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INTERVISTA
MUSICA

«Un tempo portavo la chitarra a letto»

Carlos Santana, leggenda della chitarra, è instancabile: l’americano ha appena pubblicato un nuovo album, “Africa Speaks”. Nell’intervista parla delle sue esperienze a Woodstock, che definisce sia magnifiche che spaventose, e dei suoi tre chitarristi preferiti.

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Getty images, Marylene Eytier
22 luglio 2019

Carlos Santana raccomanda alle persone di amarsi di più: «Salta all'indietro e datti un bacio».

Hotel Four Seasons, Londra. Il management lo invita ad attendere un attimo prima di iniziare l’intervista. Così il 71enne statunitense di origine messicana se ne sta seduto lì in jeans, maglietta variopinta, un cappello in testa e improvvisamente si mette a imitare il suono della chitarra intonando una melodia incredibile e selvaggia, un vero intrattenimento. La stessa sensazione elettrizzante pervade tutta l’intervista, caratterizzata spesso dalle risposte a sfondo spirituale del “dio della chitarra”, come lo chiamano alcuni.

Carlos Santana, quando si è innamorato della chitarra?

Oh, grazie di avermelo chiesto. È successo nel 1958 o 1959 a Tijuana, quando sentii il sound della chitarra elettrica di B.B. King, Alfred King, Freddie King o Lonnie Mack – un sound che viene dal cuore e scorre direttamente alle dita.

Tratta la sua chitarra come un essere umano?

No, oggi non più. All’inizio le parlavo, la portavo a letto. Mi esercitavo molto, si trattava di scoprire come volevo o potevo esprimermi attraverso la chitarra. Oggi la considero piuttosto un essere indomabile che si esprime come e quando più le aggrada. Di solito riesco ad azzeccare il timing e a entrare in sintonia con lei.

È lei stesso a suonare o è Dio a esprimersi attraverso le sue dita?

(Ride). Entrambi. Io immagino per esempio di interpretare i pezzi di Marvin Gaye per mezz’ora. Oppure di suonare insieme a Jimi Hendrix, Miles Davis, Michael Jackson, Bob Marley, John Coltrane – tutti coloro che mi mancano. Suonando la loro musica puoi passeggiare e comunicare con loro.

Il leggendario festival di Woodstock festeggia il 50esimo anniversario. Cosa ricorda dell’evento?

Vedo colori, molti spettatori, sento le loro grida e percepisco ancora l’atmosfera elettrizzante e l’energia che mi dava la sensazione di volare e nel contempo mi rendeva nervoso. Si immagini la scena: esibirsi di fronte a 450 000 persone che non la conoscono. È stato pazzesco.

L’organizzazione fu un disastro.

Un disastro delizioso. Dato che non c’era abbastanza cibo per tutti, le persone condividevano ciò che avevano. Pensavamo di poter fermare le guerre e porre fine alla corruzione. Pensavamo di poter cambiare il mondo con la nostra innocenza. Kumbaya: vieni, qui e subito! Era una bella sensazione.

«Il mondo è pronto per affrontare grandi cambiamenti»

 

Si dice che durante la sua esibizione lei fosse sotto effetto dell’LSD.

No, non era LSD. L’LSD è una sostanza prodotta in laboratorio. Il mio amico Jerry Garcia mi aveva dato della mescalina, che cresce in natura.

Deve essere stata un’esperienza traumatica.

È stato magnifico e contemporaneamente spaventoso. Ci sono persone che sono completamente dipendenti da queste sostanze. Per esempio l’attore Gary Grant, che assumeva LSD sotto controllo per motivi terapeutici. Quando la gente è incollata tutto il giorno davanti allo specchio è una tragedia. Questa sostanza può aiutare a non dare un peso eccessivo al proprio ego e, col tempo, a vedere ciò che conta veramente nella vita, ovvero il disegno più ampio e più grande.

Cosa è rimasto dello spirito hippie dell’epoca?

L’audacia di sfidare il sistema. All’epoca volevamo andarcene dal Vietnam. Mettere in discussione le autorità. Non abbiamo perso questi atteggiamenti, anche se forse al momento la gente non li esprime con la stessa determinazione di allora. Secondo me, il mondo è pronto per affrontare grandi cambiamenti.

Il magazine Rolling Stone la classifica al 20esimo posto tra i migliori chitarristi al mondo. È d’accordo con questa graduatoria?

Per me sono il numero uno. James Brown diceva: Jump back and kiss yourself. Salta all’indietro e datti un bacio. È importante che la gente apprezzi ciò che fa – è un modo per essere meno frustrati e fare meno male al prossimo!

Bastano due accordi per capire che a suonare è Carlos Santana.

Secondo lei chi figura nella top 3 – senza Carlos Santana?

Alla chitarra elettrica Jimi Hendrix, John McLaughlin, Buddy Guy. Alla chitarra acustica opto per Django Reinhard. Era fantastico.

Lei afferma che il suo nuovo album “Africa Speaks” arriva dal cielo. Può spiegarmi meglio cosa intende?

Sì, è divino, perché sono così tante le persone che hanno contribuito alla sua realizzazione, a partire da mia moglie Cindy. Questo album è stato creato all’insegna della speranza e del coraggio, ovvero di quei sentimenti di cui abbiamo bisogno oggi. Perché il nostro mondo risente di una grande mancanza di onestà e integrità, mentre dilagano l’oscurità e la stupidità.

Come ci ha rivelato in precedenza, sua moglie Cindy suona la batteria nella sua band. Come si trova a lavorare con lei?

Non è un lavoro, è puro divertimento, pura gioia di vivere. Lei ama ciò che amo anch’io. Ho trovato la donna giusta per me, sia spiritualmente che fisicamente. Essere innamorati è una cosa meravigliosa. Io imparo così tanto dai batteristi, perché ritmo significa amore.

È ancora proprietario di ristoranti?

No, non più. Ci abbiamo rinunciato. Preferisco investire la mia energia nella musica. Al mondo ci sono 40 o 50 gruppi che imitano Santana. Io però faccio parte della band originale, perciò devo essere presente. Con la mia chitarra. È con lei che cucino.


Maestro di latin rock

Un «dio della chitarra»

Carlos Santana è nato in Messico nel 1947. All’età di quattordici anni, si trasferì a San Francisco (USA), dove iniziò molto presto a tenere concerti con la sua band. Il loro stile era rock latino, ovvero un mix di rock, blues e un ritmo latino-americano.
Divenne famoso in tutto il mondo grazie al suo assolo di chitarra al festival di Woodstock nel 1969. Durante l’anno successivo, nel 1970, lasciò definitivamente il segno con il suo album “Abraxas” e le hit “Samba Pa Ti”, “Oye Como Va” e “Black Magic Woman”. Santana è sposato in seconde nozze ed è padre di tre figli.