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INTERVISTA
STEFANO WAGNER

Centro storico: luna park o salotto?

Tra negozi che chiudono e la gente che va ad abitare in periferia, i centri storici delle nostre città stanno perdendo attrattività e vanno ripensati. Con la pedonalizzazione e il ritorno di studenti e del ceto medio? Ne parliamo con Stefano Wagner, urbanista e pianificatore. Tra negozi che chiudono e la gente che va ad abitare in periferia, i centri storici delle nostre città stanno perdendo attrattività e vanno ripensati. Con la pedonalizzazione e il ritorno di studenti e del ceto medio? Ne parliamo con Stefano Wagner, urbanista e pianificatore.

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SANDRO MAHLER
19 agosto 2019

Sul declino dei nostri centri storici, Mario Botta ha dichiarato che è inutile avere una pavimentazione di qualità se il centro è morto… È d’accordo?

Certo, il Maestro ha ragione. È inutile indossare un bell’abito se poi non si sa per quale festa. Non condivido, però, la tesi del declino. Il degrado dei centri storici c’era negli anni Ottanta. Io l’ho vissuto a Zurigo, quando si moriva di droga per strada e i centri storici erano descritti con la sigla “A-Stadt” (Alt, Ausländer, Arm: anziano, straniero, povero). Oggi, invece, sono risanati, in parte pedonalizzati; il salotto buono, insomma.

Eppure, tanti ritengono che i centri storici siano privi di vita, mentre negozi chiudono a vista d’occhio e sempre più persone si trasferiscono in periferia.

La causa è principalmente economica. Si è concluso un ciclo, durato un ventennio, in cui il centro storico − quello di Lugano soprattutto − era una spettacolare vetrina di lusso, con le boutique dei grandi marchi internazionali, le banche che pullulavano e la presenza diffusa di studi legali e di commercialisti. Questo periodo che io chiamo del “centro storico-vetrina” è ormai finito.

Oggi, come lo definisce il centro?

È difficile. C’è il “luna park” festaiolo del fine settimana e la facciata tipo Disneyland per turisti. Insomma, quegli eventi di massa legati al tempo libero, con amenità tipo pista di ghiaccio, mercatino di Natale, street food e la scongiurata gara di Formula E…

Quindi, no al centro storico-luna park…

Io sicuramente queste cose non le farei nel “salotto buono” e, tra l’altro, non vedo un grande indotto economico né un ritorno di immagine. Anzi, sento che molta gente è irritata dal fatto che d’estate ci sia un continuo montare e smontare di palchi, stand e altre strutture da divertimentificio. E vogliamo anche i turisti scaricati dai bus in città per alcune ore, che continuano al Fox Town, vera meta della visita?

In un recente studio sullo stato del centro storico di Lugano, realizzato dagli urbanisti e pianificatori di EspaceSuisse, su incarico del Municipio, si “auspica” la pedonalizzazione del lungolago. Qual è la sua opinione?

È una proposta irrealizzabile e una soluzione solo apparente. Dove spostiamo il traffico? Facciamo un tunnel nel lago? Capisco che uno studio debba fornire delle raccomandazioni, ma qui c’è un errore di metodo. È come prendere un farmaco senza capire prima qual è la malattia da curare, tanto male non fa. Ora, la chiusura estiva alle automobili sul lungolago da venerdì a lunedì mattina è un’ottima misura, che non crea problemi. In settimana, però, non è possibile. Quale sarebbe lo scopo della pe- donalizzazione? Fare il solito luna park? E d’inverno, la tristezza del grande vuoto?

EspaceSuisse raccomanda al Municipio di Lugano anche di rinunciare al trasferimento di uffici pubblici nel Nuovo Quartiere Cornaredo, che ospiterebbe 2.000 persone e svuoterebbe il centro.

Diversi uffici pubblici in città generano un traffico inutile di clientela. Chi, ad esempio, va in città dalla Val Colla per sbrigare una pratica non sceglie l’autobus. Prendere la bicicletta? È una discussione demagogica, che trova, invece, nel Nuovo Quartiere Cornaredo una soluzione ideale in termini funzionali. Secondo me ci sono uffici che non devono essere ubicati nel centro storico. Pensiamo al Pretorio: ha senso portare un detenuto dalla Stampa in centro per essere processato? Bisogna lasciare solo gli uffici che hanno una funzione di sportello o per attività tipo avvocati e commercialisti.

