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Il signore dei vitigni di domani

Jean-Laurent Spring, ricercatore di Agroscope, ci parla di varietà d’uva resistenti alle malattie e quindi compatibili con una viticoltura ecologica. I suoi vitigni sperimentali crescono nei cantoni di Vaud, Vallese e Ticino.

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Valentin Flauraud
18 ottobre 2019

L?agronomo Jean-Laurent Spring, esperto nel selezionare nuovi vitigni.

Perché create vitigni nuovi?
Per ottenere varietà ancora più resistenti alle malattie della vite, principalmente la peronospora e l’oidio, di quelle sviluppate fino al giorno d’oggi. Notiamo un grande interesse per i vitigni resistenti da parte dei viticoltori-vinificatori e della loro clientela.

Come si spiega questo interesse?
È la conseguenza della pressione politica, ambientale e dei consumatori. I prodotti utilizzati per trattare le viti preoccupano molto la popolazione. Se si vuole ridurli in maniera significativa, la sola alternativa è quella di puntare su varietà resistenti alle malattie.

È veramente necessario trattare i vitigni classici contro le malattie?
Non solo è necessario, ma addirittura indispensabile, che si operi nell’ambito della produzione integrata, biologica o biodinamica. Senza protezione fitosanitaria, il viticoltore perde semplicemente il suo raccolto. L’80 % dei trattamenti serve alla lotta contro la peronospora e l’oidio.

Allora perché le varietà resistenti non rappresentano che il 2% della superficie dei vigneti svizzeri?
Perché introdurre una nuova varietà sul mercato richiede molti sforzi. Più un vitigno è antico, più viene valorizzato. In Svizzera siamo molto legati al terroir e alle nostre risorse secolari.

I giorni dello Chasselas, del Merlot e del Pinot Nero sono contati?
Tutto dipenderà dall’evoluzione della pressione politica e dei consumatori sugli aspetti ambientali. Se da un giorno all’altro trovare la benché minima traccia di residui fitosanitari in un vino diventasse totalmente scorretto dal punto di vista politico, si può ben immaginare che le nuove varietà ne sarebbero favorite. Ma non penso che sostituiranno i vitigni classici. E d’altronde mi auguro che non accada, amo lo Chasselas e il Petite Arvine!

Come procedete per dar vita a una nuova varietà?
Effettuiamo incroci con varietà che possiedono geni complementari di resistenza. L’anno successivo piantiamo i semi e poi effettuiamo un’analisi genetica sulle centinaia di piantine ottenute, per valutare quali abbiano ereditato geni resistenti dal vitigno madre e padre.

Quanto tempo richiede questo processo?
Selezione e valutazione del potenziale enologico richiedono da 15 a 20 anni. È un processo lungo e costoso. Ma quando si trova un vitigno che dà soddisfazione, diventa molto interessante. Abbiamo già introdotto sul mercato il vitigno rosso Divico e uno bianco, il Divona. I prossimi, che saranno 3 o nel migliore dei casi 4, arriveranno nel 2024 o 2025.

La qualità dei nuovi vitigni è paragonabile a quella delle varietà tradizionali?
Paragonabile sì, ma tutti hanno la propria personalità. In occasione di una degustazione alla cieca, i criteri valutati sono una ventina per quanto concerne i vini bianchi e alcuni in più per i rossi. Non possiamo permetterci di sbagliare dal punto di vista qualitativo: ne va della sopravvivenza della viticoltura in Svizzera.

Dato che il consumo di vino è attualmente in calo, gli stock dell’anno scorso faticano a essere smaltiti…
Bisogna produrre vini che suscitino l’interesse della nuova generazione, più attratta dalla birra che dal vino. Gli argomenti delle varietà resistenti potrebbero giocare un ruolo importante per i giovani, a mio avviso.

Come integrate il riscaldamento climatico nelle vostre ricerche?
Selezioniamo varietà più tardive, in una prospettiva di crescente precocità. Ne avremo bisogno in un futuro che forse non è molto lontano. La resistenza alle malattie conferisce alla pianta una maggiore capacità di adattamento nei confronti di condizioni climatiche mutanti. La virulenza del marciume grigio può essere estremamente favorita dalle condizioni climatiche calde e umide.

I cambiamenti sono già in corso nei vigneti…
Sì. Nel Vallese, per esempio, le varietà più precoci di Pinot Nero migrano verso zone più elevate. E vitigni più esigenti in fatto di calore prendono il loro posto, per esempio lo Syrah, il Cornalin o l’Humagne Rouge. In Svizzera abbiamo la fortuna di avere quest’ampia gamma di varietà tradizionali e autoctone. L’evoluzione avviene dolcemente. 

 

Jean-Laurent Spring
Nato a Ginevra, dove è cresciuto, Jean-Laurent Spring ha studiato al Politecnico di Zurigo. Dopo aver lavorato alcuni anni nel settore dell’arboricoltura, dal 1993 opera nell’ambito della viticoltura a Pully (VD) per Agroscope, il centro di competenze della Confederazione per la ricerca agronomica.