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INTERVISTA
BOAS EREZ

Un ateneo internazionale

A colloquio con il professor Boas Erez, rettore dell’Università della Svizzera italiana. Per tastare il polso a questa grande istituzione: sulle questioni critiche nei rapporti tra le facoltà e sugli obiettivi da realizzare all’esterno.

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SANDRO MAHLER
04 novembre 2019

Boas Erez (Coira, 1962) è rettore dell'Usi dal 2016.

Varcando la soglia dell’Università della Svizzera italiana (Usi) a Lugano, immaginiamo il Dies academicus del maggio scorso, con l’aula magna stipata di 2800 studenti e personalità, intenti ad ascoltare il discorso del rettore Boas Erez, classe 1962, matematico di formazione, e dal 2016 chiamato a reggere l’ateneo, giunto al suo 24esimo anno di esercizio: «L’Usi incarna una speranza nata ben prima della sua creazione: dalla prima idea dei gesuiti lucernesi alle proposte di Stefano Franscini e altri (…) Quello che fa sì che l’università abbia un ruolo cruciale nel far fronte alle sfide del nostro tempo (...) per uscire dalle molte situazioni che sembrano senza via d’uscita è quello di promuovere narrative della speranza (…). Perché il futuro appartiene ai giovani: i nostri studenti sono una speranza per tutti noi; offriamo una via verso un impiego ai nostri laureati: noi siamo una speranza per loro». L’immagine lascia subito spazio alla situazione reale. Nell’ufficio del rettore, libri alle spalle, ordine geometrico sulla scrivania, si prova a disegnare un quadro dell’impatto sul territorio dell’Usi, di quali giovani la frequentino ed escano al termine del loro percorso formativo, delle sfide che attendono la massima istituzione formativa del Cantone.

Prima di lei, a presiedere l’Usi vi sono stati anche due presidenti di formazione scientifica, Marco Baggiolini, laurea in medicina e specializzazione in biochimica, e Piero Martinoli, fisico, ricercatore. Un caso o una scelta strategica mirata da parte di chi è preposto a decidere?

Non so se si tratti di una scelta strategica. Di certo Baggiolini e Martinoli sono stati scelti per le loro solide esperienze universitarie, sia a livello di docenza sia di capacità manageriale. Per quello che mi riguarda, non penso di essere stato scelto perché sono un matematico, bensì per l’esperienza accumulata in ambito direttivo durante i miei anni trascorsi all’università di Bordeaux.

Nata nel 1996, l’Usi ha appena compiuto 23 anni. Che Ticino sarebbe, se non ci fosse?

Se l’università contribuisce al cambiamento del Cantone, nello stesso tempo è un rivelatore di cambiamento. Fare un’università non è l’esito di una improvvisazione, ma richiede un alto grado di professionalizzazione. Oggi siamo un ateneo molto considerato all’interno del panorama universitario svizzero. Forse è proprio questo ciò che è stato portato in Ticino, la considerazione altrui grazie alla specificità della nostra presenza.

«Partecipiamo attivamente allo sviluppo sociale ed economico».

 

In cosa consiste questa specificità?

Penso che in media facciamo bene quello facciamo. L’offerta formativa dell’Usi è di qualità. Uno dei miei obiettivi non è tanto che i giovani scelgano la nostra università, quanto che vedano nella nostra struttura una valida possibilità di scelta consona alle loro idee. La qualità dei nostri professori è perfettamente in linea con le altre università svizzere, i contenuti delle nostre facoltà sono tali che non vi è un motivo per cui un giovane debba decidere di andare a studiare altrove. Con cento nazionalità rappresentate, l’ambiente è internazionale. Dico spesso che chi viene qui viaggia sul posto, non nel senso che non si muove, ma perché ha l’opportunità di incontrare una varietà di studenti non riscontrabile in altri luoghi.

Quali sono i punti critici dell’Usi e quali le prospettive per il nuovo quadriennio?

