James Blunt, canzoni dal cuore | Cooperazione
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INTERVISTA
MUSICA

James Blunt, canzoni dal cuore

È uscito “Once Upon A Mind”, il nuovo disco del cantautore inglese, il più autobiografico della sua carriera. Ce ne parla in questa intervista e ci racconta anche il suo rapporto speciale con la Svizzera.

28 ottobre 2019
Il cantautore James Blunt  è nato nel 1974 a Tidworth (Regno Unito) e ha pubblicato 6 album.

Il cantautore James Blunt è nato nel 1974 a Tidworth (Regno Unito) e ha pubblicato 6 album.

È l’autore di You’re Beautiful e tante altre hit milionarie. L’inglese James Blunt torna con un nuovo album, Once Upon A Mind (Warner), il più autobiografico della sua carriera.

James Blunt, com’è nato il nuovo disco?

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Cooperazione mette in palio 5 cd “Once Upon A Mind” di James Blunt. Condizioni di ­partecipazione: vedi impressum. Termine d’invio: 4 novembre 2019 alle 16.Ulteriori informazioni qui: https://www.cooperazione.ch/concorsi-e-passatempi/2019/vinci-cd-239031/

Avevo tanti pensieri che mi giravano in mente, dovevo catturarli in un album. Sono stato molto tempo in tour e, anche nel privato, sono accadute tante cose. Ho riflettuto sul mio passato e, in un certo senso, sono tornato alle origini, allo scrivere con onestà, come avevo fatto nel primo disco, “Back To Bedlam”, ma da una prospettiva diversa. Quello era un lavoro più egoistico e incentrato su me stesso, mentre Once Upon A Mind è sulle relazioni più care. Oggi scrivo sui figli, su mio padre, sulla mia famiglia. Anzi, scrivo per loro. È il disco più autobiografico della mia carriera, un concept emozionale sulle persone della mia vita. Ma credo che in tanti possano identificarsi, perché è sincero e autentico.

Uno dei pezzi più toccanti è “Monsters”, una sofferta ballata dedicata a suo papà gravemente malato.

Lui aspetta un trapianto e io non sono compatibile. Nella canzone descrivo come la relazione che avevi da bambino quando cresci diventa un’amicizia. Non siamo più padre e figlio, ma due uomini che si parlano. E si capovolgono i ruoli; ora spetta a me “allontanare i mostri”.

E il singolo “Cold”?

È una canzone sulla distanza. Ero in giro per il mondo a suonare e provavo un senso di solitudine e d’isolamento. Non solo per me, ma anche per le persone che lasciavo a casa.

“The Greatest”, invece, sembra essere rivolta a suoi figli…

Sì. A loro mando un messaggio semplice: cercate di essere il meglio che potete. Meglio di me, perché la mia generazione non ha trovato le risposte, che forse sono di fronte a noi. Dovremmo fare in modo che i ragazzi di oggi non commettano i nostri errori.

Quella canzone, anzi, tutto l’album, si conclude con “love”: un caso?

No, perché quella è la risposta. Ma amore nel senso più ampio e profondo di attenzione, gentilezza ed empatia.

In “Youngster”, invece, dichiara di sentirsi ancora giovane ed entusiasta.

Non dovrei? Ho 45 anni e ho la fortuna di essere ancora in questo business. C’è gente che fa un album e scompare, io sono già arrivato al sesto. Certo, i tempi sono cambiati, e io con loro. Il successo a volte ti porta su strade diverse. Ad esempio cominci a scrivere canzoni per compiacere il pubblico. E capisci che non va. Così torni alle origini.

Lei è una popstar di successo. Come vive il glamour del suo mestiere?

La cosa più importante è la famiglia. Social media, immagine, essere cool, vestiti, servizi fotografici m’interessa- no poco.

Un tempo, però, lei era famoso per i twitter arguti contro i suoi haters…

Che poi erano pochi su tanti ammiratori… Oggi mi ci dedico molto meno, una volta al mese. Meglio godersi il mondo reale. E pensare al prossimo tour.

A proposito, il 24 marzo 2020 suonerà all’Hallenstadion di Zurigo e il 25 al Forum di Assago, Milano. E sappiamo che lei ha un ottimo rapporto con la Svizzera.

Sì, è la mia seconda casa e ci vivo per metà dell’anno. Già da bambino andavo con mio padre a sciare a Verbier, poi da grande mi sono comprato uno chalet e ho preso la residenza. Ho anche aperto un ristorante in vetta alla montagna, La Vache. Facciamo hamburger, pasta, pizza, senza voler competere con le specialità tipiche svizzere. Il ristorante è in cima a uno skilift che si chiama proprio come me, James Blunt… Me l’hanno voluto intitolare; c’è stata addirittura un’inaugurazione con taglio del nastro e bottiglia di champagne. In più, mi hanno dato lo ski-pass a vita!