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Al mare, per sempre - Giosia Bullo, Consulente in comunicazione

TESTO
30 luglio 2018

Alcune settimane fa c'è stata una notizia che prima è rimbalzata in modo virale sui social e poi è finita anche sulle pagine di illustri quotidiani della vicina penisola.

E che mi ha fatto riflettere per diversi motivi, in particolare per l'impatto mediatico ottenuto e il modo in cui un fatto personale veniva, suo malgrado, replicato nell'etere.

Un ristoratore del litorale tirrenico ha postato nei social la foto di un anziano che tutte le mattine, di buon'ora, si sedeva sul molo, posava al suo fianco una fotografia di sua moglie morta e poi guardava il mare, piangeva, le parlava e respirava per lei la salsedine. Quella fotografia racchiude in sé una storia semplice, ma molto commovente: questo anziano signore, rimasto vedovo di recente, si trovava in effetti ad affrontare la sua prima estate senza la sua compagna di sempre, conosciuta a soli 14 anni proprio su quel molo, sul quale, per quasi 70 anni, ci sono tornati tutte le estati, prima come coppia, poi con i figli, in seguito con i nipoti. Per ritrovarsi alla fine solo e pieno di nostalgia quest'estate.

Si tratta di una notizia che mi ha colpita non solo per la storia, di per sé commovente, racchiusa in quello scatto virale, ma anche per una questione di etica della comunicazione. Fino a che punto è giusto sbattere in prima pagina dei drammi personali per trovare (in questo caso in modo del tutto involontario) risonanza planetaria? Diventa dunque più importante la moltiplicazione di un sentimento di commozione collettivo, che invita a riflettere sulle grandi e nobili emozioni che governano il mondo rispetto alla violazione dell'elaborazione individuale e privata di un lutto?

Certo, c'è chi affida volontariamente alla bacheca dei social il proprio dolore o vi esprime il proprio cordoglio, ma in questo caso l'anziano pensionato mai avrebbe pensato di ritrovare la sua foto sui maggiori quotidiani e diventare, suo malgrado, un fenomeno virale sui social in questa mezza estate. Ci si chiede: fino a dove si può spingere lo sciacallaggio emotivo, anche per fini pubblicitari? Qual è il ruolo e la responsabilità sociale e etica della comunicazione? Pare che il ristoratore in questione l'avesse fatto perchè voleva fargli coraggio e dire al mondo che ci sono ancora grandi uomini, capaci di piangere per un amore infinito terminato.

Considerata l'attenzione mediatica ottenuta, ha fatto sicuramente centro. Ma probabilmente anche la sua terrazza con vista sul molo ne ha approfittato…


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