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INTERVISTA
ELISA E DANIEL

Giovani in piazza per il clima

Il 24 maggio, in tutto il mondo si terrà una nuova manifestazione sul clima, “Fridays For Future”. Abbiamo incontrato due studenti ticinesi, Elisa Buehler (25 anni) e Daniel Berta (17 anni) per conoscere il loro impegno e le loro idee sul tema ambientale.

TESTO
FOTO
SANDRO MAHLER
13 maggio 2019

Elisa Buehler (25 anni), di Biasca, studia all'Uni di Friborgo, e Daniel Berta (17 anni), del Liceo 2 a Savosa e membro del Coordinamento cantonale "Sciopero per il clima".

Sono studenti e combattono per il proprio futuro, invitando gli adulti ad unirsi. Il 15 marzo a Bellinzona i manifestanti erano più di 4.000. Il prossimo evento “Fridays For Future” si terrà venerdì 24 maggio nelle piazze di tutto il mondo. Elisa Buehler, 25enne, di Biasca, che studia all’Uni di Friborgo, e Daniel Barta, 17enne, del Liceo 2 a Savosa e membro del Coordinamento cantonale “Sciopero per il clima”, ci parlano di un movimento pieno di vita e speranza.

Come sta oggi il mondo?

Daniel: Il surriscaldamento globale è uno tra i più gravi problemi dell’umanità, come le grandi guerre e la fame nel mondo. La nostra “casa va in fiamme” e per ora siamo di un grado sopra il normale. È come se il mondo avesse 38 di febbre e se un bambino ha 38 di febbre lo curiamo, non lo lasciamo peggiorare a vista d’occhio senza agire.

Elisa: Negli ultimi decenni la situazione non ha fatto che peggiorare. Lo sfruttamento delle risorse, l’inquinamento dell’ambiente, il ritmo di estinzione delle specie, le quantità di agenti presenti nell’atmosfera mettono in crisi il suo equilibrio. Le catastrofi naturali e gli eventi anomali in aumento – siccità, inondazioni, scioglimento dei ghiacciai – mostrano una tendenza precisa originata dall’attività umana. Il mondo non sta bene e rischia di cadere in un vortice dalle conseguenze irreversibili.

Come giudicate gli adulti rispetto alla tematica ambientale?

Daniel: Gli adulti sono fondamentali per la riuscita della rivoluzione climatica. Quest’anno i giovani si sono svegliati, senza preavviso. Gli adulti, meno reattivi al cambiamento, richiedono più tempo. Io sono fiducioso, dobbiamo continuare a battere il chiodo. Forse molti adulti hanno accusato male quest’ondata improvvisa per la giustizia climatica, arrivando a chiamare “gretini” i suoi promotori. Forse si sentono in colpa per il mondo che ci stanno lasciando. Facciamo un patto: noi vi perdoniamo per quello che avete fatto e voi ci aiutate a rimetterlo a posto.

Elisa: Gli adulti vengono da un’epoca in cui la crescita economica era l’aspirazione principale e la sensibilizzazione ambientale era ai margini. Tutto questo ha avuto un prezzo che oggi si fa riscuotere, ma ben pochi adulti sembrano trattare il riscaldamento globale con l’urgenza che richiede. Il pensiero dominante è difficile da cambiare.

Con il movimento “Climate Strikes” (sciopero per il clima) come è cambiato il vostro modo di pensare e anche di agire?

Daniel: La mia mente è stata molto influenzata dal Climate Strike. Sono sempre stato sensibile alla tematica, ma adesso salire in auto è diventato una sofferenza. Infatti, non ci salgo più. Da gennaio vado a scuola in bici. Non compro più una bottiglia di plastica da mesi, evito carne e frutta esotica. Mi sto persino abituando all’idea che non potrò fare i viaggi lontani che sognavo. È vero, indosso ancora vestiti prodotti in paesi del terzo mondo e ho tanti oggetti quotidiani poco sostenibili, però il mio cambiamento è costante e continuo.

Elisa: Diverse cose sono cambiate già molto prima del movimento. Grazie ai miei studi in geografia, alle attività nelle associazioni di Friborgo e alle discussioni, mi sono sempre più interessata alla tematica della protezione ambientale. Con le coinquiline, facciamo la raccolta differenziata, evitiamo la plastica monouso e limitiamo gli sprechi energetici. Con il movimento, la responsabilità morale si è radicata ancora di più, anche se ci sono ancora molte cose a cui non faccio attenzione: a viaggiare, a comprare bottiglie di pet, vestiti nuovi piuttosto che di seconda mano e cibo in eccesso. Ora, però, sto più attenta alle mie spese, prediligo bio e locale, scelgo trasporti pubblici, bici e car sharing.

