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Paolo Corti, una vita cucita su misura

AVIAZIONE — Il comandante ticinese è animato da una profonda passione per il volo. Pilota aerei da trent'anni e conosce mezzo mondo come le sue tasche.

30 giugno 2015

Il comandante Paolo Corti sulla pista dellaeroporto di Kloten.


L'intervista

Eccoci agli arrivi dell'aeroporto di Zurigo Kloten. A dir la verità siamo arrivati in treno e nessun visitatore aspetta di essere accolto da noi. Ma questa è un po' casa sua, e quindi quale posto migliore per incontrarci? Puntuale, il comandante  Paolo Corti ci attende, impeccabile nella sua uniforme, accompagnato da un'addetta stampa di Swiss. Dopo un'energica stretta di mano, il cinquantaseienne ci invita nelle confortevoli poltrone di prima classe in un airbus A 340. Paolo Corti si dimostra subito molto affabile e se l'altezzosità non è tra le sue caratteristiche, l'altitudine è di certo il suo regno. Pilota aerei da 30 anni, è comandante da 17, e da sei è ai comandi di voli a lungo raggio. Una carriera di tutto rispetto. Ragazzino, mirava ancora più alto: «Sono nato nel 1959 e quando ero bambino, erano gli anni delle spedizioni nello spazio. Avrei voluto diventare astronauta. Diciamo che ho ridimensionato un po' i miei sogni» confida sorridente il comandante, facendoci visitare le aree riservate al personale: il cockpit, il lettino per i piloti che si danno il cambio nei voli lunghi, e i letti dell'equipaggio al livello della stiva. C'è tutto in questo apparecchio che lo porta in giro per il mondo... diventato per certi versi casa sua. «A Los Angeles e San Paolo nel tempo ho costruito una cerchia di amici. Conosco bene le città e so dove andare. Mi piace Hong Kong: è una metropoli affascinante con il suo mix culturale cinese e inglese; ci sono le montagne ma è al mare».

Una vita pianificata mese per mese
Ma Paolo Corti è anche fortemente ancorato a terra. Vive a pochi chilometri dall'aeroporto con la moglie, conosciuta quasi trent'anni fa, e le due figlie. «Non è facile conciliare la vita professionale con quella familiare. Ho avuto la fortuna d'incontrare una donna molto indipendente, che si è occupata delle nostre figlie» precisa il comandante. E quanto sia difficile conciliare le due cose lo dimostra un foglio A4 che porta con sé, vi si leggono nomi di metropoli lontane, orari e sigle. «Questo è il mio piano di volo mensile. È da trent'anni che la mia vita si organizza attorno a questi fogli, di mese in mese» ci spiega il comandante, che attraversa fusi orari e percorre migliaia e migliaia di chilometri come molti in cammino da casa all'ufficio.
«L'importante è conoscere bene il proprio corpo. Io cerco sempre di adattarmi al fuso orario del posto in cui mi trovo. Domani per esempio volerò a New Delhi. Sarà un volo di 11 ore. Arrivato, andrò in un ristorante a cenare indiano e farò un giro per i negozietti prima di andare a letto». E chissà, pensiamo noi, quanti souvenir da tutto il mondo porta sempre a casa! «Quando le mie figlie erano piccole, portavo abiti dagli Stati Uniti o dei gadget elettronici che da noi non si trovavano. Ma ora mi chiedono soprattutto di potermi accompagnare in  qualche volo, uno dei vantaggi della mia professione» racconta il pilota e padre di famiglia. Addirittura, la figlia più grande, che ha lavorato come flight attendant da Swiss per un paio d'anni, ha avuto modo di viaggiare nello stesso equipaggio del padre.

In caso di emergenza è importante restare razionali  »

Sorprese e imprevisti del mestiere
Oggigiorno i piloti hanno meno tempo a disposizione tra un volo e l'altro, i ritmi sono più serrati e non è più d'attualità il cliché del pilota che se la spassa nelle più belle località del mondo in attesa del prossimo tragitto. «Però si possono vivere ancora momenti simpatici. L'anno scorso, per esempio, c'era un bell'ambiente con il personale di cabina su un volo per San Francisco. Quando siamo atterrati, abbiamo noleggiato un'auto e siamo scesi lungo la costa fino a Monterey, abbiamo fatto un picnic e siamo ritornati a San Francisco». A volte invece sono i passeggeri a rendere un volo particolare: «Ho conosciuto diverse personalità. Mi ricordo di un attore che recitava il cattivo in Dallas. Era una persona molto simpatica».

Ma non sono sempre solo rose e fiori: in volo possono anche accadere imprevisti e situazioni difficili. «Mi è capitato un paio di volte di dover affrontare delle turbolenze estreme. L'adrenalina e il polso salgono, bisogna restare razionali e tenere l'aereo nei parametri di volo senza farsi prendere dal panico. C'è una check-list di procedure da seguire e poi tutto si risolve. Ma in quei momenti è importante informare il personale di cabina e i passeggeri, tranquillizzandoli e spiegando loro cosa sta succedendo» ci dice mostrandoci i manuali di bordo e
gli innumerevoli pulsanti e lucette del cockpit. E cosa fa quando non indossa la divisa? Il comandante ci osserva con divertita aria di sfida: «Cosa pensate che faccia un pilota nel tempo libero? Piloto aerei d'epoca!» sorride gioviale il comandante, la cui passione non lascia adito ad alcun dubbio. Paolo Corti è riuscito a cucirsi addosso una vita su misura.

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