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INTERVISTA
ANTONELLA E FLAVIO

Notte prima degli esami

Per un migliaio di liceali ticinesi sono in corso settimane roventi. Ecco come due teenager, Antonella Fetta e Flavio Dalessi, stanno vivendo una tappa fondamentale del loro percorso formativo.

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VIOLA BARBERIS
03 giugno 2019

Antonella Fetta e Flavio Dalessi si confrontano per preparare al meglio l'esame di maturità.

C’è chi ci arriva tranquillo e rilassato, magari con l’aiuto degli intramontabili “fiori di Bach”. Chi, invece, col batticuore e con la paura. L’esame di maturità è da sempre una tappa fondamentale nella vita di molti giovani. Una specie di spartiacque. In queste settimane oltre un migliaio di ticinesi (compreso chi frequenta la scuola cantonale di commercio o i licei privati) sta affrontando prove orali e scritte. Tra questi, anche Antonella Fetta, classe 2001, di Osogna, e Flavio Dalessi, classe 2000, di Cavergno. Li incontriamo alla biblioteca cantonale di Bellinzona, uno dei luoghi simbolo per chi si prepara a qualsiasi tipo di esame.

Come state vivendo emotivamente questo periodo?

Antonella: Non sono in ansia. È la mole di lavoro a pesare. Finché non sei davvero in ballo, non ti rendi conto della valanga di nozioni da immagazzinare.

Flavio: Per i licei cantonali, l’esame di maturità ha un peso del 50% rispetto alla media di tutto il resto dell’anno. Io vado bene. Quindi sono tranquillo. Per ambizione personale vorrei riuscire a chiudere con voti alti.

Sentite davvero la maturità come una tappa di crescita a livello umano?

Antonella: Solo simbolicamente. Per il resto, forse, è più importante la patente della macchina. Di certo finalmente mi appare chiaro il senso di tante cose che abbiamo imparato in questi quattro anni.

Flavio: La vedo come una specie di anticamera di quello che ci aspetta all’università. Sono i primi esami seri che facciamo. Entri in aula, devi consegnare il telefonino. C’è un’atmosfera diversa.

«Dopo il liceo, al Poli di Zurigo. Mi piace la matematica».

Flavio Dalessi

In che modo organizzate il vostro studio?

Antonella: I ritmi in queste settimane sono tutti sballati. Arrivi a casa a una certa ora, magari riposi un po’, ti rialzi, studi fino a tarda sera. E mangi un sacco di schifezze. Mi sto abbuffando di cioccolata. A me piace anche studiare in gruppo, è una maniera per confrontarsi e per colmare eventuali dubbi.

Flavio: Io, invece, sono più solitario. Lavorare in gruppo ti fa perdere tempo anche in chiacchiere. Prima cerco di capire tutta la teoria. Poi mi faccio dei piccoli riassunti. Ottimizzo. Così alla sera ho tempo per farmi una grigliata.

Avete qualcuno che vi fa da “consigliere”?

Antonella: I docenti sono sempre disponibili. È chiaro, però, che il metodo di studio dobbiamo crearcelo noi. Il mio asso nella manica? Ugo Foscolo all’orale di italiano.

Flavio: Ho una sorella più grande di due anni, che dalla maturità liceale è già passata. Mi dà qualche consiglio. Ad esempio, visto che l’italiano non è il mio forte, mi ha suggerito di evitare il tema nell’esame scritto. Lì avrei dovuto argomentare. Meglio l’analisi di un testo di prosa per uno come me. Mi è toccato Goffredo Parise. All’orale, invece, mi capiterà uno tra Dante, Boccaccio, Goldoni, Machiavelli, Leopardi o Montale.

«Sogno di diventare giornalista. Andrò all’Uni di Venezia».

Antonella Fetta

Dopo il liceo cosa farete?

Antonella: Letteratura italiana a Venezia, sogno di diventare giornalista.

Flavio: Matematica al politecnico di Zurigo. Mi piacerebbe, un giorno, lavorare nell’ambito del calcolo delle probabilità.