Vi sono criticità dovute al normale sviluppo di un’istituzione. Se all’inizio vi era il nulla e bisognava creare, cosa che è avvenuta grazie allo slancio delle personalità che hanno fortemente voluto sul territorio questa presenza, ora è il momento di assicurarsi che il tutto resti aggregato e si consolidi. Nello stesso tempo, si tratta di sviluppare ulteriormente i legami che intercorrono tra le diverse facoltà. Penso, per fare un esempio, alla relazione tra l’Accademia di architettura e le Scienze informatiche, con lavori che possono essere realizzati in comune e che sono tutti da costruire. Un altro punto su cui si lavora è quello di allargare l’impatto dell’università verso l’esterno. Se è vero che è ben posizionata sul territorio, ora si tratta di ampliare la sfera d’influenza creando partenariati con istituzioni e aziende, sviluppando collaborazioni con i Comuni, partecipando attivamente allo sviluppo economico e sociale. Penso, ad esempio, a Lugano, con le iniziative quali Il Litorale, alla sede espositiva de L’Ideatorio a Cadro, o ancora alla partecipazione al Lugano Living Lab, al progetto Locarno Media City e ad Airolo, con il progetto di un’antenna dell’Usi. Inoltre, alla luce delle mie interazioni quotidiane, e pensando ai potenziali studenti ticinesi, mi rendo conto che non siamo ben conosciuti, si tratterà pertanto di approfondire questo livello di informazione nei confronti dei possibili utenti locali.

L’Accademia di architettura, quattro facoltà scientifiche. Dall’Usi escono solo “scienziati”?

No. L’ambizione è che dal nostro ateneo escano giovani che sappiano prendere delle decisioni in modo responsabile. L’obiettivo non è quindi quello di formare solo dei professionisti, ma anche uomini e donne che abbiano sviluppato un certo senso critico. L’università è un luogo dove si impara a conoscere e a capire il mondo. È quindi importante che essa sia anche un luogo dove si coltivano il sentire e l’estetica insieme alla logica e alla ragione.

«Il nostro ateneo è molto considerato nel panorama svizzero».

 

L’obiettivo è ambizioso. Quali giovani sta incontrando?

La funzione di rettore non comprende molte possibilità di interazione con gli studenti. Se penso a quando ero un giovane liceale, alla fine degli anni Settanta, è da ammirare quanto fosse già valida la qualità dell’insegnamento e quindi, da questo punto di vista, non riscontro differenze rilevanti tra i ragazzi di allora e quelli di oggi. In termini generali, mi sembra di poter dire che i giovani di oggi abbiano meno interesse per l’approfondimento, ma più capacità di ampliare orizzontalmente il loro campo di azione. Qui sembrano tutti molto contenti e il corpo dei docenti non si lamenta di loro. Ecco, forse sembrano ancora un po’ meno presenti nel tessuto sociale e cittadino rispetto ad altre realtà universitarie.

Studente, professore universitario, ora si trova a essere il rettore dell’Usi, in continuo sviluppo e crescita. Qual è la “bellezza” del suo ruolo?

La ricchezza delle interazioni umane. Passo il mio tempo ad ascoltare gente, a discutere, a trovare soluzioni; occorre una grande creatività per risolvere o evitare problemi, per cercare di non aggravarli. Una volta, un mio collega mi disse che lo strumento più importante per chi assume il ruolo di rettore è la… saliva, il fatto di parlare di continuo con la gente. La bellezza consiste allora nell’incontrare persone appassionate e fare in modo che ognuna possa sviluppare le proprie inclinazioni.

Un suo giudizio finale…

Dobbiamo ringraziare chi ci ha preceduto ed essere fieri della presenza di questa istituzione nella Svizzera italiana.

Al termine dell’incontro, attraversando la sede dell’Usi, udiamo il conversare degli studenti, che si svolge per lo più in inglese. Siamo a Lugano. Nel mondo.


Il ritratto

Il rettore e l’Usi

Boas Erez: «Passo il mio tempo ad ascoltare gente, a discutere, a trovare soluzioni».

Boas Erez è nato a Coira nel 1962. Dopo la maturità al Liceo Lugano 1 ha conseguito il dottorato in matematica presso l’università di Ginevra, dove è stato anche assistente. In seguito è stato Benjamin Peirce Assistant Professor alla Harvard University (Usa) e professore ordinario di matematica all’università di Bordeaux (Francia), dove ha pure ricoperto vari incarichi direttivi. Dal 1° settembre 2016 è rettore dell’Usi. Nella vita privata suona il basso e canta con la band “Scraps”.

Alcuni dati sull’Usi. Studenti iscritti: 2815, di cui 795 ticinesi. Paesi rappresentati: 101. Totale personale accademico: 869 unità, di cui 481,5 a tempo pieno.