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RITRATTI
ANNA FAZIOLI

La paura della noia e i bagni nell'Aare

Anna Fazioli, 36 anni, è collaboratrice personale del consigliere federale Ignazio Cassis. Storia di una figlia d’arte che gira il mondo per lavoro e che, in famiglia, parla rigorosamente dialetto.

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PINO COVINO
15 aprile 2019

Anna Fazioli: «Da 170 anni abbiamo lo stesso sistema di Governo e tutto sommato funziona bene. È una cosa che altri ci invidiano».

Col tempo, anche lei è diventata un po’ bernese. La prova? «Il bagno gelido nel fiume Aare». Anna Fazioli lo fa ancora a settembre inoltrato, quando le temperature dell’acqua toccano i 15 gradi. Bellinzonese, classe 1982, la collaboratrice personale del consigliere federale Ignazio Cassis si racconta. E lo fa nel suo ufficio di Berna, a un anno dall’inizio del suo mandato presso il Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae). «Tra riunioni, viaggi e serate di rappresentanza, le giornate a volte sembrano infinite. Ma ogni volta, quando torno a casa, sono felice. Non c’è mai un giorno in cui mi annoio».

Cultura per osmosi

Già, la noia. Un’ossessione per Anna. Sin da quando faceva la giornalista, dapprima per il Giornale del Popolo, poi per il Corriere del Ticino. «Sono stata per diversi anni corrispondente da Palazzo federale, Berna è la mia città d’adozione, ci vivo dal 2012. Quando scrivi di politica, rischi sempre di fare sbadigliare i lettori. Io ci tenevo a evitarlo, per me era una sfida». Figlia di Michele, navigato uomo di televisione, e sorella di Andrea, affermato scrittore, Anna ha un altro fratello, Giacomo, che fa l’avvocato. «Tutti e tre lavoriamo con la parola. Eppure, nostro papà non ci ha mai influenzati direttamente. Nel mio caso credo che l’interesse per il giornalismo sia passato per osmosi, perché la nostra casa era piena di giornali e di libri. Con i genitori non abbiamo mai parlato più di tanto di lavoro. Anzi, sono cresciuta guardando poco la tivù, non vedevo mio padre come un personaggio televisivo. Piuttosto come una persona che aveva una passione. La nostra è una famiglia vivace, si discute di tutto, e tra di noi parliamo rigorosamente dialetto ticinese».

Le chiediamo se il suo cognome non l’abbia facilitata nel trovare determinate porte aperte. «Nella Svizzera italiana avere un cognome noto un po’ facilita e un po’ ostacola. Se ne esce alla pari. Scegliendo di lavorare a Berna, ho voluto mettermi in gioco in un ambiente del tutto nuovo. Sono sempre stata convinta che spettasse a me dimostrare di sapere fare qualcosa».

Il ritorno dell’italiano

Laureata in storia e letteratura italiana a Zurigo, donna elegante e decisa, Anna denota una certa tranquillità di fondo. L’arrivo della bellinzonese a Palazzo federale fa parte di una metamorfosi italofona attesa da anni a sud delle Alpi. «A Ignazio Cassis in Governo, ha fatto seguito la nomina di Marina Carobbio come presidente del Consiglio nazionale. Non si può parlare di rivoluzione, ma va evidenziato come da qualche tempo a Berna tutti si sforzino di parlare un po’ di più l’italiano. Ce ne rendiamo conto anche dalla corrispondenza che arriva in ufficio».

Ma qual è esattamente il ruolo di Anna al fianco di Cassis? «Mi occupo di strategie, di comunicazione e di sostenere il consigliere nei suoi vari impegni. Ricordo ancora il giorno in cui mi chiese di entrare nel suo staff, era un venerdì sera, lui aveva avuto modo di conoscermi in quanto giornalista. Per me quello era un periodo di riflessione, mi ponevo domande sul mio futuro, ve l’ho detto che sono sempre alla ricerca di novità. Il mio rapporto con lui? Chiede spesso consigli e vuole sentire anche critiche».

Il mix che fa invidia

Nei suoi ricordi d’infanzia c’è la casa di Rossura, in Leventina, dove trascorreva le sue estati. Anna è amante della montagna e della buona cucina. «Mi piace andare per ristoranti e ho la fortuna di avere un compagno bravo ai fornelli».

Ed è anche una giovane donna con la valigia spesso in mano. Gli scorsi mesi l’hanno vista protagonista di un Tour de Suisse al fianco del consigliere. «Tra le nostre priorità c’è quella di fare capire agli svizzeri quale tipo di rapporto vogliamo avere con l’Unione Europea».

Ma non è l’unico tema caldo. «Si parla parecchio, ad esempio, di aiuto allo sviluppo e di cooperazione internazionale. Di recente ho accompagnato Cassis in Africa».

Il Dfae ha circa 5.500 dipendenti sparsi per il mondo. «La Confederazione all’estero gode di molta stima. Noi svizzeri non ce ne rendiamo nemmeno conto, forse perché a volte non siamo neanche bene consapevoli di cosa sia la Svizzera. Un mix di quattro culture, un luogo in cui ogni volta che si affronta un tema lo si deve guardare da quattro punti di vista diversi. Lavorando a Berna, ho compreso a fondo quanto il nostro Paese consista nella continua ricerca di un compromesso. Da 170 anni abbiamo lo stesso sistema di Governo e tutto sommato funziona bene. È una cosa che gli altri ci invidiano».