cantonale ha eseguito uno studio l’anno scorso che ha quantificato la loro presenza. Di fatto, però, non ci sono ancora evidenze sul fatto che queste, nelle concentrazioni attuali, possano arrecare danni importanti. Quello che possiamo fare a livello individuale è di non gettare plastiche nella natura, evitare dentifrici e scrub contenenti microperle e, in linea generale, limitare il consumo di plastica.

Quali altre sostanze sono dannose e minacciano le acque lacustri?

Tra le fonti di inquinamento ci sono i microinquinanti, che includono sostanze potenzialmente tossiche come i residui di farmaci. Attualmente la concentrazione di queste sostanze nel lago non è comunque preoccupante. Nel 2017 la qualità dell’acqua del lago di Lugano dal punto di vista tossicologico è stata definita da “buona” a “molto buona”.

Le acque del Ceresio, però, non conoscono confini, che sono al 40% italiane e al 60% svizzere. Come vengono gestite?

Il fatto che non fosse possibile risanare il Ceresio agendo unilateralmente è stato riconosciuto a inizio anni ’70, quando è stata stipulata una convenzione tra Svizzera e Italia volta a proteggere le acque italo-svizzere. A questo fine è stata costituita la Commissione internazionale per la protezione delle acque italo-svizzere (Cipais), che dall’inizio degli anni ’80 coordina il monitoraggio e il progetto di risanamento del lago. Oggi, tutti i bacini transfrontalieri in Svizzera sono gestiti da commissioni internazionali.

Quali sono i risultati di questo monitoraggio costante e del programma di riqualifica del Ceresio?

Grazie alla campagna di risanamento, lo stato delle acque è nettamente migliorato rispetto agli anni ’70-’80. Le misure messe in atto sono state i miglioramenti nel collettamento e nella depurazione delle acque reflue e la proibizione dei detersivi tessili a base di fosfati negli anni ’80. Inoltre, l’attività di monitoraggio ha permesso di documentare il progresso, ma anche di identificare le criticità rimanenti e i problemi emergenti, fornendo una solida base scientifica per la gestione della salute del lago.

Nelle nuove frontiere del monitoraggio, la Supsi è diventata partner di Eco-AlpsWater, un progetto europeo…

Questo progetto è nato per integrare i tradizionali sistemi di monitoraggio sulla qualità delle acque di laghi e fiumi con un approccio innovativo. Le attività sul Ceresio sono coordinate da me e dalla collega Camilla Capelli. Il sequenziamento di nuova generazione del DNA ambientale (eDNA), insieme a potenti sistemi tecnologici, permetteranno un’identificazione rapida e a basso costo degli organismi acquatici a partire da un piccolo campione d’acqua. 


Fabio Lepori: «Oggi, tutti i bacini transfrontalieri in Svizzera sono gestiti da commissioni internazionali».

Il ritratto

Dopo aver conseguito il dottorato di ricerca, l’idrobiologo Fabio Lepori (classe 1970) ha lavorato come ricercatore e professore associato presso varie università, trattando temi sugli ecosistemi acquatici e la loro tutela. Dal 2012 è ricercatore senior presso l’Istituto Scienze della terra della SUPSI, dove svolge ricerca applicata in campo limnologico.

www.alpine-space.eu