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INTERVISTA
EVA HUHN

Zwingli e le salsicce in Quaresima

500 anni fa il prete zurighese Zwingli condannava i mali della Chiesa e avviava la riforma. A colloquio con Eva Huhn, responsabile dell’educazione religiosa riformata nelle scuole ticinesi.

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ALAIN INTRAINA
14 aprile 2019

Eva Huhn: "Zwingli è stato l'unico a morire per le sue idee: nel 1531 contro i Cantoni cattolici". 

Le salsicce durante la Quaresima? Mangiatele. In fondo, per lavorare in tipografia servono energie. Sembra una favola per bambini. Invece, si tratta di frasi che hanno segnato per sempre la storia del cristianesimo. A pronunciarle è Huldrych Zwingli, ex prete cattolico. Nel 1519 si presenta sul pulpito della chiesa zurighese di Grössmunster e spara a zero contro i “mali” della Chiesa. È l’inizio della sua riforma. A esattamente 500 anni di distanza, la storia di Zwingli è approdata al cinema, con l’omonima pellicola diretta da Stefan Haupt. «Film lungo e di nicchia», sostiene Eva Huhn, responsabile dell’educazione religiosa riformata nelle scuole ticinesi.

Non le è piaciuto?

Troppe informazioni in un’unica pellicola. Lo scorso autunno è stato lanciato un cartone animato di una decina di minuti. Quello sì, secondo me, è essenziale e concreto. 

Della pellicola di Haupt nella Svizzera italiana si è parlato poco. Perché? 

Si è voluto puntare sulle vicende personali di Zwingli. Forse sarebbe stato meglio mettere in evidenza gli aspetti rivoluzionari teologici. Quest’uomo, a un certo punto, ha detto che si potevano mangiare le salsicce durante la Quaresima. Perché è Dio che decide se salvarti o no. Tu puoi fare tutte le rinunce che vuoi, ma sarà sempre lui il giudice che potrà concederti la grazia. 

La Riforma approdò a Locarno intorno al 1550, ma non venne ben vista.

 

E la libertà umana?

Il fedele verrà comunque giudicato da Dio. Una persona che crede, non uccide, non ruba.   

Torniamo a Zwingli. Il riformatore zurighese lancia un messaggio che va al di là della religione. 

Ci invita a pensare con la nostra testa, indipendentemente dai dogmi. Attenti, però, a non cadere nel mito. Uno che dice «chi non è con me, pagherà» non lancia solo messaggi positivi. Anzi. 

Ogni città, all’epoca, aveva il suo riformatore. 

A Ginevra c’era Calvino. In Germania, il citatissimo Lutero, la cui Riforma è stata ricordata mondialmente due anni fa. Zwingli è stato l’unico a morire per le sue idee. Perì nella battaglia di Kappel nel 1531, contro i Cantoni cattolici. 

In Svizzera ci sono 1 milione e 675.000 riformati. In Ticino 12.000. Vi sentite una minoranza accettata? 

È inutile nasconderlo. Siamo una minoranza, spesso percepita come elemento estraneo al Ticino. Abbiamo un buon rapporto con i cattolici. Anche se su certi temi, ancora oggi, si tende a evidenziare le differenze, più che a sottolineare quanto abbiamo in comune. 

Tornando alla metà del Cinquecento, si può capire come la vostra, a Sud delle Alpi, sia stata una storia iniziata in salita… 

La Riforma approdò a Locarno attorno al 1550. Si provò a divulgarne gli insegnamenti, alcune donne tennero una lezione al vescovo durante un’udienza. Tutto questo non venne ben visto. 

E quindi?

I protestanti furono costretti a emigrare. Attraversarono il San Bernardino, fino ad arrivare a Zurigo. Ecco perché da quelle parti ci sono tanti cognomi che ricordano i locarnesi: pensiamo ai Von Orelli, o ai Von Muralt. La tipografia Froschauer, quella a cui era legato Zwingli per la propaganda delle sue idee e nella quale pronunciò le famose frasi sulle salsicce, in seguito cambiò proprietario e divenne la celebre Orell-Füssli. 

