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Cìnkali, per non dimenticare

Una parola, “Cìnkali”, e un libro, scritto da Dario Robbiani nel 2005, per raccontare gli anni in cui gli immigrati italiani erano “braccia per lavorare” e uomini da detestare. Ora esce in una nuova edizione bilingue. Ne parliamo con Lara Robbiani Tognina, figlia di Dario.

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SANDRO MAHLER
09 dicembre 2019

Lara Robbiani Tognina con il libro e la foto del padre Dario.

Paese che vai, epiteto che trovi. Nella Svizzera interna, italiani (e ticinesi) venivano chiamati “cìnkali”, termine derivato dal gioco della morra, originario dell’Italia meridionale e praticato anche nelle osterie ticinesi: “Cinq”, “sett”, “nove novanta”, partivano le mani… A dieci anni dalla scomparsa di Dario Robbiani, il 14 dicembre nel ristorante “Coopi”, fondato nel 1905 dalla Società cooperativa italiana di Zurigo, verrà presentata la nuova edizione in versione bilingue del libro Cìnkali/Tschinggeli, pubblicato la prima volta nel 2005. Tra i relatori: Lara Robbiani Tognina, figlia di Dario.

Come pensa di presentare la nuova edizione del libro.

In questi giorni, leggendo e rileggendo il libro, hanno preso forma diversi aspetti sui quali potrò focalizzare il mio intervento. Sono nata a Zurigo, dove ho vissuto fino all’età di 12 anni, e di quel periodo trascorso come una “cìnkali” tra “zucchini”, ho i ricordi delle vicende che papà ci portava a casa con i suoi racconti; le feste − quante volte ho ballato danze sarde con immigrati abbigliati con i vestiti tradizionali; i dipinti dell’artista Mario Comensoli, amico di famiglia, che raffigurava la Zurigo dei muratori, degli operai, in pose anche malinconiche e dolorose che mi avevano molto impressionato.

C’è un episodio particolare che l’accompagna da quando era bambina?

Un’immagine che porto sempre con me è quella dei bambini italiani con la chiave di casa appesa al collo, perché i genitori erano obbligati a lavorare, e tate e doposcuola non ce n’erano.

Perché questa riedizione e in versione bilingue del libro di suo padre?

Ritengo sia importante far conoscere al maggior numero di persone possibile cosa sia stata la migrazione italiana in Svizzera, perché della storia ci si dimentica in fretta. Scorrendo le pagine del libro ci si rende conto che quanto accaduto nel nostro Paese non è fantascienza, la presenza degli italiani dava davvero fastidio. Si pensi solo ai cartelli che vietavano agli italiani di entrare nei locali.

Ci sono anche oggi rigurgiti xenofobi?

Sento che questo clima sta tornando. Sono segnali che fanno paura. Quello che temo maggiormente oggi è la mancanza di un sostegno. Allora, in Svizzera c’erano persone che lottavano contro le discriminazioni, e un luogo come il “Coopi” a Zurigo era un centro di sensibilizzazione. Oggi, in mancanza di personaggi forti e luoghi di condivisione, il mio senso di responsabilità mi porta ad affermare che abbiamo tutti il compito di aiutare gli immigrati e di farli sentire parte integrante della Svizzera.

Storico mezzobusto, giornalista, politico, comunicatore. Come dipingerebbe suo padre Dario Robbiani?

O lo amavi o non lo amavi. Si definiva un orso, ma era timido, poteva avere momenti di rabbia, forti contrasti a livello di idee politiche, ma sapeva voltare pagina, essere amico di chi la pensava diversamente. Aveva una dote rara, vedere oltre il tempo presente e le apparenze di ruolo. Gli interessava l’uomo, fosse l’operaio italiano o il Consigliere federale. In questi giorni è riemerso un ricordo di bambina, il Natale più bello della mia vita. Era la vigilia, mio papà mi dice: «Prendi tutti i panettoni che abbiamo e andiamo nel bosco». Così, mi sono così ritrovata in mezzo a un gregge di pecore custodite da pastori, naturalmente italiani, cui abbiamo donato i panettoni. Un piccolo gesto.

Come si troverebbe nell’attuale vertiginoso mondo dell’informazione?

Era uno che si documentava in modo approfondito per redigere un articolo e che ripeteva più volte a casa un discorso, prima di presentarsi in tv o a un convegno. Penso che la superficialità dell’informazione di oggi non gli piacerebbe.

E che approccio avrebbe oggi con il fenomeno della migrazione?

Probabilmente inventerebbe una nuova “Ora per voi”, uno spazio informativo accessibile a tutti i migranti, qualcosa per favorire l’incontro con l’altro. L’incontro ti arricchisce, consente di recuperare le radici identitarie, persino di rafforzarle. Solo se non hai un’identità forte, temi l’incontro con l’altro.

Qual è la molla del suo “impegno”?

A un certo punto della mia vita, anche grazie all’esperienza diretta di aiuto ai migranti vissuta da mia figlia a Scicli, in Sicilia, mi sono detta che dovevo dare una risposta concreta a tutte le tragiche immagini provenienti dal Mediterraneo. Grazie a Lisa Bosia (associazione Firdaus) e al centro di accoglienza Casa Astra, ho iniziato la raccolta e la distribuzione di vestiti. Il progetto è cresciuto e da tre anni sono presidente dell’associazione “DaRe – Diritto a restare”, con un magazzino a Bellinzona, dove continuiamo il nostro lavoro di accoglienza dei migranti. Come aveva già scritto mio padre in “Cìnkali”, ho sperimentato di persona come i migranti, le persone in difficoltà, non abbiano tanto bisogno di analgesici e antidepressivi, ma di uno spazio in cui essere ascoltati.

Ha parlato di vestiti, anche per provare a “mettersi nei panni” degli altri?

Per chi scappa, e scappa senza nulla addosso, ricevere un vestito lo fa sentire rispettato. Il migrante vorrebbe sparire, diventare invisibile, nel senso che non vorrebbe essere riconosciuto come diverso. Il libro di mio padre, ancora oggi, può aiutarci ad andare oltre i pregiudizi, a guardarci negli occhi e conoscerci.


Il ritratto

La conferenza a Zurigo

Lara Robbiani Tognina è nata a Zurigo nel 1969, dove ha vissuto fino all’età di 12 anni. Ha insegnato per 15 anni religione evangelica nelle sedi scolastiche tra Rivera e Novaggio. Sposata con il pastore evangelico Paolo Tognina, hanno tre figli. Da cinque anni opera nell’aiuto ai migranti con l’associazione DaRe, che presiede. Il 14 dicembre, ore 13:30, presenta al Cooperativo di Zurigo, il libro “Cìnkali/Tschinggeli” del padre Dario, con interventi di Renzo Balmelli, Anita Thanei, Vincenzo Todisco, Toni Ricciardi e Gigi Bertoli. Info: tel. 044 241 44 75.