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«Sono motivato da vera passione»

L'INCONTRO — Quattro anni fa Gianluca Zaghi ripara una vecchia bici da corsa e da allora ha dato una seconda vita a oltre 200 modelli, venduti in tutto il mondo

27 ottobre 2014

Gianluca Zaghi allopera nel suo atelier di Porza.


L'intervista

Gianluca Zaghi è una di quelle rare persone senza età. A 45 anni, ha il corpo agile e la carica esplosiva di un ragazzino. Sulla scia di questa energia lo seguo attraverso le stanze della sua casa-atelier-officina e, poco a poco, scopro gli interni della sua vita. Un'esistenza che ruota intorno all'amore per il vintage e che pedala spinta dalla passione per il restauro artigianale. Dal luogo in cui vive alla sua professione, tutto si basa sul desiderio di riportare alla

vita lo stile e la qualità delle cose  «come si facevano una volta», ovvero con la volontà di farle durare per sempre. «La casa in cui abito, a Porza, era la Villa Bossi Fedrigotti, costruita all'inizio del secolo scorso dal primo presidente della navigazione del Ceresio e dalla moglie pittrice», mi dirà in seguito, «alla loro morte la casa ha subito un abbandono completo finché, nel 2001, mi ci sono trasferito iniziando a restaurarla. Oggi, non è ancora perfetta ma io l'adoro: vivere qui è troppo stimolante».

La svolta a New York e il rientro in Ticino
Gianluca Zaghi è un avventuriero, un amante   dello stile, un artista e un creatore di sogni a due ruote. Dopo un percorso come pittore e mosaicista in loco, nel '96 si sposta a New York dove, per 5 anni, fa la vita da artista bohémien per poi stancarsene nel 2001. Di ritorno in Ticino, prosegue per un breve periodo il lavoro di artista che affianca ad altre attività come l'attore per la Rsi. «Le mani le ho sempre usate e, da 4 anni ormai, restauro e vendo biciclette d'epoca», racconta, «tutto è iniziato in bilico tra il gioco e la necessità: allora infatti ero in disoccupazione e ho colto un'ispirazione al volo, ho acquistato la prima bicicletta e mi sono messo all'opera». Suo padre gli ha infuso il piacere e la maestria di lavorare manualmente, fin da piccolo lo coinvolgeva in tutte le attività manuali. «Tengo in alta considerazione gli oggetti nati dal lavoro artigianale», aggiunge, «dove le ore di lavoro, la cura e l'amore conferiscono ad ogni creazione un'anima». Assieme, guardiamo il video-ritratto dedicato ad un personaggio che lo ispira fortemente, Carlo Carlà, uno degli  ultimi  produttori di telai di biciclette del Sud Italia. «La differenza tra la bicicletta industriale e la bicicletta artigianale è, alla base, il possesso di un oggetto unico. Un oggetto che può essere posseduto da tutti non ha un'anima, perché l'anima è ripartita tra mille oggetti», dice con parole scelte con cura Carlo Carlà, «l'utilizzatore, quando si fa fare la bicicletta, ci mette l'idea e un poco di anima. Il costruttore, ci mette tutta l'anima e per servire il cliente, e per sentirsi  soddisfatto  dell'opera realizzata». Gianluca, mentre parla delle sue biciclette, quelle riportate allo splendore originale così come quelle personalizzate, si illumina. La strada che ha  scelto  richiede  per forza una dedizione totale. Nella sua bella officina lavora da solo e si occupa di tutti i dettagli, dalla ricerca dei pezzi di ricambio al restauro, alle fotografie che lui stesso esegue e condivide nei vari social network. «Se si fosse trattato di un lavoro semplice non ce l'avrei fatta, dopo un po' avrei perso l'entusiasmo. Ma amo profondamente quello che faccio e sono motivato dalla passione sincera che accomuna i patiti delle biciclette vintage: quando mi sono affacciato a questo ambito mi si è aperto un vasto universo popolato da persone di ogni genere provenienti dai 4 angoli del globo». Finora, con la sua attività VSB Vintage Speed Bicycles, ha dato nuova vita a ben 200 modelli che, assieme  ai preziosi pezzi di ricambio, ha venduto online in più di 60 paesi sparsi per tutto il mondo. Per lo più si occupa di biciclette italiane, svizzere e francesi del secolo scorso. «È impressionante vedere quanto fossero all'avanguardia. Con l'avvento delle biciclette industriali non abbiamo fatto che retrocedere», spiega.

Un intenditore capisce un lavoro fatto bene
Tra le emozioni più forti di questi anni c'è stata  quella  di rivendere  a  un costruttore telaista del passato una sua creatura. Ogni parete dell'atelier parla di questa passione. I  cerchioni  in legno attaccati ai muri, l'angolo degli attrezzi, la stanza con i telai multicolori tenuti con cura uno accanto all'altro,  quelli  terminati  e  quelli  in attesa di ricevere nuova linfa. E poi ci sono gli innumerevoli cassetti, le scatoline e le scatolette, dove Gianluca tiene i pezzi di ricambio che chiama «gioielleria» per la loro fattura impeccabile: un mosaico di vita. «Un intenditore capisce subito quando un lavoro è fatto bene, con la cura del dettaglio, la capacità manuale, la conoscenza  della  meccanica  e la passione per la storia delle biciclette», conclude con il tono soddisfatto che distingue l'uomo che ha trovato il suo cammino.

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