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RITRATTI
PASCAL MAYOR

Mister Gennaio

Pascal Mayor, classe 1984, di Cavigliano, rappresenta il primo mese dell’anno sul nuovo calendario dei contadini svizzeri. Le sue parole d’ordine? Passione e sostenibilità.

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MASSIMO PEDRAZZINI
28 dicembre 2018

Occhi azzurri, barbetta, modi di fare gentili. Ti aspetti che uno capace di mettersi a petto nudo davanti all’obiettivo fotografico, sia spavaldo, sopra le righe. Pascal Mayor, classe 1984, di Cavigliano, appare invece come un ragazzo timido, riservato. Sarà lui a rappresentare il mese di gennaio sul nuovo calendario dei contadini svizzeri. «Da anni non c’era un ticinese che si volesse mettere in gioco – sostiene –. Ecco perché mi sono lanciato. Non è narcisismo. Quel calendario porta la nostra professione nelle case della gente».

Desiderio di libertà

Pascal ci accoglie nel suo “nido”, immerso nel verde, a due passi dal fiume Melezza. Qui vive con la moglie Paola e con le due figlie, di 4 e 5 anni. «Ho due mestieri, due aziende. Faccio il giardiniere e faccio anche il contadino». Il 34enne agricoltore alleva vacche nutrici, capre e qualche cavallo. «In totale ho una decina di collaboratori. Sono figlio di esercenti, so cosa significhi essere vincolato da orari stressanti e non potere vedere la propria famiglia. Ecco, io avevo bisogno della libertà, di vivere i ritmi della natura. Volevo stare all’aria aperta e anche produrre. Così, spinto dall’entusiasmo, ho scelto, di fare due professioni. Due attività, tra l’altro, molto sinergiche». Il ghiaccio è rotto. Pascal si apre. E la chiacchierata si sposta su altri temi. «A 19 anni ho rifiutato di fare militare. Ho scelto il servizio civile. Ho lavorato dapprima in un’azienda agricola, a Bordei, nelle Centovalli, con gli ex tossicodipendenti. E poi in istituti per persone disabili. Grandi esperienze umane».

Il clima che cambia

Il contadino di Cavigliano ha anche il pallino per l’eco sostenibilità e per la produzione a chilometro zero. E non nasconde le sue idee.
«Credo nell’energia rinnovabile, nell’uso parsimonioso e intelligente delle risorse. L’essere umano sta distruggendo il pianeta. E pensare che avremmo i mezzi per risultare decisamente meno invasivi».
Pascal ammette di mangiare poca carne e di stare attento anche a come fa la spesa, ad esempio prediligendo prodotti locali e di stagione. «Vivo, in prima persona, il cambio delle stagioni. È un privilegio. Qualcosa, però, sta mutando. Ci sono periodi di forte siccità, alternati a settimane di piogge intense, sbalzi metereologici sempre più frequenti. A noi non resta che adattarci».

Il richiamo della terra

Scelta non facile quella di fare agricoltura nel terzo millennio. Secondo una recente ricerca dell’Università di Berna, il rischio di suicidio tra i contadini elvetici è del 37% più alto rispetto a quanto accade per il resto della popolazio- ne. Tra le cause, la paura del futuro, la solitudine, le preoccupazioni finanziarie. Pascal, però, il bicchiere, lo vuole vedere mezzo pieno. «Penso continuamente a nuove sfide. Ad esempio, mi piacerebbe, prossimamente, associare un agriturismo alla mia azienda. Già oggi siamo molto aperti alle visite delle famiglie, delle scuole, degli escursionisti».
Da bambino Pascal giocava con le galline dei nonni, a Golino. E passava l’estate sui monti. «Sognavo di fare il pilota d’elicottero» racconta sorridendo. Il richiamo della terra, però, è stato più forte. «Anche se in Ticino la professione di contadino ha una connotazione un po’ negativa. Ho dovuto combattere qualche pregiudizio. Lo si percepisce come un mestiere che in passato ha fatto fare la fame alla gente. In Svizzera interna non è così, in certe regioni l’agricoltura è vista come qualcosa di sacro. Certo, non è tutto rose e fiori. Ci sono anche lati negativi, come la burocrazia crescente. Per fortuna ho le mie valvole di sfogo. Quando devo staccare la spina, vado in montagna o faccio sport».
Nel calendario dei contadini, Pascal rappresenta gennaio, il mese più gelido. Quello che fa venire le ragadi, le “crepe”, alle mani. «È, però, anche quello in cui forse possiamo tirare un po’ il fiato. Potiamo con calma le piante da frutta e la vigna, tagliamo la legna nel bosco, mettiamo a posto la stalla». Poi gli scappa la battuta: «Chissà se qualcuno lo appenderà davvero al muro questo calendario, con la mia faccia… Prima del foto shooting di San Gallo mi sono messo in forma in palestra. Volevo rappresentare bene il mio Cantone. E ci tenevo a cogliere l’occasione per lanciare un messaggio positivo. Mi auguro che l’umanità riesca a ottimizzare l’uso delle risorse che ha. Non scegliendo semplicemente sempre la via meno cara o la più veloce».