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INTERVISTA
SéBASTIEN BUEMI

Formula E, sulle strade della capitale

Sabato 22 giugno Berna ospita una tappa del campionato delle monoposto elettriche. Tra gli attesi protagonisti anche Sébastien Buemi, pilota vodese della Nissan E.dams. È lui a raccontarci l’incredibile successo internazionale di questa competizione.

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NISSAN / MAD
17 giugno 2019

Sébastien Buemi: «L'importante è che ci sia una tappa in Svizzera. Se è a Zurigo, Lugano o a Berna poco importa».

Sabato prossimo 22 giugno la Formula E sbarca per il secondo anno di fila in Svizzera. Non a Zurigo ma a Berna. Da quando cinque anni fa la Federazione internazionale dell’automobile ha lanciato questa competizione per i veicoli con motore elettrico, l’interesse per la Formula E è esploso. A spiegarci le ragioni è il vodese Sébastien Buemi, classe 1988, già campione nella stagione 2015/ 2016.

Perché il successo della Formula E?

Prima di tutto per i prezzi dei biglietti, che non sono troppo alti, ma popolari. Inoltre, le auto non emettono rumori forti e si può andare a vedere la gara tranquillamente anche con i bambini o i nonni. Poi c’è che i nostri circuiti sono su strade cittadine e dunque il pubblico non deve fare lunghe trasferte per seguire dal vivo una tappa.

All’inizio la competizione era stata voluta anche per sensibilizzare la gente sulle energie alternative nella vita quotidiana. Obiettivo riuscito?

Penso di sì. Anche se per ora si è ancora titubanti sull’acquisto di una macchina elettrica. Ci si preoccupa della scarsa autonomia e delle poche stazioni di rifornimento sul territorio. La tecnologia, tuttavia, sta facendo passi da gigante. E io li sto vivendo sulla mia pelle.

Già. Ad esempio, da questa stagione non vi dovete più fermare ai box, durante la gara, per il cambio di batteria…

E questo fa capire come il settore abbia vissuto un’evoluzione enorme. Adesso abbiamo la batteria doppia e possiamo correre per tutti i 45 minuti, più un giro, di gara senza doverci fermare. Il peso della vettura è simile a quello del sistema precedente, 900 Kg circa, compreso il pilota. Però possiamo contare sul 25% di potenza in più.

Se la ricorda la prima volta su una monoposto elettrico?

Sì, era il 2014, avevo un passato motoristico in varie categorie, tra cui la Formula 1 con la Toro Rosso (Red Bull). Un amico, collaboratore della scuderia E.dams, a cui sono legato ancora oggi con la Nissan, mi propose di provare. Io non sapevo cosa aspettarmi. Però ero curioso. E non resistetti alla tentazione.

Quali sensazioni le dà guidare una monoposto elettrica?

Il motore elettrico è più facile da utilizzare. Quello che chiedi, te lo dà. E te ne rendi conto subito. Adesso non abbiamo neanche più le marce. Il motore convenzionale è decisamente più complesso.

Sébastien Buemi: «Organizzare una tappa di Formula E significa assumersi un rischio che varia tra i 15 e i 20 milioni di franchi».

Lei, parallelamente alla Formula E, continua a gareggiare anche con le auto tradizionali, ad esempio nel campionato Endurance.

A me piace guidare qualsiasi auto. Nel 2014 sono stato campione del mondo Endurance. Nel 2018 ho vinto la 24 ore di Le Mans. E continuo a essere il pilota di riserva in Formula 1 per la Toro Rosso.

Quindi non la possiamo proprio definire un paladino dell’ecologia…

Non sono indifferente alle tematiche ambientali. A casa ho anche una macchina elettrica per l’uso quotidiano. Faccio la raccolta differenziata. E se me ne dimentico, me lo ricorda mia moglie Jennifer.

