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INTERVISTA
MANTEGAZZA E LOMBARDI

«Due club rivali, ma aperti»

Alla vigilia della nuova stagione hockeistica (13 settembre), la presidente dell’HC Lugano Vicky Mantegazza e il presidente dell’HC Ambrì-Piotta Filippo Lombardi ci raccontano le loro aspettative e i progetti in corso.

TESTO
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SANDRO MAHLER
02 settembre 2019

Vicky Mantegazza e Filippo Lombardi sono fiduciosi, anche se inseguono obiettivi diversi.

Vicky Mantegazza

Nata a Lugano nel 1965, Vicky (all’anagrafe Vittoria) Mantegazza, dopo gli studi, lavora come amministratrice immobiliare presso la ditta di famiglia. Nell’autunno del 2008 entra nel CdA dell’HC Lugano diventandone vicepresidente l’anno dopo. Già responsabile da dodici anni del Ladies Team, con cui ha conquistato cinque titoli nazionali e numerose soddisfazioni in ambito internazionale, dalla stagione 2011-2012 è la presidente dell’Hockey Club Lugano.

Quali sono i vostri obiettivi per la nuova stagione?

Filippo Lombardi: Per noi è sicuramente la salvezza. Tutto quel che verrà in più sarà bello e apprezzato.

Vicky Mantegazza: Usciamo da una stagione complicata e quest’anno cercheremo quindi di raggiungere i playoff al più presto possibile. Ci vorrà però molta pazienza, e un po’ di tranquillità, per poter ricominciare da capo.

A Lugano ci sono stati infatti diversi cambiamenti: un nuovo allenatore, un nuovo direttore sportivo, anche l’intera struttura societaria è stata rivista. Per l’HCL ripartire da zero sarà un’occasione di lasciarsi alle spalle la stagione passata?

VM: Sicuramente, perché mi fa un po’ male sentire che si parla sempre del- l’anno passato e si è già dimenticato quello di due anni fa. Quest’anno ripartiamo con molte novità. Da un lato è un po’ complicato, perché bisogna abituarsi a un nuovo sistema di gioco, però allo stesso tempo questi cambiamenti danno maggiore energia e permettono di respirare aria nuova. E questo aiuta sempre.

Filippo Lombardi

È dal 2009 presidente del CdA dell’Hockey Club Ambrì-Piotta. Patrizio di Airolo, nato a Bellinzona nel 1956, è cresciuto a Locarno e risiede ora nel Luganese. Ha studiato diritto ed economia politica all’Uni Friburgo. Ha diretto il Giornale del popolo (1987-1996) e ha fondato TeleTicino, di cui è presidente. È pure presidente di Radio3i e vicepresidente del Corriere del Ticino. È Consigliere agli Stati e capogruppo PPD alle Camere federali. Ha presieduto il “Senato” nel 2012-13 e ne presiede ora la Commissione di politica estera.

Ad Ambrì, invece, si riparte nel segno della continuità con Paolo Duca e Luca Cereda. Crede che l’HCAP abbia trovato in questo modo la giusta via?

FL: È una continuità che dev’essere però una crescita costante, non dei risultati, perché non credo che sia facile fare molto meglio di quello che abbiamo fatto la stagione scorsa. La crescita deve continuare a livello di impegno e di coesione del gruppo attorno alla filosofia sportiva di “Duke & Luke”. L’obiettivo è crescere mentalmente come collettivo, come relazione fra la società, i giocatori e il pubblico. Siamo contenti di iniziare questa stagione molto impegnativa. Arrivare vivi alla fine sarà già un buon risultato.

La grande novità in casa biancoblu saranno di sicuro gli impegni, che sono aumentati. Champions League e Coppa Spengler sono due competizioni che vanno ad aggiungersi a una pista in costruzione. Come pensate di affrontare queste nuove sfide?

FL: Sapevamo che per affrontare la nuova stagione era necessario avere ancora più preparazione e in questo senso Luca Cereda ha lavorato molto durante l’estate, per poter contare su una squadra capace di resistere al nuovo numero di partite. Purtroppo, un paio dei nostri uomini migliori sono al momento infortunati. Vedremo, ma l’unico metodo è lavorare sulla preparazione mentale, fisica e tattica.

L?immagine da un derby Ambrì-Lugano della passata stagione.

Il progetto della nuova Valascia, che dovrebbe vedere la luce nell’estate del 2021, dopo qualche difficoltà iniziale è stato avviato. Quanto è importante avere una propria pista per poter competere con le altre realtà svizzere?

FL: L’inizio dei lavori della nuova Valascia per noi è un traguardo molto importante e allo stesso tempo un punto di partenza per una nuova vita. Per questo oggi indosso la maglia speciale che abbiamo fatto per quell’evento. Ci rendiamo però conto che non sarà una passeggiata e dovremo lavorare duro ancora per tre anni. Possiamo contare sull’aiuto di parecchie persone, ma stiamo assumendo un ruolo che va ben al di là di quello che normalmente riveste un club sportivo. Il ruolo della nuova Valascia è un tassello importante di uno sviluppo regionale, una casa non solo per l’hockey ma per molte altre cose.

In futuro ci sarà anche per il Lugano la possibilità di costruire una nuova pista per rispondere alle esigenze dell’hockey moderno?

VM: La nostra pista non è di proprietà del club ma della città di Lugano. Per il momento siamo contenti di quello che abbiamo. La città di Lugano fa tanti sforzi per rendere la pista il più confortevole possibile. Ci auguriamo che sia aperta a discutere con noi eventuali modifiche da fare per rendere la pista più comoda e attrattiva. Chiaramente, per rispondere alle esigenze dell’hockey moderno e anche per riuscire a convincere certi giocatori a venire a giocare a Lugano, è importante avere le infrastrutture giuste, avere delle palestre, avere un centro dove poter recuperare velocemente il fisico. Sono tutte cose che andrebbero migliorate.

