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INTERVISTA
MARIAN HERTRICH

Geotermia in valle Bedretto

A colloquio con Marian Hertrich, responsabile del laboratorio del Politecnico di Zurigo per le ricerche sull’energia geotermica nella galleria dismessa del Furka. Il timore di terremoti e i possibili vantaggi per il Paese e la valle.

TESTO
FOTO
MASSIMO PEDRAZZINI
25 febbraio 2019

Il geofisico Marian Hertrich nella galleria ferroviaria Furka, messa fuori servizio nel 1992.

La cosiddetta “Finestra di Bedretto”, il piccolo tunnel di servizio lungo 5,2 chilometri scavato negli anni ‘70 per la realizzazione della galleria ferroviaria del Furka e messo fuori servizio nel 1982, ha trovato la sua destinazione per i prossimi anni. Il Politecnico di Zurigo sta installando un laboratorio sotterraneo per ricerche geotermiche.

Signor Hertrich, in che cosa consistono queste ricerche?

Nei prossimi anni qui si svolgeranno esperimenti fondamentali per comprendere meglio i processi geotermici, cercheremo di rispondere alla domanda: come possiamo rendere la roccia permeabile per estrarre calore a lungo termine e renderla utilizzabile? I pozzi che scaveremo nella roccia sono paragonabili a sottili fori di spillo. Il laboratorio sarà costruito al centro della galleria di Bedretto, a 2,2 chilometri dal portale di Ronco.

Parliamo quindi dell’uso commerciale dell’energia geotermica?

Sì. Il sottosuolo immagazzina enormi quantità di calore che vorremmo utilizzare. Stiamo parlando di acqua a oltre 100 gradi, di vapore acqueo che potreb- be muovere turbine per generare ener- gia elettrica. La strategia energetica 2050 della Confederazione prevede che una parte dell’energia futura venga generata dall’energia geotermica. Ma nel sottosuolo profondo i processi sono molto complessi.

«L’energia termica ha un potenziale quasi inesauribile»

Marian Hertrich

Che potenziale potrebbe avere l’energia geotermica?

Se si considerano le diverse forme di energia rinnovabile, l’energia geotermica è estremamente affascinante. È invisibile, ha un potenziale quasi inesauribile. Personalmente trovo una sfida entusiasmante trovare il modo di rendere tecnicamente possibile il suo utilizzo. Sono un po’ orgoglioso di far parte di questo progetto, anche se va detto che vi sono ancora molti ostacoli da superare.

La ricerca nel tunnel di Bedretto è legata ad un uso diretto dell’energia geotermica?

No, la roccia qui non ha calore utilizzabile. La temperatura nel tunnel è di circa 17 gradi, sufficiente per una pompa di calore geotermica che riscaldi una casa indipendente. Ma non è questo il nostro obiettivo. Vogliamo semplicemente capire meglio i processi su media scala.

Perché è stato scelto questo tunnel?

Il Politecnico di Zurigo ha utilizzato questo tunnel già molti anni fa per i suoi primi esperimenti. Poi è stato lanciato il Centro svizzero di competenza per la ricerca energetica (SCCER). In una prima fase i test sono stati effettuati su scala ridotta in un laboratorio in roccia, già esistente sul Grimsel. Nel tunnel di Bedretto è ora possibile effettuare esperimenti su scala più ampia e in condizioni più realistiche grazie alla grande copertura di roccia sopra il tunnel che va da 1.000 a 1.500 metri. Situazione che simula meglio le condizioni di pressione nel sottosuolo. Inoltre, non ci so- noinfrastrutture nelle vicinanze. In parole povere: il posto è splendidamente isolato.

Esperimenti analoghi sono già stati effettuati sul Mont Terri nel Giura e, come già detto, nel Grimsel. Qual è il vantaggio del tunnel di Bedretto?

Proprio la copertura alta. E poi c’è solo un piccolo accesso, il che significa che le montagne non sono disturbate.

A che punto si trova il progetto?

Al momento è in costruzione l’infrastruttura di base: una strada di accesso in calcestruzzo, elettricità e ventilazione, internet, insomma si stanno realizzando le infrastrutture necessarie per garantire sicure condizioni di lavoro.

