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MUSICA
LIGABUE

Il nuovo inizio di Ligabue

Ligabue pubblica un nuovo cd, “Start”. Un disco breve ed energico, che racconta il punto di vista sul mondo del rocker italiano. Dieci canzoni fra autobiografia, ricordi e storie d’amore. Da giugno il tour negli stadi.

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RAY TARANTINO / MAD
17 marzo 2019

Luciano Ligabue, noto come Ligabue e Liga, è nato a Correggio (Reggio Emilia) il 13 marzo 1960. 

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In palio 5 cd “Start” di Ligabue. Termine d’invio: lunedì 25 marzo 2019 alle 16.Ulteriori informazioni qui: https://www.cooperazione.ch/concorsi-e-passatempi/2019/vinci-un-cd-197028/

Un nuovo disco, una nuova partenza, una nuova avventura. Luciano Ligabue, rocker inquieto e instancabile, ha da poco pubblicato Start (Warner Music), un lavoro veloce e pieno d’energia, in equilibrio fra suggestive ballate e momenti più tirati. Seguirà, dal 14 giugno, un tour negli stadi italiani: il live più vicino per i fan ticinesi sarà quello del 28 giugno a Milano, San Siro. Ecco la nostra intervista.

Ligabue, perché questo titolo, “Start”?

Sembra un po’ sfacciato parlare di inizio per uno che è arrivato al 22° disco, ma per me ogni volta è come ripartire. In più vengo da un 2017 difficile, dove ho dovuto operarmi alle corde vocali. Ho cancellato diversi concerti, con la paura di non poter cantare più. Per fortuna s’è risolto tutto per il meglio, ora la mia voce è forse meglio di prima. E, allora, ho pensato a “Start”: una partenza secca, una frustata, un po’ di fiducia nel futuro.

È un album breve e stringato, quasi minimale.

Il più corto della mia carriera, solo 10 canzoni. Merito dell’incontro con un giovane produttore, Federico Nardelli, che ha la metà dei miei anni. Mi ha detto di non sprecare secondi nelle canzoni, così è nato un disco più essenziale. Può essere rock o pop, da tempo ho smesso di badare alle etichette. Quel che conta è l’energia, e qui ce n’è tanta. Ne avevo bisogno.

Di cosa parlano le canzoni?

Racconto il mio punto di vista sul mondo attraverso quello che sto vivendo e vedo vivere. Un raggio d’azione magari un po’ ristretto, ma preciso, a cui mi dedico con dedizione. In Il tempo davanti, attraverso un vecchio filmino ritrovato, ripenso a un’estate di fine anni Sessanta coi miei genitori a Cervarezza, un paese dell’Appennino Reggiano. Erano gli anni del boom economico, noi non navigavamo nell’oro, ma papà non voleva negarci le vacanze. Invece in Ancora noi parlo degli amici di una vita. Siamo in tanti e di ogni estrazione sociale, abbiamo appena festeggiato 35 anni di affitti di case di campagna. Ci prendiamo il lusso di frequentarci ogni venerdì: si cena, si beve, si discute di calcio e politica, si gioca a biliardo e biliardino. E si ride moltissimo.

Nel disco si parla anche di donne. E d’amore.

Mai dire mai è per mia moglie. Sono stato fortunato, perché lei ha uno sguardo molto amorevole e compassionevole sul mondo, al contrario di me. Averla al mio fianco mi aiuta. Certe donne brillano, il nuovo singolo, è una galleria delle donne che più mi hanno segnato, nel bene e nel male. Ma sono bei ricordi, anche quando mi hanno fatto soffrire.

Io in questo mondo, invece, descrive il suo essere artista.

Una delle domande più ricorrenti che mi fanno è: cosa provi quando sei su un palco? Così ho provato a raccontare la giornata tipo di un mio concerto. Fare musica non è mai diventato un mestiere per me, anzi lo considero un privilegio. E sono molto grato tuttora di poterlo fare. C’è voluto del tempo per accettare il fatto di tornare a casa dopo un tour, perché il palco dà dipendenza. E non riesco a starne lontano troppo a lungo.

Ci sono pezzi più criptici, come Quello che mi fa la guerra.

È sulla dualità presente in ognuno di noi. E sull’essere a volte i peggiori nemici di se stessi. Per esempio io sono un uomo fortunato, eppure dentro di me covo sempre un’inquietudine. E non so da dove venga.

Cosa ci sta preparando per il tour?

Di certo suonerò buona parte del nuovo album. Ogni volta che preparo uno show penso a chi mi verrà a vedere: l’affetto dei fan è stato molto importante nei momenti più bui. Pagano il biglietto ed è giusto ripagarli con produzioni all’altezza. Oltre alla musica, stavolta vorrei concentrarmi sull’aspetto luci e schermi, farli convivere nella maniera migliore.

Nel suo precedente cd, “Made in Italy”, lei raccontava la crisi del suo Paese: oggi come vede l’Italia?

Ancora più stanca ed esasperata. Le cose non migliorano e quindi…