X

Argomenti popolari

INTERVISTA
giovanni netzer

«La cultura può salvare un villaggio»

Visionario e pragmatico, Giovanni Netzer è direttore del festival Origen e dell’omonima fondazione, premio Wakker 2018 per la rinascita di Riom (GR). Un festival che ha salvato un paese, una rivoluzionaria iniziativa culturale nel cuore delle Alpi.

FOTO
alain intraina
VIDEO
alain intraina
16 dicembre 2019

Giovanni Netzer nella "Clavadeira" a Riom, ex stalla-fienile trasformata in sala teatrale.

«Un progetto pazzo!». Questa frase l’ha sentita spesso Giovanni Netzer. Nel 2005, alla presentazione del festival culturale Origen nel castello di Riom, abbandonato da anni; nelle edizioni seguenti, con spettacoli nella suggestiva “clavadeira”, la stalla-fienile riconvertita a sala teatrale per l’inverno; nel 2016, all’inaugurazione della Torre Rossa sul passo del Giulia, un teatro a pianta ottagonale a oltre duemila metri di altitudine; e, di recente, al lancio dell’iniziativa “Salvare Mulegns”, paesino-simbolo sulla strada dello Julier, con una storia speciale a rischio di oblio e una casa da spostare. Nessuna impresa agli occhi di Giovanni Netzer risulta impossibile. Il suo spirito intraprendente crede nella forza progettuale e creativa della periferia.

Alla consegna del premio Wakker 2018, nemmeno il tempo di brindare alla rinascita di Riom (GR) e subito si è buttato su Mulegns: perché?

Nei giorni dedicati al premio Wakker, l’occasione per parlare di Mulegns era troppo ghiotta. Mulegns è un paese fantastico nella sua unicità, con tutto quello che evoca: lo storico Post Hotel Löwe vibrante nella Belle Epoque, i pasticcieri emigrati a Bordeaux, i primi viaggi in diligenza sulle Alpi. A Mulegns è tutto originale, visto che non c’è stato alcun intervento che ne ha snaturato l’essenza. Dunque, tentare di salvarlo mi sembrava doveroso per la cultura di questa regione. E poi, Riom e Mulegns fanno tutti e due parte di Surses, comune nato nel 2016: come si poteva festeggiare da una parte, mentre dall’altra c’era lo sconforto dell’abbandono?

Ad aprile c’è stato il lancio ufficiale dell’iniziativa “Salvare Mulegns”: come sta andando?

Molto bene. Il 30 settembre a Mulegns sono iniziati i lavori preparatori per spostare di qualche metro Villa Bianca, edificio che fa parte del complesso dell’Hotel Löwe, e permettere così la rettifica del tracciato stradale, eliminando la famosa strettoia nel centro del villaggio, senza però “tagliare” la Villa, come avanzato in un primo tempo dal Cantone dei Grigioni. Lo scorso 13 dicembre c’è stata la presentazione del libro “Post Hotel Löwe” dello storico Basil Vollenweider, che racconta gli anni d’oro di questo albergo d’epoca.

Giovanni Netzer: «Il confronto con le persone è per me fondamentale».

La raccolta fondi, invece, come procede?

La prima fase del progetto prevede un investimento totale di 5,6 milioni, il comune di Surses ha stanziato oltre mezzo milione di franchi, il governo retico poco meno di due 2 milioni. Abbiamo ricevuto donazioni grandi e piccole e avviato dei padrinati; stiamo vendendo dei foulard creati dal designer Martin Leuthold e ispirati a Mulegns. Ci manca ancora un milione di franchi, ma sono fiducioso.

Da “visionario”, come l’hanno definita, cosa immagina per Mulegns?

Ad essere sincero non lo so ancora. La prima fase del progetto, oltre alla traslazione di Villa Bianca, prevede la messa in sicurezza di edifici e beni minacciati, indagini sui documenti da archiviare, un inventario delle suppellettili e della mobilia dell’albergo. Prima di qualsiasi ristrutturazione, nel 2021 vorrei allestire un’installazione per guidare le persone nell’anima di questo luogo. Grazie all’esperienza maturata a Riom, ho capito che la rinascita di un paese è un processo dove serve rimanere aperti e accogliere quello che accade… Occorre capire un territorio nel profondo, ascoltare la sua gente e poi azzardare un’idea.

Ha già un’idea che le frulla in testa?