A Basilea e San Gallo i progetti geotermici sono stati abbandonati perché hanno provocato violente scosse. Quanto è elevato il rischio di terremoti anche in Valle Bedretto?

Il rischio che si possano percepire dei terremoti o che vi siano terremoti addirittura dannosi è estremamente basso e per due ragioni principali. In primo luogo il rischio dipende dalla profondità dei fori e noi non andiamo così in profondità. Il secondo elemento è che stimoliamo solo un piccolo volume. Nelle condizioni sperimentali il rischio di produrre scosse telluriche percettibili è molto basso. Abbiamo indagato molto intensamente su questo punto.

Però, dopo gli esperimenti di Basilea e San Gallo la popolazione è insicura e scettica.

Questo è un punto molto importante. Stiamo lavorando ad una migliore comprensione della sismicità indotta e di come può essere controllata. Ciò è fon- damentale per lo sviluppo dell’energia geotermica in Svizzera e altrove. In questo processo, le fessure esistenti vengono utilizzate o vengono create fessure artificialmente, in modo che l’acqua possa fluire attraverso di esse. Nel nostro laboratorio di ricerca effettuiamo esperimenti e procedure controllati prima che vengano utilizzati nell’industria. L’obiettivo è di creare conoscenze di base che aiutino le autorità, gli operatori e la popolazione a prendere decisioni future nel campo dell’energia geotermica.

Nel tunnel abbiamo visto strumenti che registrano scosse di terra.

Sì, sono sismografi predisposti per registrare in modo affidabile anche le più piccole vibrazioni. Registrano tutto, anche i tremori della terra che non sono collegati ai nostri esperimenti.

Chi è coinvolto in questo progetto?

Partecipano diversi partner nazionali e internazionali della ricerca, delle autorità e dell’industria. Noi del Politecnico di Zurigo abbiamo la leadership in questo laboratorio.

Nel tunnel abbiamo visto piccoli pozzi profondi 30 metri. I pozzi principali saranno orizzontali. Come si spiega questo?

I pozzi di indagine sono orizzontali o leggermente inclinati, perché questo corrisponde all’applicazione successiva. L’obiettivo è di penetrare il maggior numero possibile di fessure in verticale. I fori praticati non hanno una componente idraulica, ma solo tecnica.

Suona un po’ come il “fracking”, la geotecnica per estrarre il petrolio, che è controversa…

Ci sono preoccupazioni ecologiche sul “fracking”, perché nel liquido di perforazione vengono utilizzati additivi chimici. Ma da noi non esiste, perché lavoriamo solo con l’acqua.

È pensabile che questo tunnel possa essere utilizzato per lo stoccaggio di scorie nucleari?

No, è da escludere.

Quanto tempo richiederà la vostra ricerca?

Abbiamo in programma di utilizzare questo tunnel per circa otto anni. In caso di successo, si potrebbe prevedere una proroga. Dovremmo discuterne con la Matterhorn-Gotthard-Bahn, da cui abbiamo affittato il tunnel.

L’estate scorsa la popolazione è stata informata sul progetto. Avete l’impressione che sia stato accolto favorevolmente?

Abbiamo ricevuto un ottimo feedback. Questo progetto porta un po’ di slancio nella valle. Un certo numero di persone lavora qui in modo permanente. Giornalisti si interessano al progetto. Anche i ristoranti e gli hotel della zona beneficiano di questa attività. La cooperazione con il Comune è molto buona.

Per la popolazione, quando sarà possibile conoscere, farsi un’idea di questo laboratorio sotterraneo?

Abbiamo previsto per il 18 maggio prossimo un evento di apertura per il grande pubblico. In tale occasione sarà anche possibile attraversare il tunnel in piccoli gruppi. I dettagli dell’evento li comunicheremo nelle prossime settimane.


Il ritratto

Marian Hertrich: «Nella valle il progetto ha vuto un ottimo feedback».

Marian Hertrich (classe 1973) è un geofisico tedesco arrivato in Svizzera nel 2006. Ha lavorato nel campo della fisica applicata e con la Cooperativa nazionale per lo smaltimento delle scorie radioattive (Nagra). Dall’aprile 2018 è impiegato presso il Politecnico di Zurigo come direttore scientifico del Laboratorio Bedretto, il “Bedretto Underground Laboratory for Geo-energies” (BULG).

www.sccer-soe.ch