Come si sta evolvendo il movimento sul clima a livello globale e locale?

Daniel: Greta Thunberg è stata per tutto il mondo, soprattutto per i giovani, una scossa, un invito a svegliarsi. Aperti gli occhi sulla gravità del problema, ora stiamo facendo di tutto perché l’intera popolazione faccia come noi. Il Coordinamento è formato da circa 50 giovani, che si impegnano per migliorare l’impatto ambientale del Ticino sul clima.

Elisa: I social media hanno avuto un ruolo fondamentale, ma il movimento è nato grazie alla motivazione dei giovani che hanno voglia di cambiare il pensiero generalizzato della società. Il fatto di sentirsi parte integrante di questo progetto di portata mondiale crea in ognuno di noi un sentimento di appartenenza e di identificazione. Nel comune di Friborgo c’è stato molto fermento, con tre manifestazioni, a cui hanno partecipato universitari, adolescenti e meno giovani.

Cosa pensate delle polemiche sulla figura di Greta Thunberg?

Daniel: È il classico comportamento degli scettici e di chi non fonda le proprie critiche su validi argomenti, per cercare il capro espiatorio di un fenomeno e coprirlo di insulti. Gandhi diceva: prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, poi vinci. Potrei dire che siamo nel pieno della seconda fase. L’obiettivo è di cambiare le cose in modo pacifico.

Elisa: Greta è riuscita a creare un movimento generazionale contro l’inquinamento e il cambiamento climatico, suscitando l’interesse di un numero sempre maggiore di persone. La sua protesta solitaria contro l’opinione comune e l’egoistica percezione che un riscaldamento di 3° sia accettabile è stato un esempio per milioni di giovani. Può essere che il personaggio di Greta sia solo una costruzione mediatica, ma se anche così fosse non ci trovo nulla di male. Il suo messaggio è necessario.

Che cosa vi preoccupa di più rispetto al territorio ticinese e quali cambiamenti auspicate?

Daniel: Mi preoccupa la mentalità della popolazione, ancora poco sensibile al problema. Trovo essenziale che la politica dichiari lo stato di emergenza climatica in Ticino, in modo che il messaggio inizi a farsi strada anche nelle menti dei meno interessati. Il problema principale del Ticino è il traffico di automobili e autocarri. Nel 2018 è stato il quarto cantone più motorizzato della Svizzera, con 635 automobili ogni 1.000 abitanti. Lugano è tra le città più motorizzate al mondo. Bisogna migliorare efficienza e costi di trasporti pubblici, offrire bici pubbliche e aumentare le piste ciclabili…

Elisa: Un tema sul quale vorrei vedere degli interventi è quello dell’uso sostenibile delle risorse, in particolare del suolo. Oggi in Ticino, come nel resto della Svizzera, il suolo viene utilizzato in maniera inappropriata: inquinamento, urbanizzazione, cementificazione, compattazione sono solo alcune delle cause. A risentirne sono l’agricoltura, la biodiversità, la protezione del clima e delle risorse idriche.

Cosa chiedereste alle autorità politiche e al mondo economico?

Daniel: L’economia globale dovrebbe uscire dal fossile. Due banche svizzere investono in 47 imprese che estraggono combustibili fossili, diventando responsabili di due volte le emissioni dell’intera popolazione Svizzera e dei settori industriali. Chiedo ai decision-makers di ascoltare maggiormente la scienza e i suoi dati, di accettarli e basare le proprie scelte sui dati effettivi.

Elisa: Io chiedo alle persone di potere di prendere posizione, di trovare un nuovo equilibrio tra crescita economica, consumo e difesa delle risorse. Chiedo alle imprese di ridurre le emissioni inquinanti, puntando sulle energie rinnovabili. E ai governi di accrescere gli incentivi per la promozione dell’utilizzo parsimonioso dei combustibili fossili. 


L'obiettivo di Coop

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Dal 2008 Coop persegue l’obiettivo di diventare CO2 neutrali entro il 2023, riducendo le emissioni del 50%. A partire dal 2023, Coop compenserà le restanti emissioni con progetti di alta qualità. Finora ha ridotto le emissioni di CO2 del 27%.