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RITRATTI
TIZIANA ARNABOLDI

La mamma del Teatrodanza

La Compagnia Tiziana Arnaboldi compie trent’anni. Per l’occasione incontriamo la danzatrice e coreografa, che nel 2015 ha assunto la direzione artistica del Teatro San Materno di Ascona.

TESTO
FOTO
MELANIE TÜRKYILMAZ
27 novembre 2018

Oggi mi trovo in un luogo unico, che mi ha fatto crescere come persona e come artista. 

C’è uno sguardo azzurro, tenue e determinato. C’è una gestualità compiuta, piena, che completa l’eleganza dei movimenti in una sorta di “deformazione professionale” perpetua, che non tradisce forzature. Ci sono i ricordi, e la consapevolezza del grande privilegio di aver fatto, per una vita, ciò che era e rimane un desiderio. E c’è la capacità di continuare a stupirsi ogni giorno, vivendo il presente con una crescente tranquillità «data forse, anche, dalla mia età».
Nel Teatro San Materno di Ascona Tiziana Arnaboldi si sente a casa. La “mamma” del Teatrodanza in Ticino, assumendo qualche anno fa gestione e programmazione degli spazi, forse non immaginava in che misura la forza di un luogo potesse condizionare chi lo frequenta. Lo stile Bauhaus, del resto, è sempre stato simbolo di innovazione. Portarvi dentro la propria arte, declinandola alla passione, non poteva che sortire effetti brillanti.
Raccontare di sé dagli inizi significa sbrogliare un gomitolo per cercarne il primo capo. Tiziana, senza indugi, lo individua nella radice sportiva di una famiglia «sempre in movimento», e «nell’energia da maschietto» condivisa con i due fratellini. Le tappe di crescita, che sembrano scorrere in “super8”, sono la traduzione di scelte mai casuali: a 5 anni danza classica, qualche anno dopo la Magistrale, poi gli studi di educazione fisica al Poli di Zurigo; e, nel contempo, l’incontro con il grande coreografo Rey Phillips, che la avvicina al mondo del Teatrodanza. «Nello stesso periodo, in Ticino, vivevo il contesto del Teatro Dimitri, con l’arte comica, la danza, l’arte teatrale e il grande influsso di Gunda Dimitri» ricorda Tiziana. Poi, un giorno, su consiglio dello stesso Ray, la decisione di partire per Parigi alla ricerca di nuove esperienze con altri coreografi: «In quel momento, da docente, ho scoperto il grande valore degli anni sabbatici...».

Riconoscimenti internazionali

E allora parte: nella Ville Lumière incontra Carolyn Carlson, con il suo mondo onirico e le riflessioni sul senso della vita. Per spostarsi poi, ulteriore passo, ad Essen, in Germania, dove la grande Pina Bausch si poneva una domanda fondamentale: “Non come, ma perché danziamo?”. «Esattamente lì – considera Tiziana – ho trovato quel che cercavo: portare la vita sulla scena».

Per Tiziana Arnaboldi "danzare è vivere". 

Nel solco di questa missione nasce, 30 anni fa, la Compagnia di Teatrodanza di Tiziana Arnaboldi e con lei fioriscono produzioni, inviti, partecipazioni ad eventi straordinari come l’Expo mondiale di Siviglia, esperienze come la tournée africana. E arrivano svariati premi internazionali. Ma l’essenza di questo intenso percorso artistico rimane «essere, in scena, totalmente se stessi, portandovi emozioni, certezze, insicurezze e paure. Con la massima naturalezza». Perché danzare è vivere, per Tiziana Arnaboldi, e vivere «è ascoltare continuamente il proprio corpo, dialogare con ciò che si sente». Un discorso condiviso, in scena, con danzatori, cantanti e musicisti internazionali: «Sono culture, mentalità e stili diversi che si mescolano. È il valore della diversità, e la bellezza di coniugarle».
Una diversità che nel 2009, anno topico, si affaccia non tanto come valore, ma come esigenza legata a una nuova, importante opportunità professionale: assumere la direzione artistica del Teatro San Materno. «Su una cosa non potevo derogare: continuare ad agire in libertà, facendomi aiutare laddove non avevo alcuna esperienza».
Così la programmazione viene affidata a Domenico Lucchini, mentre Tiziana prosegue la sua personale ricerca artistica e creativa. «Quando Domenico è passato al Cisa, mi si imponeva la decisione più dura: lasciare o reinventarmi». D’istinto, Tiziana sceglie la seconda, «ma mi serviva un’idea di base. L’ho trovata nel luogo in cui ero, nella sua storia e nei suoi emblemi. Il più potente è Charlot- te Bara, la “ballerina delle cattedrali”, donna che indagava sulla morte amando la vita. Anche il suo, come il mio, era un continuo dialogo fra le arti». Dal germoglio nascerà la Compagnia giovani, e con lei nuove produzioni; collaborazio- ni svizzere e internazionali.
«Oggi – dice Tiziana – mi trovo in un luogo unico, magico, che mi ha fatto crescere come persona e come artista. Ma anche rinsaldare il mio intimo legame con due valori per me essenziali: l’umiltà e l’indipendenza».