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MUSICA
NOVITÀ DISCOGRAFICA

Zucchero D.O.C.

Nuovo cd per l’artista italiano, fra testi di impegno civile e sonorità, tra tradizione e innovazione. Un disco intenso, un inno per un mondo più autentico e sincero. Da aprile 2020 il tour mondiale, che approderà il 5 dicembre all’Hallenstadion di Zurigo.

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Robert Ascroft/MAD
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DIEGO PERUGINI
18 novembre 2019

È uno degli artisti italiani più famosi all’estero, con oltre 60 milioni di dischi venduti in tutto il mondo. Zucchero è da poco uscito con un nuovo lavoro, D.O.C., in cui si rinnova rimanendo se stesso. Un mix di soul, blues, pop, gospel e progressive con un pizzico d’elettronica moderna. Tra i collaboratori spiccano Francesco De Gregori, Davide Van De Sfroos e l’inglese Rag’n’Bone Man. Da aprile 2020 il tour mondiale, che approderà il 5 dicembre all’Hallenstadion di Zurigo. Da settembre, invece, 12 date all’Arena di Verona.

Bentornato, Zucchero. Com’è nato l’album?

Da una grande ricerca, perché le cose cambiano velocemente e non volevo fare un disco uguale al precedente. Così ho messo in piedi un team che unisse musicisti veri e giovani produttori. Da una parte i vecchi amori soul, blues e gospel e dall’altra l’elettronica più “calda” e umana. Per rinnovarmi restando me stesso.

E i testi?

Ho espresso il mio stato d’animo attuale, le preoccupazioni per i tempi difficili che stiamo vivendo: sembra una pentola in ebollizione, speriamo non scoppi mai. Ci sono meno doppi sensi, perché non è il momento della goliardia. E ho toccato corde molto intime; infatti alla fine ero geloso di questo disco, quasi non volevo farlo uscire e tenermelo per me.

Invece, eccoci qua. E perché proprio “D.O.C.”?

vinci un cd

Concorso

Cooperazione mette in palio 5 cd D.O.C. di Zucchero. Condizioni di ­partecipazione: vedi impressum. Termine d’invio: 25 novembre 2019 ore 16.

Ulteriori informazioni qui: www.cooperazione.ch/concorsi

Il titolo mi ha fatto tribolare. All’inizio ho pensato a “Suspicious Times”, perché i nostri sono “tempi sospetti”, con molta apparenza e poca trasparenza e sostanza. Ma non volevo parole inglesi, proprio io che insisto a cantare in italiano in giro per il mondo. Così, dopo alcune chiacchierate coi miei amici contadini a proposito dei prodotti bio, è arrivato D.O.C., denominazione d’origine controllata, che è corto, molto italiano, comprensibile ovunque e sinonimo di genuino, autentico. Solo dopo ho scoperto che può significare anche “disturbo ossessivo compulsivo”. Ma va bene, in fondo nel lavoro io sono un po’ così.

Il primo singolo è “Freedom”, una parola importante…

… e usatissima, la libertà. Ma mi sembra che la nostra oggi sia una libertà apparente, mentre siamo condizionati da social e media. Io mi difendo con una vita “country”, fra animali, pochi amici e un paesino dove sto tranquillo.

Tema che ricorre in “Vittime del Cool”.

Siamo circondati da persone che vogliono apparire, essere cool, vip. Chissà poi perché. Io, invece, vorrei che la gente si manifestasse per quel che è veramente. Ho ancora l’idea romantica di un mondo più genuino. Anche perciò mi attacco alle mie radici, sempre più importanti e profonde, ai ricordi dell’infanzia, a un passato più sincero.

In “Badaboom”, invece, parla della sua Italia...

Lo chiamano il Belpaese, ma forse lo era prima, quello che abbiamo ereditato. Oggi ci sono corruzione, tradimenti, intrighi, politici che si mandano aff… in tv. Ed è impensabile e ingiustificabile che si offenda la gente di colore e ci siano delle reminiscenze di fascismo e nazismo, tutta roba che dovrebbe essere sepolta e bruciata.

Ma è proprio tutto così negativo?

In realtà, una volta messi in bella copia i testi, me li sono riletti. E ho scoperto che in ognuno di loro c’era un filo di luce e di speranza. Un inizio di redenzione, anche per un ateo come me. Non penso per forza al dio dei cristiani, ma a qualcosa di superiore. Forse sarà l’età, forse mi sto preparando. E, allora, non si sa mai. Faccio come mio padre, che per tutta la vita non ha fatto entrare il prete in casa, sino a quando non s’ammalò gravemente. Allora si alzò dal letto e si fece il segno della croce. Da figlio di buona donna come me, si sarà detto: non si sa mai.