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Il signore degli elisir

L'artigiano del sapore, conosce le proprietà di erbe e fiori e di tutte le cose buone della natura. Come un alchimista d'altri tempi ne ricava digestivi, sali, vini e marmellate. E anche libri.

17 aprile 2018

Il ritratto

TESTO: LAURA MELLA – FOTO: MASSIMO PEDRAZZINI

Visto l'amore e la passione che ha per alambicchi, fiori ed erbe, Elio Moro già in una vita precedente doveva essere un erborista con il pallino dell'alchimia! È difficile infatti trovare qualcosa nel suo quotidiano che non porti diritto in mezzo alla natura, sotto a un albero da frutto o davanti a un fiore. Persino quando a un certo punto gli ho chiesto: «ma avrai una musica preferita, qualcosa che ascolti mentre prepari uno dei tuo elisir»... È finito in mezzo al verde: «Ma sì – mi ha infatti risposto –, mi è sempre piaciuta la musica classica. Però quando sono fuori in mezzo a un prato e sento cantare un merlo, sai che bello?».
Del resto il nostro artigiano del gusto è cresciuto in mezzo alla natura, imparando dai nonni la saggezza che sta alla base dei circa ottanta elisir che oggi produce. «Una volta gli anziani erano come maestri. Osservando i miei nonni e molte altre persone già avanti negli anni, ho imparato dove cercare le erbe, a cosa servono e come ottenere da esse elisir, marmellate, vini dolci o miscele per aromatizzare il sale (il suo sale speziato Elios si trova sugli scaffali di Coop, n.d.r.). Ho iniziato con una decina di liquori, poi mi sono sbizzarrito: la natura ti offre così tante possibilità che sperimentare è stato automatico! Adesso per esempio ho un nuovo prodotto: il vino dolce alla ciliegia, che usavano i nostri nonni per ammorbidire gli oss da mord. Oggi sono più morbidi, ma una volta erano così duri che ti spaccavano anche le orecchie, non solo i denti. Dovevi per forza inzupparli in qualcosa, e quel qualcosa era appunto il vino dolce di ciliegio».

Antica saggezza
Mentre chiacchieriamo è un piacere vedere spuntare, tra una foglia di basilico e un granello di pepe, spaccati di storia che parlano di una vita d'altri tempi e di cui non siamo più consapevoli: «i chiodi di garofano, per esempio, sono arrivati da noi con i dentisti, perché è quello che veniva usato come anestetico». Di questo e di molto altro, Elio parla negli otto volumi dedicati alle erbe che ha già pubblicato.
Dietro questo sapere c'è senza dubbio un grande lavoro di ricerca ma anche una vasta rete di contatti: «è parlando con la gente che le cose si mettono in moto» mi dice allegro. È così, per esempio, che ha messo le mani sulla ricetta del 1100 per preparare il liquore Walser, o sulla miscela di ingredienti racchiusi nel locarnese Capiler: «è una famosa bevanda di Locarno – mi spiega – nata in Francia e in voga fino al dopo la guerra. Ai tempi era una sorta di punch fatto con l'acqua, io ho voluto rivisitarlo sostituendo quest'ultima con la grappa nostrana. L'ho fatto assaggiare a chi mi ha dato la ricetta originale “l'è una canonanda” mi ha detto!'».
E tu nei hai uno preferito? Gli chiedo. «Produco un ratafià paglierino; per me migliore di quello scuro. Anche l'amaro Walser è molto buono. Ma poi, in realtà, sai che ti dico? Sono tutti buoni. Ogni digestivo ha la sua particolarità, il suo sapore e il suo colore. Tutto è legato alla pianta o al frutto da cui si parte. Io non aggiungo nulla, se non gli ingredienti, per ottenere l'elisir».

Natura e meditazione
Docente di sport e attivo in ambito sociale con l'Associazione Girasole da lui fondata nel 2001, Elio Moro oggi dedica gran parte del suo tempo alla linea dei suoi prodotti raccogliendo in prima persona le erbe che utilizza per elisir, sali, vini e marmellate.
«In questo periodo sono ancora tranquillo. Quando comincia ad arrivare maggio, però, si può già raccogliere il timo, il millefoglio... e non puoi posticipare, bisogna andare, perché servono buone scorte per garantire una certa quantità di prodotto! È impegnativo ma allo stesso tempo molto bello, perché cammini e ti rilassi. Sei in un altro mondo. In quel momento sei solo tu e l'erba, tu e l'erba, tu e l'erba...», conclude sorridendo.
Lo guardo ripetere queste semplici parole e mi sembra di vederlo mentre un passo dopo l'altro, con ritmata calma, raccoglie un po' di primule, dei denti di leone o dell'aglio orsino. Il mio pensiero corre veloce in cucina per un pesto o una frittata. E il suo? Il suo molto probabilmente resta immerso in quel mondo ancora un po', per contemplare la natura e ascoltare il canto degli uccelli.