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INTERVISTA
RITA ADAM

«Roma, una torta dai mille strati»

L’ambasciatore di Svizzera in Italia, Rita Adam, ci racconta del suo legame con la Penisola, della grande bellezza di Roma, dell’orgoglio per gli architetti ticinesi Fontana, Borromini e Maderno, e delle sorprese gastronomiche.

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GIOLIOLA CHISTÉ
05 agosto 2019

Rita Adam, classe 1969, è ambasciatore di Svizzera in Italia, Malta e San Marino, con sede a Roma, dal novembre 2018.

Sul mestiere di ambasciatore

Dal 19 agosto al 6 settembre 2019, il Dipartimento federale degli affari esteri ha in programma un “giro della Svizzera” del tutto particolare: gli ambasciatori svizzeri visiteranno i loro Cantoni d’origine (in Ticino il 2 settembre) per spiegare il lavoro che svolgono all’estero. Un assaggio della vita da ambasciatore nella video intervista qui sotto. Martin Strub ci parla della sua esperienza a Montevideo, in Uruguay: 

Il carattere spigliato, l’apertura e quella voglia di scoprire una città fin negli angoli più nascosti. Parte nel segno dell’intraprendenza la nuova sfida italiana di Rita Adam, da otto mesi in carica come ambasciatore svizzero in una Roma che da subito si è mostrata “travolgente”. «In tedesco c’è proprio questa parola, überwältigend, che descrive perfettamente l’impatto che Roma ha avuto su di me. È come quando una cosa bella ti investe e avvolge al di là di ogni aspettativa. L’onda d’urto di una realtà che, vissuta dall’interno, si è rivelata molto più forte di quanto potessi immaginare».

Eppure lei conosceva già l’Italia…

Certo, ho viaggiato spesso in Italia, fin dall’infanzia. Quando ero piccola, i miei genitori mi portavano in vacanza al mare, sull’Adriatico, sul Tirreno o in Sardegna, ma anche in Calabria e in Puglia. È però chiaro che viaggiare in un Paese e viverci, lavorarci sono due cose diverse. A diciassette anni, quando al liceo bisognava scegliere una seconda lingua straniera, a differenza della maggior parte dei miei amici che si indirizzavano verso l’inglese, io ho optato per l’italiano. Eravamo in pochi a fare questa scelta, e da un certo punto di vista è stata una fortuna, perché abbiamo potuto imparare la lingua e la cultura in modo approfondito, anche attraverso la lettura di Dante, grazie a un bravissimo insegnante.

Un feeling con Roma che inevitabilmente passa attraverso quel grande scrigno di opere d’arte che la città contiene…

Di una prima gita da liceale, ricordo le tappe classiche di chi visita Roma per la prima volta: il Vaticano, il Colosseo, l’Obelisco Esquilino. Non appena conosci un po’ di più la città e la sua complessità, capisci che Roma è come una torta dai mille strati. Il suo fascino e la sua grande bellezza difficilmente possono essere racchiusi all’interno di una mappa turistica. Da quando mi sono trasferita qui, ad esempio, il sabato mi ritaglio spesso il tempo di un appuntamento con una storica dell’arte per andare a esplorare anche posti meno noti della città.

E tra i tanti percorsi possibili, c’è anche quello segnato dai grandi architetti ticinesi che hanno dato un contributo alla grande bellezza romana…

C’è solo l’imbarazzo della scelta: da Fontana di San Giovanni in Laterano a Borromini del San Carlino o a Maderno del Quirinale. Sapere che durante la presentazione delle mie credenziali al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ero simbolicamente accompagnata anche dal genio creativo ticinese, mi ha riempito di orgoglio. La cerimonia di accreditamento come ambasciatore in un Paese estero è sempre un momento emozionante, che in Italia si svolge con particolare solennità.

Quindi, anche quando si è all’interno di cerimoniali e protocolli ufficiali, ci si può ritagliare momenti di piacere…

Mi trovo a Roma perché mi è stato conferito l’incarico di difendere gli interessi della Svizzera in Italia. Ho il privilegio di assumere questa responsabilità nel contesto unico di questa bellissima città. Quindi certamente ci sono momenti che ti rimangono nel cuore, come appunto l’accreditamento al Quirinale o quando, nella Sala Clementina del Vaticano, ho visto per la prima volta il Papa da vicino, in occasione di un premio conferito a Mario Botta.

