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MUSICA
INTERVISTA

Rocco Hunt, rap e “Libertà”

Il rapper italiano torna con un nuovo album dopo quattro anni di assenza. Un disco fra autobiografia e denuncia sociale, pubblicato non senza difficoltà. Tra gli ospiti Achille Lauro, Clementino, Neffa, J-Ax e Boomdabash.

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Riccardo Ambrosio, Mad
16 settembre 2019

“Libertà” di Rocco Hunt.

VINCI IL CD

Cooperazione mette in palio 5 cd “Libertà” di Rocco Hunt. Condizioni di partecipazione: vedi impressum. Termine d’invio: 23 settembre 2019 alle 16. Ulteriori informazioni qui: https://www.cooperazione.ch/concorsi-e-passatempi/2019/vinci-un-cd-233021/

Ha solo 24 anni, ma è già un veterano del rap italiano. Rocco Hunt approda al quarto disco, Libertà (Sony), un lavoro che mescola critica sociopolitica e autobiografia, con rime in dialetto napoletano e sonorità eclettiche. Un ritorno dopo un passato di successi, come il primo posto fra le nuove proposte di Sanremo nel 2014 con Nu juorno buono.  Un percorso non sempre facile, però, come l’artista salernitano ci confessa in questa intervista. 

Rocco, solo qualche settimana fa lei dichiarava sui social che avrebbe chiuso con la musica. E, invece, ora se ne esce con un nuovo cd. Qualcuno ha parlato di abile strategia promozionale…

No, lo giuro. Luglio è stato un mese difficile: ho lavorato duro a un album per oltre tre anni, ma non c’era modo di farlo uscire. È stato rimandato più volte, un po’ anche per colpa mia. Non si era sicuri del progetto, delle tempistiche d’uscita e di dove collocarlo in un mercato che è molto cambiato. E così, davanti all’idea dell’ennesimo rinvio, sono stato colto dallo sconforto ed è crollata la mia autostima. Mi sono sfogato sui social senza pensare alle conseguenze. Un gesto immaturo, impulsivo, una ragazzata, che ha suscitato un bel vespaio, ma è servito a ricompattare tutto e tutti. Anche se in realtà non ho mai pensato veramente di lasciare la musica. 

In ogni caso, “Libertà” è finalmente uscito. Perché questo titolo?

L’avevo scelto da tempo e racchiude tanti  e diversi significati. Per la prima volta mi sono preso la libertà di fare un disco quasi tutto in dialetto napoletano, sperimentando nuove sonorità. Perché ora posso fare quello che mi pare: dopo tanti sacrifici mi sento libero, anche umanamente. Non vengo, infatti, da un “talent” e sono al quarto disco. La mia musica sta durando molto più di quanto m’aspettassi. E non sento più la pressione di fare singoli che debbano per forza piacere alle radio.

Il disco parte con “Mai più”, un pezzo tosto e autobiografico. 

L’ho messo all’inizio perché riassume il concept dell’album: è il coronamento di un sogno, il raggiungimento di uno status. Alle spalle lascio tante umiliazioni: non voglio più vedere le buste della spesa vuote di mia mamma o gli amici che fanno la colletta. È il riscatto sociale di chi viene dal niente. Con me c’è Achille Lauro, che ha una storia simile alla mia.

Con Clementino, invece, canta “Maledetto Sud”…

È una critica d’amore, come quando tieni così tanto a qualcuno che ti disperi per i suoi difetti. Vorresti dirle di crescere e migliorare, ma lei non ti ascolta o qualcosa impedisce la comunicazione. Parlo della mia terra, che è schiava di contraddizioni e stereotipi che uno vorrebbe annullare e, invece, restano vivi. Rispetto al Nord Italia sembra quasi un’altra nazione: c’è uno sviluppo diseguale, quando cresci giù hai altre aspirazioni, obiettivi, parli altre lingue. È una denuncia forte, che testimonia il grande amore per il mio Sud. 

Dal suo precedente disco sono passati quattro anni: cosa si aspetta da questo ritorno?

Sono giovane e curioso di confrontarmi con le novità. Vengo dal primo rap-pop, a cavallo fra musica fisica e digitale: oggi però i dischi non si vendono più e bisogna puntare allo streaming. Ma, a prescindere dalla piattaforma, è cambiato il marketing dietro a un album, come se la musica fosse quasi un oggetto che viene dopo l’immagine e i contenuti social. 

Come vede il suo futuro?

Quando avevo 18 anni sognavo il grande successo e i dischi d’oro: ma, una volta raggiunti, capisci che forse sono solo cose che abbelliscono il tuo progetto. Il meglio è quando vai in giro e la gente canta le tue canzoni. E sono felice di vedere che i fan non mi hanno dimenticato. Perché è bello andare in studio, ma il meglio è stare sul palco. Quella è la prova del nove.