EspaceSuisse segnala la presenza abitativa molto bassa nel centro di Lugano (33 abitanti per ettaro, contro 60 di Bellinzona e 100 di Locarno) e propone di incentivarla con l’arrivo del ceto medio, che potrebbe portare benefici alle attività commerciali.

È un’idea astratta. Cosa dovrebbe fare l’ente pubblico, requisire gli immobili? E come definire i redditi da ceto medio? In realtà, non si può stimolare la presenza abitativa se si continua con il modello luna park, con bar-discoteche sotto casa, mercatini e eventi festaioli. Oggi, ad accezione di single e studenti, nessuno vuole vivere in questi centri storici. Siamo sicuri che per rivitalizzarlo bisogna stimolare la presenza abitativa, combinata poi con la chimera della pedonalizzazione?

Che cosa fare, allora?

Riqualificare la sua funzione di “salotto buono”, non compatibile con i continui eventi di massa. Una volta gli abitanti del Luganese e del resto del Ticino, nonché i graditi ospiti italiani, andavano regolarmente in città a cena o per gli incontri conviviali, per lo “struscio” insomma, con i suoi evidenti effetti postivi. Oggi non c’è più questo rituale. Il centro storico è alle prese con il problema di “pianterreno”.

In che senso?

Dobbiamo interrogarci su cosa fare degli spazi liberati da negozi e banche, che hanno affitti che nessuno può pagare. Il problema del “pianterreno” tocca le città non solo nostrane e non sappiamo ancora come risolverlo. Da noi la questione tocca Lugano e Locarno, cresciute in una bolla economico-turistica che adesso si sgonfia. Invece, Mendrisio e Bellinzona hanno ancora un centro vero, accogliente e popolato. I politici devono evitare di farsi prendere dal panico e proporre palliativi, che alimentano contrapposizioni ideologiche: tipo sì o no alla pedonalizzazione, sì o no al ritorno di studenti e redditi medio-bassi in centro.

Nel maggio scorso, il Ps e i Verdi del Locarnese hanno chiesto in una petizione con 1.000 firme di liberare la Città Vecchia dal traffico motorizzato. Si sono opposti i commercianti con una contro-petizione che ha raccolto oltre 1.800 firme… La pedonalizzazione è una misura efficace?

No. Va bene a Lugano per piazza Rifor- ma, via Nassa e il lungolago d’estate a fine settimana, ma Piazza Grande a Locarno ha una dimensione, un uso che non è da pedone. La gente in genere si tira di lato, sotto i portici, e il “buco” in mezzo è riempito con il festival del cinema, concer- ti e altri eventi di massa. Non è giusto tornare ai posteggi a cielo aperto, ma va permesso una sosta breve in settimana e d’inverno per quelle attività che non vivono solo di trasporto pubblico e bicicletta. Magari con il progetto di riqualifica avviato dal Municipio, qualche pro- gettista saprà fornire soluzioni adeguate.

Anche il centro storico di Bellinzona sta subendo da anni una lenta erosione dei suoi residenti e la chiusura di negozi. Lo conferma una analisi di EspaceSuisse presentata nell’aprile scorso, in cui sono con- tenute alcune puntuali “raccomandazioni” al Municipio…

In realtà, il centro di Bellinzona ha mantenuto la forma salotto, con una piazza Collegiata bellissima, vitale, e un mercato da “chilometro zero”. A me piace tanto e sembra funzionare, magari anche per una politica attiva contro i rumori molesti, da luna park appunto. È vero che questa scelta scontenta quanti vorrebbero divertirsi fino a notte fonda o quanti hanno velleità politiche per una “Grande Bellinzona”. Secondo me è meglio coltivare questo modello sobrio ed efficace di “centro-salotto buono”. 


Il ritratto

Stefano Wagner

Classe 1964, laurea in ingegneria al Politecnico di Zurigo, Stefano Wagner è titolare di uno studio luganese di pianificazione territoriale, urbanistica e ambientale. È docente a contratto per il laboratorio Urban Plan Studio al Politecnico di Milano. Tra i suoi numerosi progetti, conclusi e in corso a cui ha partecipato, segnaliamo: attuazione del masterplan Valle di Blenio (2013), masterplan infrastrutture ferroviarie merci e della logistioca del Veronese (2011), project manager per lo sviluppo del Nuovo Quartiere Cornaredo (2002), studio prospettico sul “Rilancio del sistema portuale ligure” (1995).