X

Argomenti popolari

INTERVISTA
FABRIZIO VISCONTINI

Spitteler, il Gottardo e la neutralità

Cento anni fa il basilese Carl Spitteler si aggiudicava il premio Nobel per la letteratura. Scopriamolo tramite due libri e un viaggio, nell’intervista allo storico Fabrizio Viscontini.

FOTO
VIOLA BARBERIS
08 aprile 2019

Fabrizio Viscontini scende lungo la Tremola.

Concorso

Gita in autopostale d'epoca

Cooperazione mette in palio 2 biglietti per una gita in autopostale d’epoca, da Faido a Andermatt e ritorno, organizzata dal Museo di Leventina in occasione dei 100 anni dal premio Nobel a Carl Spitteler. Le guide, fra cui Fabrizio Viscontini, metteranno in evidenza alcuni aspetti storici, politico-ideologici, paesaggistici e letterari legati al massiccio del Gottardo. Per partecipare, compilate il formulario che trovate all’indirizzo in calce. Termine d’invio: 15 aprile 2019, ore 16.

Ulteriori informazioni qui: https://www.cooperazione.ch/concorsi-e-passatempi/2019/vinci-una-gita-in-autopostale-d-epoca-202266/

Quest’anno ricorre il 100° anniversario del premio Nobel per la letteratura a Carl Spitteler, unico svizzero “di nascita” ad averlo vinto (ci sono anche il naturalizzato Hermann Hesse ed Elias Canetti, che ha passato gli ultimi 20 anni di vita soprattutto a Zurigo, dove è sepolto). Recentemente, due pubblicazioni hanno permesso ai lettori italofoni di scoprire lo scrittore nato a Liestal: Il Gottardo (Dadò, 2017, a cura di Mattia Mantovani), edito in tedesco nel 1896, e Discorsi sulla neutralità (Casagrande, 2019). Quest’ultima opera è un progetto trilingue curato da Camille Luscher, in cui 8 autrici e autori svizzeri, fra cui Fabio Pusterla e Tommaso Soldini, riflettono sul famoso discorso che Spitteler tenne a Lucerna nel dicembre 1914, pochi mesi dopo lo scoppio della Prima guerra mondiale, con il quale invitava gli svizzeri a restare uniti. Per capire meglio come situare nel suo tempo lo scrittore e la sua opera, abbiamo incontrato lo storico Fabrizio Viscontini.

“Il Gottardo” di Carl Spitteler si apre con queste parole: «Rispetto alle altre montagne svizzere, un viaggio che abbia come meta il Gottardo viene intrapreso con altre intenzioni e altri sentimenti». Qual è la sua particolarità?

Il San Gottardo fa parte dell’identità elvetica. Ha un’importanza prima di tutto economica, come via di transito. Viene aperto al grande traffico internazionale attorno al 1230, con la costruzione del Twärrenbrücke, il cosiddetto “ponte gocciolante”. I cantoni della Svizzera centrale utilizzano questo passaggio per esportare le loro mandrie nel Nord Italia. Ma ha un’importanza anche dal punto di vista religioso. La cappella sul Gottardo è alto medievale ed era meta di pellegrinaggi.

E a livello simbolico?

Prima di tutto, il San Gottardo si trova al centro della Svizzera. Già Gonzague de Reynold ne parlava come della sorgente di quattro fiumi. Una specie di croce, che rimanda alla bandiera della Confederazione. D’altro canto, in una mappa di Gabriel Walser del 1756, il Gottardo era ancora indicato come la cima più alta delle Alpi.

In una mappa del 1756, il San Gottardo era ancora indicato come la cima più alta d'Europa.

 

Cosa evidentemente non vera.

Certo, oggi tutti sanno che è il Monte Bianco. Ma questo “errore” la dice lunga sul sentimento che si aveva nei confronti del San Gottardo.

Durante la Prima guerra mondiale, quando Spitteler tenne il suo famoso “Discorso sulla neutralità”, che ruolo ha avuto questo simbolo nazionale?

Per un concetto globale di Ridotto alpino bisognerà attendere il 1940, ma già alla fine dell’Ottocento c’è l’idea del San Gottardo come di una fortezza. Il 20 maggio del 1882 viene firmata, fra l’Impero austro-ungarico, l’Impero tedesco e il Regno d’Italia, il trattato della Triplice alleanza. Gli accordi militari derivanti da quel trattato prevedono il supporto delle truppe italiane a quelle tedesche, nel caso di un’invasione francese lungo il Reno. E con l’apertura della galleria ferroviaria del San Gottardo, il 23 maggio dello stesso anno, il treno diventa il modo più veloce per far transitare le truppe. In questo senso, non bisogna dimenticare che il maggior finanziamento per la costruzione della nuova linea ferroviaria era arrivato proprio dal Regno d’Italia. Ma la Svizzera è vincolata alla neutralità dal Congresso di Vienna del 1815 e non può permettere il passaggio di eserciti stranieri. Proprio per questo, a partire dagli anni ’80 dell’Ottocento, si costruiscono dei forti sul massiccio del San Gottardo, sia sul versante sud sia sul versante nord.

