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INTERVISTA
claudio städler

«La neurologia sfida l'inspiegabile»

Dieci anni fa, l’Ente ospedaliero cantonale precorreva i tempi e creava il Neurocentro, l’istituto di neuroscienze cliniche della Svizzera italiana. Con il neurologo Claudio Städler ripercorriamo la storia e le sfide future legate alle varie patologie, come ictus, Parkinson, Alzheimer.

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ALAIN INTRAINA
14 ottobre 2019

Il neurologo Claudio Städler si occupa di pazienti con ictus (stroke) e disturbi del movimento (Parkinson).

Dal 2012 è primario di neurologia al Neurocentro della Svizzera Italiana. Come mai questa specializzazione?

Ho “scoperto” la neurologia nell’ambito della mia formazione in medicina interna. Mi è subito piaciuto l’approccio al paziente, che ancora oggi − pur con i progressi tecnologici − rimane inizialmente molto clinico. Si scava nella storia del paziente per scoprire gli indizi di quella che potrebbe essere la malattia e formulare un’ipotesi che indirizza ulteriori indagini per arrivare a una diagnosi.

Il neurologo come un detective…

Questa è la parte più bella e interessante del mio lavoro. L’approfondimento della storia del paziente è essenziale, perché molte patologie neurologiche coinvolgono tutto l’organismo e per affrontarle si deve conoscere bene il paziente.

La neurologia cura anche il cervello: quanto l’ha affascinata questo organo?

Per un neurologo il cervello e il sistema nervoso sono la cosa più interessante, perché sono ancora un grande mistero. Trent’anni fa, quando ho iniziato a lavorare, le neuroscienze moderne muovevano i primi passi. Ora si parla di un loro grande sviluppo, ma siamo ancora all’inizio dell’evoluzione.

Un’evoluzione per svelare almeno una parte di mistero?

Certamente! Noi neurologi siamo confrontati con l’inspiegabile, non capiamo bene alcune malattie, perché un’enorme parte del sistema nervoso ci è ancora oscura, in particolare proprio del cervello, un organo estremamente complicato. Con un sistema complesso, anche le patologie lo sono. Come, ad esempio, quelle neurodegenerative: Parkinson, Alzheimer e altre forme di demenza.

Che ruolo ha la tecnologia nel processo di comprensione?

Ci aiuta e ci aiuterà sempre di più; oggi si discute delle opportunità offerte dall’intelligenza artificiale per capire i meccanismi complessi delle malattie neurogenerative e i sintomi dei pazienti. Non bisogna però avere l’illusione che con la sola tecnologia si arrivi alla diagnosi. Al di fuori di un contesto clinico ben ragionato, si rischia di eseguire molti esami e poi di non sapere come interpretarli.

Il Neurocentro compie dieci anni; all’epoca era una struttura pionieristica in Svizzera: come è nato?

Quando il prof. Claudio Bassetti è venuto in Ticino con l’idea di creare il Neurocentro, voleva una struttura dove tutte le figure coinvolte nella cura di un paziente con una malattia neurologica fossero raggruppate. Il Neurocentro era lo sviluppo naturale del fermento di quegli anni attorno alle neuroscienze e della richiesta del mondo medico-scientifico di dare loro attenzione e visibilità.

Un’attenzione che mancava?

Chi si occupava di neurologia e di neuroscienze ha fatto una certa fatica a far capire la loro importanza. Al momento dell’istituzione del reparto di neurologia dell’Ospedale Civico, poi diventato quel- lo dell’Ente ospedaliero cantonale, si era discusso molto se la neurologia dovesse uscire o meno dalla medicina interna. Alla fine si decise per la separazione. E la scelta si rivelò lungimirante.

Perché?

Il reparto di neurologia e neurochirurgia indipendente fu la base, molti anni dopo, per la nascita del Neurocentro. Vincente fu la scelta di avere un’unica unità di neurologia per tutto il cantone, fondamentale per le malattie neurologiche in una realtà piccola come il Ticino.