Ha accennato alle donne. Che peso ha la donna nel vostro credo? 

Lo stesso dell’uomo. La prima donna pastore in Svizzera è stata nominata già negli anni Trenta. I nostri pastori e le nostre pastore si possono sposare, e hanno famiglia. 

Zwingli ce l’aveva con le ricchezze della Chiesa…

Era reduce dalla battaglia di Marignano, sapeva che la Chiesa cattolica faceva affari sui mercenari svizzeri. I protestanti, in generale, evitano i lussi. Per questo il periodo della Quaresima inteso come rinuncia non ha senso per noi. I nostri luoghi di culto sono sobri, spogli. 

Protestanti, evangelici, riformati... Un sacco di termini, con varie sfumature. Ci aiuta a fare un po’ di ordine?

Protestante è il termine più diffuso e si riferisce a quei principi che in Germania hanno appoggiato Lutero durante la Riforma. Ma può essere usato anche come termine generico, così come “evangelici”.  

E gli evangelici riformati, chi sono invece?

Tutti quelli che si rifanno agli insegnamenti di Zwingli e Calvino. È il termine storico legato al contesto svizzero. Anche se poi, ci sono varie ramificazioni. 

I cattolici, negli ultimi anni, soprattutto con l’avvento di Papa Bergoglio, stanno affrontando temi tabù. E voi?

Noi non abbiamo un diritto canonico vincolante e non riconosciamo l’autorità del Papa; ci basiamo solo su quello che sta scritto nella Bibbia, senza alcuna intermediazione. Noi certi temi li abbiamo già affrontati anni fa. 

Come vi ponete, ad esempio, di fronte ai gay?

La Chiesa evangelica riformata nel Ticino celebra dal 2014 benedizioni di coppie omosessuali. Dio ama e accoglie tutte le sue creature. Come può una Chiesa decidere di escludere qualcuno? Ne è un esempio la mia storia personale. 

Ce ne parli…

Sono stata sposata con un cattolico, da cui ho avuto due figli. E ora sono divorziata, senza sentirmi per questo rigettata da Dio. Per noi il matrimonio non è un sacramento. Abbiamo solo il battesimo e la Santa cena, quella che in ambito cattolico è chiamata “comunione”. 

Qual è lo stato di salute della vostra chiesa, oggi, nella Svizzera italiana?

Solo una piccola parte frequenta regolarmente il culto. La secolarizzazione colpisce anche noi. E mancano le forze giovani. Gli allievi iscritti a religione evangelica quest’anno sono circa 600 alle elementari e 250 alle medie. Ci sono inoltre due gruppi di studenti ai licei.

Siamo in vista della Pasqua. Come la vive personalmente? 

La giornata chiave è quella del Venerdì Santo. E mi spiace che in Ticino non sia un giorno festivo. Al Venerdì Santo si celebra la Santa cena, con pane, vino o succo d’uva. E poi si canta “O volto insanguinato” di Hassler, armonizzato da Bach. Così come a Pasqua cantiamo “Cristo è risorto” sulla melodia del “Giuda Maccabeo” di Händel. Senza questi canti per me non è Pasqua.  

Chiudiamo ancora con i cinquecento anni dalla rivolta di Zwingli. Si festeggerà? 

A Lugano è stata ricreata l’esposizione sulla riforma di Lutero e di Zwingli. Faremo anche varie attività nelle scuole. A Zurigo la lista di manifestazioni è infinita. Ed è bello constatare che da una parte ci si chiede cosa sia ancora attuale di quella Riforma e che dall’altra invece si rifletta anche sui suoi aspetti negativi. Ad esempio, la sorte dei battisti condannati a morte, affogati nella Limmat. Se c’è una cosa che non ci manca è l’autocritica. 


Il ritratto

Eva Huhn

Nata a Sorengo nel 1962, Eva Huhn ha conseguito la licenza in lettere a Ginevra e la laurea in scienze bibliche e teologiche a Roma (facoltà valdese di teologia). Divorziata, con due figli, oggi vive a Lamone. È docente, esperta cantonale di insegnamento di religione evangelica, ed è membro del consiglio sinodale della Chiesa evangelica riformata del Ticino.