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RITRATTI

La musica, medicina per lo spirito

Natasha Korsakova è figlia d’arte. È una bambina di soli cinque anni quando riceve le prime lezioni di violino dal nonno. La violinista di fama internazionale ha realizzato un altro suo sogno: diventare scrittrice. Il suo primo giallo è appena stato stampato.

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SANDRO MAHLER
30 ottobre 2018

È un autunno ricco di soddisfazioni questo per la violinista Natasha Korsakova.

Quando si legge il nome di Natasha Korsakova, il pensiero non può fare a meno di correre a quel grande compositore russo che fu Nikolaj Rimsky-Korsakov (1844-1908). «Effettivamente, sono una sua discendente, questo è sicuro. Tuttavia, non sono ancora riuscita ad allestire un albero genealogico vero e proprio, perché è molto difficile accedere agli archivi in Russia, ma prima o poi mi prometto di farlo».
Chiarito questo aspetto, vediamo di conoscere meglio quella che è senza dubbio una star di prima grandezza fra i violinisti contemporanei a livello mondiale e che colpisce per la sua modestia pur essendosi esibita sui palcoscenici di maggior prestigio, tra cui Tokyo, Londra, Berlino, Francoforte, Colonia, Bruxelles, Parigi, Praga, Mosca, New York, Amsterdam, Roma e persino in Vaticano davanti a papa Benedetto XVI. Da tre anni e mezzo abita nel Mendrisiotto con il compagno Manrico Padovani, anch’egli violinista. «Sono di origine russa da parte paterna, mentre mio nonno materno era greco e si è trasferito in Georgia, insieme con la nonna, prima della nascita di mia mamma, la pianista Yolanta Miroshnikova. Sono nata a Mosca in una famiglia di musicisti e a cinque anni ho ricevuto le prime lezioni di violino da mio nonno Boris Korsakov e devo dire che è stata un’esperienza indimenticabile».
Il padre di Natasha, Andrei, anch’egli celebre violinista, ha pure svolto un ruolo importante nella sua formazione. «Quando avevo 18 anni, è prematuramente scomparso (all’età di 44 anni) ed è allora che è incominciata del tutto improvvisamente la mia attività concertistica. Papà aveva infatti in programma una sessantina di concerti in tutto il mondo e qualcuno ha avuto l’idea un po’ pazza di chiedermi di sostituirlo sui due piedi, cosa che effettivamente è avvenuta durante un anno».
Ma un altro pallino di Natasha è stata la Germania. «Avevo 17 anni quando mi sono recata a Norimberga per sostenere un master. Ne ero rimasta talmente entusiasta che avrei voluto stabilirmi subito in quel Paese, ma in seguito al decesso di mio papà e ai concerti che diedi per sostituirlo, dovetti attendere due anni per trasferirmi in quella che è diventata un po’ la mia nuova patria».

L’approdo in Ticino

La vocazione internazionale ha portato Natasha Korsakova pure in Ticino. «Anche se la Svizzera mi è sempre piaciuta, non avevo previsto di venire a stabilirmi qui. Quando ho conosciuto Manrico e abbiamo deciso di vivere insieme, abbiamo scelto il Mendrisiotto perché lui abitava già in parte qui e in parte a Zurigo. In Ticino ci troviamo benissimo, c’è tanto sole, la gente è simpatica e siamo vicini all’Italia, dove ho molti contatti». Tra l’altro, proprio al Museo d’arte di Mendrisio sono stati esposti nel 2014 due straordinari Stradivari, di cui il pubblico ha potuto ascoltare le note durante un concerto tenuto dalla stessa Korsakova e da Manrico Padovani, ai quali il comune ha assegnato un’onorificenza per le loro doti artistiche.
Questo autunno 2018 è ricco di soddisfazioni per la nostra interlocutrice. Infatti, è appena uscito un cd, registrato insieme con il suo compagno, con musiche di Bach, Vivaldi, Pärt e Schnittke. Ma soprattutto Natasha ha potuto realizzare un sogno che coltivava da tempo, quello di scrittrice. È stato appena pubblicato un giallo intitolato “Tödliche Sonate” (sonata mortale), in contemporanea con un audio-libro che contiene letture di brani del romanzo intercalate da interpretazioni al violino dell’autrice. «L’ho scritto in tedesco perché ormai è la mia seconda madrelingua. La storia è quella di un omicidio avvenuto in un ambiente musicale a Roma e sul quale è chiamato ad indagare un commissario appena giunto dalla Calabria e completamente estraneo a quel mondo. Non svelerò di più, salvo che nel corso delle indagini compare anche il famoso violino “Messia” di Stradivari”».
E mentre la lasciamo, Natasha Korsakova ci saluta con una bella riflessione: «Per me la musica è qualcosa che tocca il cuore, l’anima, è un linguaggio universale e in un certo senso è una “medicina” per lo spirito. Per nulla al mondo potrei farne a meno».