Tutti gli altri vostri compagni sono altrettanto in chiaro?

Antonella: No, anzi. C’è gente che ha già deciso di prendersi un anno di pausa.

Flavio: I maschi poi sono frenati dal servizio militare, che di fatto ti fa perdere un anno. Io non ho questo problema perché sono stato scartato.

Oggi il liceo è strutturato in modo che già dal secondo anno un allievo prenda un determinato indirizzo. Cosa ne pensate?

Antonella: È presto. Pensate che come opzione specifica avevo scelto fisica e applicazione della matematica. Ora, di conseguenza, me lo porto obbligatoriamente all’esame di maturità. Tornassi indietro, sceglierei ovviamente un altro indirizzo.

Flavio: Uno però ha a disposizione tutto il primo anno per farsi delle idee. Insomma, ci può stare.

Se tutto va bene, a fine giugno avrete la maturità in mano. Come festeggerete?

Antonella: Forse una festa al fiume.

Flavio: È un segreto. Ho in testa un’idea pazza.

Là fuori, nel mondo del lavoro, c’è tanta competizione. Sentite già ora questa pressione?

Antonella: Sì. La si sente già sui banchi del liceo. Ed è sbagliato. Se io studio, lo faccio per me stessa. Non per competere con qualcuno.

Flavio: Un po’ di competizione, nello studio e nel lavoro, però, ci vuole. Se manca la competizione, uno fa il minimo indispensabile.

Circa il 40% dei ticinesi sceglie il liceo. In molti vengono bocciati già in prima. Il liceo è (anche) una scappatoia per chi non sa cosa fare?

Antonella: Temo che sia anche una questione di prestigio. E l’idea che il liceo ti porti a fare lavori socialmente più retribuiti e importanti. Preciso che non si tratta della mia opinione.

Flavio: Secondo me c’è un sacco di gente che, alla fine della quarta media, non sa cosa fare. Magari non ha voglia di lavorare, facendo un apprendistato, e quindi il liceo appare come una via comoda.

Liceo o apprendistato. Voi avete scelto il primo. Perché?

Antonella: È stato l’orientatore, alle medie, a suggerirmelo, visti i miei voti alti. Non mi ha presentato altre opportunità. Inconsciamente, i buoni voti ti portano a puntare all’università. È un concetto errato, perché oggi, grazie alla Supsi, anche un apprendista può fare un percorso accademico.

Flavio: A me hanno detto “ti conviene fare il liceo perché sei bravo a scuola”. Personalmente non ho alcun atteggiamento snob verso l’apprendistato. Anzi. Avrei fatto il cuoco.

Gli apprendisti, comunque, guadagnano. I liceali no. Quanto vi pesa dovervi arrabattare coi soldi?

Antonella: Io mi sono sempre data da fare. Con colonie estive e impartendo lezioni di ripetizione.

Flavio: Un apprendista ha la soddisfazione di avere in tasca soldi che si è guadagnato. È innegabile. Io faccio lavoretti di giardinaggio per la gente. Quest’estate lavorerò al chiosco di un campeggio.

Scuola obbligatoria per tutti fino ai 18 anni. Lo ha proposto di recente il consigliere di Stato Manuele Bertoli. Cosa ne pensate?

Antonella: Potrebbe dare una base solida formativa a tutti. Anche a quei giovani che dopo le medie si “perdono”. Però la vedo come una costrizione.

Flavio: A metà delle medie spesso uno è stufo di andare a scuola. È giusto che ogni individuo a 15 anni abbia la possibilità di decidere se studiare ancora o se lavorare. Io sono per la libera scelta. 


Maturandi ticinesi

Sono 850 gli allievi dei licei pubblici ticinesi impegnati negli esami di maturità, 240 quelli della scuola cantonale di commercio. A questi vanno aggiunti gli studenti delle scuole private come Papio e Lucino, un’ottantina, in corsa per la maturità federale. A fare stato, nel loro caso, è solo la nota degli esami di maturità (nessuna media col resto dell’anno). Diverse centinaia anche gli studenti alle prese con la maturità professionale.