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Sting, ecco le “My Songs”

Nuovo disco per il cantante inglese, che in “My Songs” riprende i classici dei Police e le sue hit da solista in una chiave più contemporanea. Sting ce ne parla in questa intervista, dove affronta anche lo spinoso tema della Brexit.

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Mayumi Nashida/ mad
10 giugno 2019

Sting, pseudonimo di Gordon Matthew Thomas Sumner, è nato il 2 ottobre 1951 a Wallsend, Regno Unito.

È una vera superstar, una leggenda vivente del rock, ma anche un artista colto e attento alle cose del mondo. E, fatto non trascurabile, un uomo gentile e disponibile, che si presta di buon grado alle interviste e ai selfie coi suoi tanti fan (giornalisti compresi). In forma smagliante, nonostante i 67 anni sulle spalle, Sting è tornato con My Songs (Virgin/Universal), cd dove rilegge i classici dei Police e le sue hit da solista.

Sting, perché questo disco?

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Cooperazione mette in palio 5 CD “My Songs” di Sting. Condizioni di partecipazione: vedi impressum. Termine d’invio: 17 giugno 2019, ore 16.Ulteriori informazioni qui: https://www.cooperazione.ch/concorsi-e-passatempi/2019/vinci-un-cd-214232/

Tutto è iniziato quando per Capodanno mi hanno chiesto di cantare Brand New Day a Times Square, New York. Un inno all’ottimismo, che ho voluto riarrangiare con un suono più contemporaneo. E ci siamo riusciti, visto che è schizzata subito nella top ten di iTunes. Mi sono detto: forse anche con un brano di 20 anni fa riesco a fare qualcosa di moderno. Così abbiamo cominciato a registrare dei pezzi in momenti diversi, ma sempre all’insegna del divertimento.

Gli arrangiamenti non sono troppo diversi dagli originali: come mai?

Non ho modificato molto i classici dei Police, perché andavano bene così, ma mi sono preso più libertà coi miei brani solisti, scavando e ritrovando l’ossatura delle canzoni. Mi sono concentrato di più sulla tecnologia di registrazione e sulla strumentazione, che in questi anni sono molto cambiate. Ma, soprattutto, è molto cambiata la mia voce; oggi ha una grana diversa, più sfumature e riesce meglio a raccontare le storie. Non per forza sono uscite canzoni migliori, ma differenti: l’importante è che avessero un suono contemporaneo. Trovo il confronto con le vecchie versioni molto interessante, spero sia così anche per il pubblico.

Che legame ha con le sue hit?

Queste canzoni sono il paesaggio della mia vita, mi vengono in mente tante cose, ma i ricordi riguardano anche il pubblico. Giorni fa un tipo mi dice: sai, io e mia moglie ci siamo innamorati con Every Breath You Take, mentre un altro mi spiega che al funerale di suo zio hanno suonato Fields Of Gold. È bello questo scambio, le mie canzoni aiutano a ricordare alla gente i momenti della loro vita. È un valore che va molto al di là delle classifiche di vendita.

Com’è cambiato il suo ruolo d’artista?

Ovviamente spero di essere migliorato come compositore, cantante, leader di band e bassista. Ma non è un processo semplice: quando sei giovane hai tantissima energia e certe cose le fai d’istinto, poi col tempo entra in gioco una nuova consapevolezza. E oggi, proprio perché ho più esperienza, può essere più difficile scrivere un pezzo. Per me le canzoni sono come organismi viventi, mentre oggi con lo streaming si è perso un po’ il contesto, senti un brano come se stessi bevendo un caffè e non ti poni domande.

Da inglese, come vive la Brexit?

Sono contrario. L’UE va riformata, ma bisogna rimanere al tavolo. Non dobbiamo dimenticarci che ha garantito 70 anni di pace. Io non ho mai affrontato in guerra dei nemici, mio papà e mio nonno sì. L’unione fa la forza. Per esempio, oggi il vero problema esistenziale è il cambiamento climatico. Solo stando tutti insieme si può affrontare e invertire la tendenza.

Cosa c’è nel suo futuro?

Gli ultimi anni sono stati prolifici e ho in progetto un disco d’inediti. Intanto il mio tour è già partito (il 28 giugno è al Montreux Jazz Festival, ndr.) e da maggio 2020 sarò fisso al Caesars Palace di Las Vegas per tanti concerti: me l’hanno chiesto diverse volte, ora sono pronto. Mi piace l’idea di creare un ambiente della mia immaginazione, dare un contesto visivo ai miei brani attraverso set scenografici, luci, proiezioni, ballerini. Con gente di tutto il mondo che verrà a vedermi.