Cosa offre il Neurocentro alla Svizzera italiana?

Il Neurocentro raggruppa la neurologia; la neurochirurgia, con chirurghi specializzati nelle patologie del sistema nervoso, sia quelle del cervello sia della colonna vertebrale; la neuroradiologia, con radiologi esperti in interventi neuroradiologici e nel “neuroimaging”, l’interpretazione di immagini come risonanze magnetiche e tac cerebrali. Infine, c’è il centro del dolore. E da poco anche l’oftalmologia.

Cosa ricade sotto la neurologia?

Lo stroke center, il centro sclerosi multipla, il centro dei movimenti anomali, quello di epilessia e il “centro sonno”. Poi ci sono altre sottospecialità, per esempio per la cura delle demenze, delle malattie dei nervi e dei muscoli. Lo stroke center rappresenta bene la vocazione multidisciplinare dell’intera struttura nella cura un paziente.

Conducete progetti di ricerca?

Ogni settore del Neurocentro ha alcune persone che si dedicano alla ricerca, che può essere clinica, applicata, per esempio legata a nuovi farmaci. Di solito si dice che non si può fare una buona clinica senza fare ricerca. Io sono un clinico e mi piace dire il contrario. L’obiettivo è far evolvere insieme, in modo positivo, attività clinica e ricerca, senza guardare troppo agli aspetti quantitativi, ma a quelli qualitativi.

In che senso?

Definendo delle linee di ricerca mirate. Per i prossimi anni abbiamo scelto strategicamente di occuparci solo di alcune patologie: le malattie cerebrovascolari, la sclerosi multipla, le malattie del sonno, le malattie neuromuscolari in collaborazione con Myosuisse, le malattie neurodegenerative come Parkinson, Alzheimer e demenze. In quest’ultimo ambito stiamo potenziando, insieme ai geriatri, una clinica multidisciplinare della memoria.

Per le malattie neurodegenerative, a che punto siamo con la ricerca?

Vent’anni fa si pensava che sarebbero bastati degli esami genetici per avere la diagnosi di tutta una serie di patologie. L’idea era che alcuni geni causassero talune patologie. Purtroppo la maggior parte delle malattie non sono monogenetiche, non hanno una sola causa ereditaria chiara, ma hanno anche componenti che non sono genetiche.

Dunque, è tutto più complicato.

Sì, sono diversi i fattori che concorrono allo sviluppo delle patologie neurologiche, e solo unendo le varie componenti si riuscirà a compiere passi avanti. Un punto critico per varie malattie, in particolare quelle degenerative, è che la diagnosi arriva quando la malattia è già in uno stadio avanzato, proprio perché il cervello ha dei meccanismi fisiologici di correzione che fino a un certo punto contrastano il processo degenerativo.

Quali sono le sfide del Neurocentro per i prossimi dieci anni?

Al di là delle fondamentali sfide conoscitive delle malattie neurologiche, un tema importante sarà bilanciare l’iper specializzazione e il mantenimento di competenze generali. Dobbiamo avere abbastanza preparazione iper specialistica per certe patologie, e saper preservare il quadro globale del paziente. È una riflessione avviata anche in grosse università americane, dove ci si è resi conto che essere troppo specializzati nel contesto delle malattie neurologiche, dove il cervello è una macchina complessa con molte alterazioni, rischia di far deviare dalla visione giusta della patologia. 


Il ritratto

Claudio Städler: «la nuova sfida del Neurocentro è bilanciare l?iper specializzazione con il mantenimento di competenze generali».

Dal 2012 il neurologo Claudio Städler è primario di neurologia presso il Neurocentro della Svizzera Italiana, dove si occupa in particolare di pazienti con ictus (stroke) e con disturbi del movimento (Parkinson). Per festeggiare i dieci anni del Neurocentro il prossimo 7 novembre all’USI a Lugano si terra il simposio “Le sfide delle neuroscienze nella società”.