È chiaro che il tema del viaggio plasmerà il futuro di Mulegns, località di transito obbligato – oggi come in passato – verso l’Engadina. Ora sembra un luogo sperduto, quasi un paese fantasma con solo 17 abitanti, ma fino al 1903, anno dell’apertura della linea ferroviaria dell’Albula, i pernottamenti in albergo erano oltre 22mila. Ogni casa di questo villaggio testimonia le incredibili vicende di successo dell’emigrazione dei pasticceri grigionesi. Anche la lista degli ospiti al Post Hotel Löwe lascia senza fiato, da qui sono passate tutte le celebrità dell’epoca. Per me che sono regista teatrale, abituato a narrare storie tra passato, presente e futuro, Mulegns è una fonte inesauribile di ispirazione.

La cultura può davvero salvare un paese?

Sì, ne sono convinto. La cultura crea un indotto economico importante, lo si vede a Riom con il festival Origen. Nel villaggio vivono i collaboratori della fondazione, che in estate sono 150, poi arrivano gli artisti e i visitatori, che sono in media 30mila durante il festival. Ristrutturare le vecchie case, invece di edificare nuove strutture, per accogliere gli artisti e gli uffici del festival, ci è sembrata la soluzione più naturale e dunque ci siamo trovati coinvolti nello sviluppo del paese, nel salvataggio della sua osteria, del suo negozio. E poi, senza che ci sia stata una vera pianificazione iniziale, ci siamo ritrovati con gli abitanti e il comune a respirare insieme un po’ di futuro. Mettendo in circolo la creatività, è stato più facile trovare le soluzioni.

Dépliant sulle attività culturali del festival di Origen.

Era cosciente che con Origen avrebbe innescato questo processo?

No, all’inizio volevo proporre semplicemente delle produzioni teatrali nel castello di Riom. Ma un artista, un regista nel mio caso, inventa sempre un mondo, dei personaggi, dei contesti, utili anche per “forzare” la realtà, per immaginare come potrebbe essere altrimenti.

Lei, però, è anche molto concreto…

A me piace vedere le cose realizzate in ogni dettaglio. E, a differenza di molti operatori culturali, non temo la parte economica e pratica. Qui a Riom non potevo certo aspettare che arrivasse qualcuno a darci un incarico o un contratto, ci siamo dovuti muovere, tessere contatti, trovare i mezzi finanziari. Occuparsi direttamente della raccolta fondi per le nostre attività è a volte un fastidio, richiede molta energia, ma è la base della libertà, quella che permette anche i progetti pazzi.

Nessuna critica da parte degli abitanti? Hanno subito capito il suo intento?

Essere nato qui mi ha aiutato; tutti sapevano che facevo teatro fin da bambino, che era la mia passione. Nella crescita di un progetto culturale ci sono momenti di entusiasmo e altri di scetticismo, individuale e collettivo. Il confronto con le persone per me è fondamentale: se faccio uno sbaglio sono contento che qualcuno me lo dica, perché è utile avere un altro punto di vista, un’altra opinione.

Lei crede nella forza creativa dei luoghi, nell’arte che trae ispirazione dalla natura…

Infatti, uno dei punti caratteristici del festival Origen è proprio quello di usare la natura come scenografia, i luoghi come quinta teatrale. Di primo acchito, si ha l’impressione che manca un vero e proprio teatro, poi però si capisce che avere a disposizione spazi diversi da quelli tradizionali è molto più intrigante. La Torre Rossa sul passo del Giulia, con pianta ottagonale e grandi finestre su un paesaggio estremo, è un teatro unico, che offre una grande libertà di espressione artistica. Da tutto il mondo arrivano richieste per esibirsi qui, malgrado per gli artisti sia più complicato, perché devono creare tutto ex novo per il palco della Torre Rossa. Ma l’atmosfera, la luce naturale, il contatto ravvicinato con il pubblico compensano questo sforzo.

La Torre Rossa è un allestimento effimero. Sarà davvero smantellata l’anno prossimo?

Ufficialmente dovrà essere smontata a fine ottobre 2020 e rimanere quindi solo nei ricordi. Questi sono gli accordi. È vero, questa Torre ha dato una visibilità e una risonanza internazionale straordinaria al festival Origen, ma rimane soprattutto l’emblema di un impulso culturale che dalla periferia, dalla montagna, va verso la città, il segno cioè del potenziale creativo di un villaggio alpino.


Il ritratto

Il festival culturale Origen

Giovanni Netzer è nato a Savognin, ha studiato teologia, storia dell’arte e teatro. Dopo aver abitato a Monaco è tornato nella sua regione natale e nel 2005 ha ideato a Riom il festival culturale Origen e la Nova Fundazion Origen, di cui è direttore. Gli spazi del festival sono tutti ricavati da edifici preesistenti ristrutturati e riconvertiti. Il festival si tiene ogni anno nei mesi estivi, ma c’è un cartellone con molti appuntamenti anche in inverno. Come il Concerto di Natale nella suggestiva Torre Rossa di Origen dal 19 al 22 dicembre. Info nel sito:

origen.ch