X

Argomenti popolari

INTERVISTA
TOBIA BEZZOLA

MASI, un anno dopo

Bilancio e prospettive di Tobia Bezzola, da un anno direttore del Museo d’arte della Svizzera italiana (MASI).

TESTO
FOTO
SANDRO MAHLER
21 gennaio 2019

Tobia Bezzola: «Il 2018, con 120.000 visitatori, è stato un anno incredibile».

Un anno fa ha lasciato Essen, importante centro della Ruhr in Germania, per il Ticino. È stato facile ambientarsi a Lugano?
Non ho riscontrato difficoltà. Sono cresciuto a Berna e sono tornato in Svizzera, che è la mia patria. Ho trovato a Lugano un ambiente elvetico famigliare, anche se in un’altra regione linguistica.

Lei ha radici in Ticino, attinente di Comologno in Val Onsernone. Qual è la sua relazione con questo paese?
Sono stato raramente a Comologno. Mia madre, che proviene dall’ Oberland Bernese, non ci voleva mai andare, lo riteneva un posto pericoloso per i bambini perché troppo ripido! Ci sono stato nuovamente per Natale e mi sono recato al cimitero, dove sono sepolti tanti miei famigliari. Il mio bisnonno aveva lasciato la Valle Onsernone per stabilirsi a Ginevra, mio nonno si era poi trasferito a Berna, dove è cresciuto mio padre.

A livello professionale aveva già avuto contatti con il Ticino?
Ho avuto la fortuna di poter lavorare negli anni ’90 con il famoso critico d’arte e curatore Harald Szeemann, che aveva il suo luogo di studio e creazione a Maggia nella “Fabbrica rosa”. In quegli anni mi sono affezionato a questa terra.

Veniamo alla sua attività come direttore del MASI. Che bilancio fa dopo il primo anno?
Molto positivo. Sento un sostegno enorme, sia da parte dei collaboratori sia da parte del Consiglio di fondazione. C’è una volontà comune di far crescere questo infante chiamato MASI. Ha solo tre anni! Sentire questo sostegno, cosa tutt’altro che scontata nel panorama museale in Europa, mi è di grande aiuto. Tante istituzioni d’arte, ad esempio in Germania e in Italia, sono sotto pressione. Parlo per esperienza.

Far crescere un bambino richiede tanto lavoro…
Evidentemente. Due istituzioni museali, il Museo Cantonale d’Arte e il Museo d’Arte della Città di Lugano sono state unificate nel MASI e richiedono tanto lavoro di sviluppo per creare una nuova identità e un nuovo “brand”. Solo nell’autunno 2019 quando termineranno i lavori a Palazzo Reali, sede storica del Museo Cantonale d’Arte, avremo una casa unica per il MASI, ma già adesso dobbiamo avere un’offerta attraente per il pubblico nella nostra sede al LAC.

Pare che stiate riuscendo. Si è appena conclusa la mostra su Magritte con un nuovo record di affluenza: 57.000 visitatori. È soddisfatto?
Sì, molto. Non solo per Magritte, ma anche per il risultato della mostra su Picasso e di tutto l’anno 2018. Abbiamo avuto quasi 120.000 visitatori, un risultato formidabile per una città come Lugano e che ci porta in una posizione alta nella scena museale in Svizzera. Basti pensare che questa cifra è il doppio del numero di abitanti di Lugano. Incredibile!

Che pubblico ha trovato a Lugano?
Lugano si trova in una situazione invidiabile. Ha il pubblico indigeno, ma anche quello turistico. Un terzo dei visitatori è di lingua tedesca, un terzo proviene dall’Italia. Poi abbiamo ospiti internazionali, dalla Russia fino all’Indonesia, che soggiornano a Lugano. E poi, evidentemente, il pubblico locale.

Ha menzionato le esposizioni di Picasso e Magritte. Ci vogliono sempre questi “Blockbuster” per avere successo?
Le mostre con artisti famosi sono necessarie ogni tanto per richiamare il grande pubblico, ma voglio sottolineare che non si tratta del nostro compito primario. Siamo una istituzione museale e, come tale, dobbiamo essere attivi su vari livelli: ricerca, mediazione culturale, educazione, cura della nostra collezione. È necessario un buon equilibrio tra questi compiti.

Questo approccio si specchia anche nel programma 2019?
Sì. Quest’anno non abbiamo il grande “Blockbuster”, ma una serie di mostre molto importanti. Cominciamo con il surrealismo svizzero, una prima assoluta per il nostro paese, per continuare con capolavori dalla collezione della Fondazione Gottfried Keller: Hodler-Segantini-Giacometti. In quest’occasione avremo una vera star a Lugano: il “Triptychon” di Giovanni Segantini.

Pima menzionava la collezione. Al Museo Folkwang di Essen ha introdotto l’entrata gratuita alla mostra permanente, una decisione che ha avuto un’ampia eco. Intende fare la stessa cosa a Lugano?
Gli allestimenti dedicati alle nostre collezioni sono già ad ingresso gratuito. La mia intenzione è di estendere questo approccio in futuro, in linea di massima, anche a Palazzo Reali.

Al MASI per tanto tempo era possibile visitare le mostre la prima domenica del mese senza pagare l’entrata. Lei ha cambiato, spostando l’entrata gratuita al giovedì nella fascia oraria dalle ore 17 alle 20. Perché?
Al mio arrivo questa prassi relativa alle domenica mi ha sorpreso. Purtroppo dal punto di vista economico una regola del genere non è sostenibile per mostre molto costose. Abbiamo quindi mantenuto la gratuità spostandola al giovedì sera. E se a questo aggiungiamo che tutte le mostre legate alle collezioni del MASI e alla collezione Giancarlo e Danna Olgiati sono ad accesso gratuito, restiamo tra i musei più “generosi” in Svizzera.

La sede del MASI al LAC condivide gli spazi con gli altri utenti. È una chance o un problema?
La coabitazione sotto il tetto del LAC con altri “inquilini” che fanno teatro, musica e spettacoli rappresenta una bella opportunità e un beneficio per tutti. D’altra parte, in alcuni casi, per il pubblico non è sempre facile districarsi nell’identificare le molte istituzioni presenti. Come MASI stiamo lavorando molto per creare un “brand” riconoscibile e forte.

Quando lei è arrivato, la casa LAC era già pronta. Vorrebbe cambiare qualcosa?
Voglio cambiare diverse cose, e lo stiamo già facendo. Ad esempio, ristrutturare lo spazio di ingresso con la caffetteria. Per un visitatore deve essere subito chiaro di trovarsi in un museo. Al momento non è così. 


Tobia Bezzola: «Voglio cambiare diverse cose, e lo stiamo facendo».

Il ritratto

Tobia Bezzola (Berna, 1961) ha studiato storia dell’arte e filosofia. Ha lavorato presso il Kunsthaus di Zurigo dal 1995 al 2012 e curato più di 30 mostre. Dal 2013 al 2017, prima di diventare direttore del MASI, ha diretto il Folkwang Museum di Essen (Germania).