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Andava a teatro per starsene in pace, ora è un'artista di livello internazionale

IL RITRATTO - Lorena Dozio, danzatrice e coreografa luganese, si sta preparando per la "prima" del suo nuovo spettacolo Otolithes, in scena al LAC. — RAFFAELA BRIGNONI

12 settembre 2016

Lorena Dozio al LAC a pochi giorni dalla prima. (Foto: Annick Romanski)


L'incontro

Ah era oggi?». Lorena Dozio è presa di sorpresa: si è dimenticata del nostro appun tamento. «Il tempo stringe, cerchiamo di dilatarlo» sorride la trentasettenne luganese, aggiustandosi i capelli nel bel mezzo delle prove per la prima del suo spettacolo Otolithes, che debutterà il 30 settembre al LAC. Pavimento e tende nere alle pareti, una forte illuminazione pendente dal soffitto, sparsi in terra qualche snack, buste con frutta e verdura e bottigliette d'acqua. Il piccolo team di Lorena Dozio con il compositore Carlo Ciceri e i tre danzatori, pare rinchiuso in un bunker, equipaggiato per poter rinunciare al mondo esterno per ore. Perdere la concezione del tempo qui: niente di più semplice. 

Da Lugano a Parigi 

Dozio capisce che la sua strada non sono il teatro e la narrazione classica, ma la danza contemporanea. Non personaggi, non dialoghi, ma corpi in movimento. «Non mi interessava far parlare un personaggio, ma lavorare con altri parametri: il corpo, lo spazio, il tempo» ricorda Dozio muovendo le mani, come a dimostrare e dare forma al suo pensiero. Il suo percorso prosegue al Centro Nazionale di Danza Contemporanea di Angers, in Francia, dove si lancia anche nella coreografia.

Visibile e invisibile
«Volevo creare per condividere delle dimensioni con il pubblico. Il principio del lavoro del coreografo è simile a quello dell'architetto: si parte da un'idea che con il tempo si cristallizza. Poi si sviluppa un'altra idea ancora, e la costruzione procede, basandosi sugli elementi già consolidati. Mi piace la fase della concezione dello spettacolo, quando si trovano le idee che una dopo l'altra si incastrano e si completano. Poi segue la fase dove lo spettacolo prende forma, si incorpora. Quando lo spettacolo debutta è un po' come se il lavoro non ti appartenesse più, bisogna lasciarlo andare e arriva come una sensazione di vuoto,  ma che lascia lo spazio a qualcosa di nuovo!» spiega Dozio, che sin dalle sue prime creazioni, si interessa alla relazione tra il visibile e l'invisibile, fil rouge che segna anche il suo ultimo spettacolo, in cui si muove in scena assieme a tre danzatori.  «Quello che mi interessa è far apparire gli spazi, le forze. Il suono, viaggiando attraverso l'aria, rende visibile lo spazio. In Otolithes, non parliamo, fischiamo. Tramite il fischio, i corpi diventano strumenti musicali e trasmettitori di codice. Avevo visto un'installazione d'arte contemporanea che mostrava gli abitanti di Kuşköy, in Turchia, comunicare attraverso i fischi. Sono in grado di trasmettere messaggi codificati e di tenere una vera e propria conversazione, semplicemente fischiando. In Otolithes i fischi creano un ambiente, rivelano dimensioni nello spazio, altri sono più funzionali, delle manifestazioni di presenza, ritmi, come quelli degli uccelli» anticipa la danzatrice.  Nel 2006, Dozio si trasferisce a Parigi, ma mantiene una relazione forte con il Ticino dove presenta tutti i suoi spettacoli. «La mia compagnia è basata a Lugano e sono molto felice di poter ritornare a lavorare qui. Dopo un po' Parigi “secca”  – confida Lorena Dozio che ama il Ceresio e nel tempo libero ricarica le batterie in mezzo alla natura –. Lasciare Lugano era stata una scelta obbligata. In Ticino c'è ritardo nella danza contemporanea. Ma in fondo è una cosa buona perché vuol dire che c'è molto da fare! – racconta entusiasta –.  E ho fiducia: noto una maggiore sensibilità e interesse per questa arte da qualche tempo».

La prima al LAC
Fuori si sta facendo buio, il team si prepara a godersi la serata mentre Lorena Dozio guarderà le riprese delle prove. «Il dialogo con i danzatori è molto importante per lo sviluppo e insieme si avanza nella scrittura. Danzare è un viaggio, e infatti, prima di entrare in scena, auguro un “buon viaggio” agli interpreti». Ed è quello che auguriamo anche noi il  prossimo 30 di settembre, ai danzatori e agli spettatori di Otolithes.

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