Rita Adam: «L?Italia è il nostro terzo partner commerciale e nel nostro Paese vive la terza comunità italiana più grande al mondo».

Com’è lo stato di salute dei rapporti tra Svizzera e Italia oggi?

Le relazioni tra i due Paesi sono estremamente intense e diversificate a tutti i livelli. I dati economici ne dicono già parecchio: basti ricordare che l’Italia è il nostro terzo partner commerciale. In Svizzera vive la terza comunità italiana più grande al mondo, mentre in Italia risiede una folta rappresentanza di cittadini svizzeri. Non vanno inoltre dimenticati gli scambi importanti a livello scientifico e culturale. Tutti questi legami proficui costituiscono un contesto privilegiato, in cui operiamo per trovare soluzioni costruttive laddove si presentano degli ostacoli. La mia priorità è quella di favorire progressi concreti nei dossier in sospeso, come, ad esempio, quello della fiscalità dei frontalieri o di Campione d’Italia.

Come si affrontano queste questioni in ambiti diplomatici?

Il lavoro in diplomazia ha l’obbiettivo di trovare soluzioni sia a livello bilaterale sia multilaterale. Per questo motivo, occorre dar prova di perseveranza. Per mia fortuna, sono una persona naturalmente aperta al dibattito e al confronto. Del resto, fin dagli anni del liceo, ho capito di avere un’attrazione per il mondo della diplomazia: mi è sempre piaciuta l’idea di battersi per trovare soluzioni in modo da facilitare i rapporti fra vari paesi.

Attitudini che le servono anche adesso, visto che la vita da ambasciatore è una vita fatta di viaggi e di incontri?

Certamente, tessere contatti ed esporre il proprio punto di vista in modo convincente è il pane quotidiano del diplomatico; ci vuole dunque una personalità estroversa. La maggior parte di questo lavoro si fa a Roma, centro politico del paese, ma cerco regolarmente di trovare il tempo per uscire dalla capitale. Approfitto sistematicamente di spostamenti nelle varie regioni italiane per incontrare imprese e personalità svizzere in loco oppure per visitare le quattro scuole svizzere che hanno le loro sedi in Italia, coltivando il dialogo e valutando le opportunità di iniziative comuni. E proprio in virtù di queste esperienze dirette nei rapporti italo-svizzeri, mi piace poter sfatare alcuni cliché su come la Svizzera e l’Italia vengono percepite dall’estero.

Per esempio, ce ne dica uno?

Visto che parliamo di viaggi, ci si immagina spesso l’Italia come un Paese un po’ caotico e con treni poco affidabili, ma in questo ambito la mia esperienza personale è differente. Trovo la rete ferroviaria ad alta velocità molto efficiente, al punto che non prendo quasi mai l’aereo. L’Italia è anche un Paese con tecnologie all’avanguardia e industrie molto innovative, non è solo un posto dove si mangia bene, giusto per usare un altro stereotipo.

Lì lo stereotipo regge…

Certo, anche perché la cucina italiana non ti sorprende tanto per le tecniche con cui viene concepita, ma per l’alta qualità dei prodotti e per l’amore con cui viene realizzata. Cibi semplici, come la finocchiona o la ricotta di pecora, sono sempre un piacere da mettere in tavola.


Il ritratto

Rita Adam (Bienne, 1969) parla tedesco, francese, italiano e inglese. Si laurea in giurisprudenza nel 1996 all’Uni Berna. Svolge poi un periodo di formazione presso la missione svizzera dell’Onu a Ginevra e tra il 2005 e il 2008 è a capo degli affari giuridici e della comunicazione all’ambasciata svizzera di Parigi. Nel 2014 diventa ambasciatore in Tunisia, incarico che tiene fino al novembre 2018, quando viene nominata ambasciatore per l’Italia, Malta e San Marino, con sede a Roma.