Si dice che lei ha un “carattere particolare”…

Sì, sono impulsivo, mi incavolo facilmente. Per un pilota può essere un’arma vincente, aiuta a spingere di più. Nella vita di tutti i giorni, invece, devo moderarmi. Sono sempre stato così, ma sto cercando di migliorare.

Nel 2015/2016 è stato campione del mondo di Formula E. Che emozioni ricorda?

L’anno prima avevo perso il campionato per un punto. In quella stagione, invece, l’ho vinto proprio per un punto. Avevo tanta pressione addosso.

Al momento il francese Jean Eric Vergne sembra lanciato verso il secondo titolo consecutivo. Qualcuno lo fermerà?

Io ho avuto tanti problemi tecnici durante quest’anno. Comunque resta tutto aperto, ci sono ancora tanti punti in palio, si chiude a New York a metà luglio. Teoricamente potrei rientrare in corsa per il primato pure io, anche se servirebbe una vera impresa.

Lei, in ogni caso, resta il pilota di Formula E che ha vinto più tappe in assoluto. Si sente un po’ una star?

No, la gente mi guarda con rispetto, questo sì. L’ho notato, ad esempio, a Berlino, dove ho fatto un’ottima prestazione. Io, però, resto sempre concentrato sulla gara che verrà.

Nel 2018 la Formula E è arrivata a Zurigo. In Svizzera non si correva su un circuito da 64 anni. Che valore ha avuto per lei questo evento?

Con tutti gli sponsor svizzeri che abbiamo in Formula E, direi che era un atto dovuto ospitare una tappa anche nel nostro Paese. In più, con circa 100.000 spettatori, possiamo dire che si è trattato di un vero exploit.

Tredici tappe in totale, in città famose. E pensare che la Formula E poteva arrivare anche a Lugano…

Non sarebbe stato male.

Tra litigi e timori, però, non se n’è fatto niente. Il Ticino ha perso un’occasione?

Difficile giudicare. Organizzare una tappa di Formula E significa assumersi un rischio che varia tra i 15 e i 20 milioni di franchi. Capisco che possano esserci state delle resistenze. Non è facile trovare sponsor. E per una cosa del genere non si può neanche pretendere di usare soldi pubblici. La candidatura di Zurigo aveva un senso preciso, perché molti sponsor hanno la sede principale lì.

Zurigo quest’anno ha rinunciato al bis, perché c’erano troppi eventi in concomitanza.

Per me l’importante è che ci sia una tappa in Svizzera. Se è a Zurigo, Lugano o a Berna poco importa.

Felipe Massa, ex di lusso della Formula 1, da questa stagione corre in Formula E. Che effetto le fa?

Lo conosco da tempo. Ho gareggiato in Formula 1 con lui dal 2009 al 2011. Il suo arrivo è positivo. Ha tanti fan. E quindi porta altri interessati alla Formula E.

La Formula E sostituirà mai la Formula 1?

Per ora non credo. La Formula 1 è qualcosa di mitico, di storico. Anche se tra 50 anni anche la Formula E avrà una storia. Tutto, a quel punto, sarà possibile. Per adesso c’è spazio per entrambe.

Cosa fa Sébastien Buemi quando non pensa alle auto?

Sto con la mia famiglia, ad Aigle. Mia moglie è una donna che mi capisce alla perfezione. Abbiamo due figli piccoli, di uno e tre anni. Credetemi, il lavoro anche a casa non mi manca. 


Il ritratto

Sébastien Olivier Buemi è nato nel 1988 ad Aigle (Vaud), dove vive. Ha gareggiato in Formula 1 tra il 2009 e il 2011 per la Red Bull. Nel 2014 è stato campione del mondo Endurance con la Toyota Motorsport. Nel suo palmares spicca anche la vittoria alla 24 Ore di Le Mans nel 2018. Nella stagione 2015/ 2016, il trionfo storico nel campionato di Formula E (E.dams Renault, oggi Nissan).

www.buemi.ch