Il progetto Ticino Rockets vede collaborare Lugano e Ambrì. Cosa pensate di questa esperienza? Come si potrebbe migliorare?

FL: L’HCAP ritiene che sia stato giusto investire in questo progetto. Da una parte per dare una prospettiva ai giovani, in secondo luogo proprio per creare delle sinergie con gli altri club. Ci fa molto piacere lavorare con il Lugano.Adesso si è aggiunto anche il Davos, mentre il Losanna ha annunciato un principio di interesse. Mettere in rete tre club di lega nazionale per competere con Zurigo e Zugo che hanno la loro propria accademia era essenziale, non solo per l’Ambrì. Abbiamo inoltre avuto la fortuna di far crescere in questo progetto Luca Cereda e alcuni giovani che sono arrivati pronti in un momento estremamente difficile per l’HCAP. Continueremo a credere in questo progetto.

VM: Anche per noi si tratta di un progetto molto interessante e che abbiamo fortemente voluto. Siamo contenti e orgogliosi di far vedere al Ticino che, oltre ad essere due club rivali sul ghiaccio, abbiamo una mentalità aperta, che permette di dare la possibilità ai nostri giovani di crescere. Ciò che cambierei sono i lati negativi, che a lungo andare possono cambiare un po’ quella che è la mentalità di un giocatore; c’è il rischio che abituarsi troppo spesso a perdere possa diventare una cosa normale. Su quest’ultimo aspetto dobbiamo lavorare, per cercare di rendere il Biasca Rockets più vincente. È per questo motivo che quest’anno Lugano e Ambrì hanno deciso di investire su due stranieri per aiutare il processo di crescita della squadra.

Cosa significa per voi il derby?

FL: Dipende dai derby. Quando vanno bene non li vivo troppo male! Sono stato fortunato a vincere la mia prima partita da presidente nel 2009 – ed era un derby ad Ambrì –; e a vincere a Lugano la prima partita del 2017-18, all’inizio dell’avventura con Paolo e Luca. Ma non si può sempre vincere…

VM: Il derby è di sicuro una partita che regala moltissime emozioni. Chiaramente è sempre bello vincerlo, però non viviamo solo per quella gara. Trovo un po’ peccato che ce ne siano almeno sei nella stagione; una volta erano due e si viveva aspettando quelli.

La passione e la grinta dei due presidenti.

Qual è stato il momento più difficile della vostra presidenza? Avete mai pensato di lasciare?

FL: Quando sono entrato a far parte dell’Ambrì era una delle tante volte in cui la società si trovava sull’orlo del baratro. Ho accettato lo stesso la presidenza, ben sapendo che non sarebbe stato facile. Ho capito subito che la vera problematica era quella dello stadio e che senza la nuova pista avremmo comunque chiuso malgrado tutti gli sforzi che potevamo fare sul piano sportivo. Per me era chiaro che dovevo tentare il tutto per tutto fino in fondo. Uno dei momenti peggiori della mia presidenza è stato sicuramente l’assalto degli Hooligan del Losanna alla Valascia a inizio 2018. Ma rinunciare in quel momento avrebbe voluto dire buttare al vento tutta la strada fatta.

VM: Sportivamente parlando sono stata più fortunata di Filippo Lombardi, anche se chiaramente ho vissuto anch’io dei momenti difficili. Ho sofferto molto la separazione da Patrick Fischer, e questo lo sanno tutti. Quella appena finita è stata comunque una stagione molto pesante, che mi sono già lasciata alle spalle. Sicuramente non ha aiutato il famoso striscione esposto, anche se fa parte del gioco; quando ho accettato di diventare presidente sapevo che potevo andare incontro a determinate contestazioni. In quel momento, però, mi sono davvero chiesta perché continuare. Ma alla fine mi sono detta che quello che faccio mi piace e fino a quando avrò la forza e la capacità andrò avanti. Il giorno che mancheranno questi requisiti fondamentali lascerò volentieri il posto a qualcun altro.

Che cosa vi augurate per la nuova stagione alle porte?

VM: Auguro a Filippo Lombardi di passare una stagione non dico entusiasmante come quella dell’anno scorso, anche se farebbe piacere all’hockey ticinese. Gli auguro soprattutto, sapendo tutto quello che fa per il bene della squadra, di passare una stagione tranquilla. So che sarà impegnativa, perché ci siamo passati anche noi quando abbiamo avuto le quattro competizioni da affrontare. Un passo alla volta e credo che alla fine da qualche parte verrete ripagati. Magari, lasciateci un po’ di punti in più nei derby, che l’anno scorso non sono stati il nostro forte.

FL: Mi ha colpito l’accenno di Vicky Mantegazza al momento della separazione da Patrick Fischer, perché ho vissuto anch’io situazioni simili. Quando si lavora con una persona, si crede in lei, si è scommesso su di lei e i risultati non arrivano, si cerca di capire perché. È un momento davvero difficile, soprattutto se si ha l’impressione che non sia colpa sua. Quindi auguro a Vicky, con il nuovo corso, di poter ritrovare il sorriso e la convinzione di aver scelto bene e di ottenere magari una svolta, come l’abbiamo ottenuta noi con Paolo Duca e Luca Cereda. E, naturalmente, auguro al Lugano di fare una bella stagione e di trovarsi al top della “regular season” al momento in cui si faranno gli appaiamenti per i playoff.

VM: Alla fine non ho sbagliato tanto su Patrick Fischer, perché quello che sta facendo con la nazionale lo dimostra.