Nel suo discorso, Spitteler paragona l’effetto del nostro essere neutrali a quello di «una persona indifferente in una casa in lutto». Era effettivamente l’idea che gli altri Stati avevano della Svizzera durante la Prima guerra mondiale?

Bisogna dire che Spitteler, sebbene avesse una cultura profondamente germanica, parteggiava per la Triplice intesa, ovvero la Francia con gli imperi britannico e russo. Naturalmente gli Stati neutrali, benché abbiano una certa utilità dal punto di vista economico – la Svizzera produrrà beni, durante la guerra, anche per gli Stati belligeranti – rappresentano comunque, nel corso di un conflitto, un qualcosa di particolare.

Mentre all’interno della Confederazione, come è vissuta la neutralità?

L’opinione pubblica è divisa. Mentre la Svizzera tedesca parteggia apertamente per gli imperi tedesco e austro-ungarico, la Svizzera francese e il Ticino sono per l’Intesa. Spitteler si rende conto che la guerra sta provocando forti tensioni all’interno del paese. Per garantire la neutralità, ritiene quindi importante evitare che il paese si divida.

Da cui l’appello per una Svizzera unita, nel suo discorso del 1914.

Esatto. Il fatto è che, con lo sviluppo dei movimenti nazionalisti alla fine dell’Ottocento, la Svizzera aveva incontrato sempre più difficoltà a situarsi nel contesto europeo. Da lì il tentativo, sin dal 1891, con l’introduzione della Festa nazionale del Primo d’agosto, di creare una cultura svizzera. Di cercare una radice comune di popoli con lingue, religioni e tradizioni diverse, che non erano e non si sentivano percepiti come una nazione.

Per Spitteler, garantire la neutralità significa evitare che il paese si divida.

 

In questo senso il Gottardo, insieme a un certo mito alpestre e al Primo d’agosto, ha giocato un ruolo?

Sicuramente sì, perché l’immaginario collettivo legato alla Svizzera riguarda anche le montagne. Non bisogna dimenticare che, all’epoca, abbiamo il grande sviluppo del settore turistico, che riguarda i laghi, ma anche l’arco alpino.

E in effetti “Il Gottardo” è nato come un veicolo di promozione per il turismo elvetico, commissionato a Spitteler dalla Ferrovia del Gottardo.

Sì, anche perché la Gotthardbahn si rivolge in particolare al movimento turistico, che naturalmente all’epoca non è di massa, riguarda il 5-10% della popolazione circa. Lo spazio di mercato è quello della ricca borghesia e della nobiltà dell’epoca. Il volume sarà quindi presente negli alberghi e nei transatlantici, con una larga diffusione. Spitteler però, soprattutto dopo aver vinto il Nobel, non dev’esserne stato particolarmente fiero: nel 1922, due anni prima di morire, si oppone a una ristampa del libro.

A proposito di turismo, il 13 luglio prossimo il Museo di Leventina organizza un’uscita in autopostale d’epoca sul San Gottardo, sulle tracce di Carl Spitteler. Lei parteciperà in qualità di storico. Ci può dare qualche anticipazione?

Il viaggio permetterà di riscoprire alcuni luoghi di importanza notevole, come i ponti, che in diverse epoche hanno permesso di unire il Nord al Sud delle Alpi. Poi avremo modo di vedere i resti dell’antica chiesa presente sul passo e commenteremo alcune delle testimonianze scritte, lasciate da diversi viaggiatori in varie epoche. In questo senso, non dimentichiamo che, prima della costruzione della ferrovia del Gottardo, il passo era transitato anche in inverno, con delle slitte, naturalmente con grossi rischi, perché il pericolo di valanghe era molto più presente rispetto a oggi. 


Il ritratto

Carl Spitteler

Nato a Liestal il 24 aprile 1845, Carl Friedrich Georg Spitteler ha scritto liriche, poemi drammatici e racconti. Nel 1920 fu insignito del Premio Nobel per la letteratura, con effetto retroattivo per l’anno 1919, «con particolare apprezzamento per “Primavera olimpica”». Durante e dopo la scrittura de “Il Gottardo” viaggiò molto sulla tratta Lucerna- Bellinzona, anche grazie a un abbonamento in prima classe offertogli dalla Gottardbahn. Morì il 29 dicembre 1924 a Lucerna, dove si era stabilito a partire dal 1892.

Lo storico leventinese Fabrizio Viscontini ha studiato all’Università di Friborgo. Da 18 anni è direttore della Scuola media di Giornico.