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I miracoli di Tiziano

È uscito da poco “Accetto miracoli”, il nuovo cd di Tiziano Ferro. Un lavoro all’insegna del cambiamento, personale e musicale. L’anno prossimo un lungo tour per i suoi 40anni, che arriverà in autunno anche in Svizzera.

FOTO
 Giovanni Gastel/mad
02 dicembre 2019

Tiziano Ferro è nato a Latina nel 1980 e ha pubblicato sette album in studio.

Tiziano Ferro torna con Accetto Miracoli (Virgin/Universal), in cui racconta tutto se stesso e la sua nuova vita. E per il 2020 è in arrivo un grande tour: prima gli stadi italiani in estate (il 5-6 giugno al San Siro di Milano) e in autunno i palazzetti d’Europa, con due date svizzere: il 14.11 a Zurigo e l’11.12 a Losanna.

Tiziano Ferro, facciamo il punto della situazione.

Concorso

Vinci “Accetto miracoli”

Cooperazione mette in palio 5 cd “Accetto miracoli” di Tiziano Ferro. Condizioni di ­partecipazione: vedi impressum. Termine d’invio: 9 dicembre 2019 alle 16

Ulteriori informazioni qui: https://www.cooperazione.ch/concorsi-e-passatempi/2019/accetto-miracoli-244565/

Nel maggio 2018 è iniziato un percorso che ha rivoluzionato la mia vita. Non me l’aspettavo, ma nel giro di poco tempo sono andato a vivere in California e mi sono imbarcato in una relazione che mi avrebbe portato al matrimonio. E nell’album si percepisce la svolta.

A proposito, perché questo titolo?

Parte da un testo scritto tempo fa, in cui confessavo di essere fermo a degli ostacoli e di avere bisogno di un intervento dall’alto. E quando la vita s’è palesata con tutte le sue sorprese, m’è sembrato giusto riprenderlo. Oggi ho quasi 40 anni e col tempo ho imparato ad accettare anche le cose che non capisco, a lasciare che la vita faccia il suo corso.

E dal punto di vista musicale?

Anche lì la vita mi ha sorpreso. Quasi per caso mi sono trovato a bere un caffè col produttore americano Timbaland, uno dei miei idoli di sempre. E da lì è nata la collaborazione per il nuovo album. Avevo bisogno di uscire dalla mia “comfort zone” e mi sono rimesso in gioco da zero, come un alunno di fronte al maestro. All’inizio ho avuto paura, sono andato un po’ in crisi. Ma una crisi positiva e molto creativa. Lui è un tipo di poche parole, mi ha spinto a lavorare, mi ha protetto e dato un sacco di spunti utili. Ho capito che con la musica si può ancora giocare.

Di cosa parlano le canzoni?

Stavolta ho scritto molto da solo e ci ho messo le esperienze maturate negli ultimi tempi. È un disco molto positivo. C’è l’amore dei 40 anni, che è diverso da quello che provi a 20. Ci sono tenerezza, voglia di vivere, ma anche separazioni, solitudine e conflitti interni. C’è il ricordo di mia nonna Margherita, una persona chiave della mia vita, che anima In mezzo a questo inverno, il mio prossimo singolo. Ma ci sono anche momenti più scanzonati e catartici come Vai ad amarti o Un uomo pop. Perché io mi sento uno scrittore pop molto guerriero.

Uno dei momenti più divertenti è “Balla per me”, in duetto con Jovanotti.

È stato il mio idolo sin da ragazzino. Avevo il suo poster in cameretta, m’ero comprato il suo diario e l’astuccio per la scuola. E a Carnevale, mentre gli altri si vestivano da cowboy o principessa, io copiavo il suo look. Così gli ho rotto le scatole per coinvolgerlo e lui in 48 ore ha fatto tutto. Lo ringrazio.

In “Il destino di chi visse per amare”, invece, lei dice di aver imparato a non rispondere alle offese.

Coltivo la meditazione, aspetto un minuto prima di rispondere. È un valore aggiunto. Da ragazzino, ma anche recentemente, sono stato oggetto di bullismo e sono convinto che ci voglia una legge contro l’odio. D’accordo l’ironia, ma su sessualità e sentimenti non si scherza.

Lei ora vive negli Usa: come vede l’Europa e la sua Italia?

Rido e piango per la Brexit, io sono per l’accoglienza e l’integrazione. Al di là di tutto, mi sento italiano al 100% e vado sempre a votare. Anche se, come molti, sono confuso. E preoccupato per la mancanza di civiltà nel mio Paese, anche fra chi ricopre ruoli istituzionali.