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RITRATTI
SIGNOR NATALE

Il luna park della Natività

Il suo nome è Bruno, ma vuole essere chiamato Signor Natale. Ogni anno questo stravagante 74enne trasforma la sua casa di Lumino in un’incredibile attrazione luminosa.

FOTO
MELANIE TÜRKYILMAZ
21 dicembre 2018

Il Signor Natale: «Il Natale è qualcosa di magico, il mio scopo è di contagiare i vicini e chi mi rende visita».

Oltre sessantamila lampadine, una massa enorme di decorazioni, la musica che proviene da minuscoli carillon in perenne funzione. Siamo al numero 6 di una viuzza di Lumino. Ad accoglierci, un uomo dalla barbetta e dai capelli lunghi e bianchi, con un sigaro in mano e col berretto “d’ordinanza” in testa. «Piacere, sono Bruno – sussurra sorridendo –. Bruno e basta. Il cognome non conta, non lo dico mai a nessuno, l’ho tolto anche dal mio campanello. Se preferite, chiamatemi Signor Natale».
Nel quartiere, Bruno (che, scopriremo in seguito, di cognome fa Andrighetto) è una specie di istituzione. In tanti lo conoscono perché viene chiamato nelle scuole per impersonare San Nicolao. I bambini del posto, inoltre, gli lasciano le letterine nella buca delle lettere. E lui, spesso, li ricambia con un regalino.
Il Signor Natale ha 74 anni, e per una vita ha fatto il trasportatore, con il suo furgoncino. «Ho trasportato soprattutto giornali». Ci appare subito come un uomo cordiale, a tratti esuberante. Ma piuttosto riservato sulle questioni personali. «Vi presento mia moglie Teresa, il mio braccio destro».

Un mese di festa

Quello di Bruno è un chiaro accento svizzero tedesco. Originario di Berna, è cresciuto nei pressi di Zurigo. «Mio papà, però, aveva radici nel Veneto. Ho parenti anche in Italia, nella zona di Vicenza». Segni particolari: ama il Natale alla follia. Tanto da averlo trasformato nel suo hobby. Ogni anno Bruno decora la sua casa in maniera quasi maniacale. Con un unico chiaro obiettivo. «Dispensare felicità, allegria e serenità. Il Natale è qualcosa di magico, il mio scopo è di contagiare i vicini e chi mi rende visita. Ho sempre un buon bicchiere di vin brûlé da offrire a chi passa di qui. Vorrei che ci fossero ancora più decorazioni in giro, sogno un mondo di luci natalizie». Per un mese abbondante, prima e dopo la festa della Natività, l’abitazione di Bruno si trasforma in un piccolo, grande luogo di aggregazione. Soprattutto per le famiglie con bambini, affascinati dalle illuminazioni e dalla figura di Bruno. «Da un paio d’anni inauguro la mia casa natalizia a inizio dicembre, con un aperiti- vo “pubblico” offerto ai passanti e ai curiosi. E poi la tengo attiva fino all’Epifania».

Il giorno della famiglia

Bruno ci porta dietro le quinte del suo luna park natalizio, in una specie di veranda. È la sua sala comandi, in cui spicca un mini frigo rosso della Coca Cola. Il Signor Natale ci mostra la centralina da cui gestisce la sua “creatura”. «Vedete – ci spiega, mentre indica un orologio –, le luci restano accese ogni sera fino a mezzanotte, poi si spengono automaticamente. Si riaccendono, da sole, al mattino, per un paio d’ore, prima dell’alba. Ho pensato a ogni dettaglio».
Tutti quegli addobbi, il Signor Natale, li ha collezionati piano piano. In anni di acquisti, anche casuali. Molte decorazioni sono di poco valore, alcune sono oggettivamente kitsch. Ma non fa nulla, Bruno è uno che punta sulla quantità. E lo ammette candidamente. «Comincio a fare gli acquisti di Natale molto presto. Già in ottobre sono a caccia di occasioni. Perché dentro di me sento già l’atmosfera dell’evento che si avvicina». Da bambino, Bruno passava dai nonni il giorno di Natale. «Nei paraggi di Sciaffusa. Ho dei bei ricordi. Oggi, invece, il giorno di Natale per me è un momento di totale relax, da dedicare agli affetti». Trascorso qui, in questa casetta calda, piena di stimoli anche nell’arredamento, un vero e proprio nido. «Solitamente vivo il Natale a gambe in su, nell’ozio, con mia moglie, i miei figli, i nipoti. Non attribuisco un particolare senso religioso all’evento. Il presepe? In un angolino tengo anche quello. Tuttavia, questa ricorrenza per me ha un valore più universale, che va al di là dei credo religiosi. È la festa della famiglia per eccellenza».

Piccoli gesti

Osserviamo il Signor Natale mentre spunta dall’uscio di casa con alcuni sacchettini. Li porge ai bimbi dei vicini. Una carezza, un abbraccio. E Bruno che resta lì, con lo sguardo quasi assente, come se per lui tutto si finalizzasse con il compimento della buona azione. «In fondo, a me basta che i miei ospiti siano contenti», sottolinea. Una nuvola di fumo avvolge il volto del Signor Natale.
Il sigaro è quasi finito. «Sono sufficienti piccoli gesti per regalare un po’ di gioia al prossimo. A volte, in giro, sento dire che il periodo natalizio è quello in cui più facilmente emergono le tristezze e i rancori. Trovo sia un peccato. Il Natale dovrebbe sempre essere un’occasione di benessere e di solidarietà».