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Mister stakanovismo compie 75 anni

Rompere il silenzio. Abbattere i muri. Costruire ponti. Senza fermarsi mai. Questo il «credo» di Paolo Bernasconi, ex procuratore pubblico, paladino dei diritti umani, che domani compie 75 anni. E ci regala un ritratto intimo, a tutto tondo.

23 aprile 2018

Il ritratto

TESTO: GIOVANNI VALERIO – FOTO: SANDRO MAHLER

Da bambino, voleva diventare «Giubba rossa», come in Canada, per proteggere la natura. Invece ha indossato la casacca della Croce Rossa, per difendere i diritti umani. Per quasi 30 anni nel comitato direttivo del Cicr, Paolo Bernasconi è tra i fondatori e i dirigenti di numerose associazioni (da Amnesty International a Human Rights Watch alla Fosit, la federazione delle Ong ticinesi). E avvocato da mezzo secolo. «Mio padre, avvocato, ci ha sempre detto: “fate quello che volete”. Invece io e mio fratello, fiscalista, alla fine siamo diventati giuristi» ricorda Bernasconi. «Ma il segno l'ha lasciato, nel senso che ha sempre lavorato con i rifugiati. Nella seconda Guerra mondiale, avevamo la casa piena di fuoriusciti dall'Italia fascista: scrittori come Montale, Angioletti e Saba... Ne aveva persino uno nascosto sotto la scrivania, alla redazione di Gazzetta Ticinese, dove un sergentone lo cercava per rispedirlo in Italia. Il tema dei rifugiati, che ora è diventato mondiale, mi ha segnato e marca tuttora le mie giornate. Con quale cuore si può ordinare alle guardie di confine di rimandare indietro ragazzini soli, anche la notte, d'inverno, sulle strade di Ponte Chiasso, perché non hanno più documenti?».




Come un curato di campagna
Ciuffo ribelle, Paolo Bernasconi sprizza un ottimismo contagioso e un'energia invidiabile. Per fissare quest'intervista, ha inviato mail a mezzanotte, suggerendo notizie di politica internazionale con un tweet. Domani compirà 75 anni. Cosa mangia, per dimostrare almeno dieci di meno? «Pesce, per occasioni speciali in due ristoranti nel Luganese, uno napoletano, uno siciliano. Ma anche la polenta del rifugio al Tamaro. Poca carne, invece. Ma non fatemi cucinare!». Il segreto? «Non staccare mai: lo diceva pure Rita Levi-Montalcini, che
ha superato i cent'anni sempre continuando a impegnarsi, a lavorare» risponde convinto. Zainetto in spalla, come uno studente, lo incontriamo in una pausa tra due lezioni al Centro Studi Bancari di Vezia, dove insegna da anni. «Faccio tuttora il docente, lo sono stato per 28 anni all'Università di San Gallo e ora collaboro con l'Usi e la Supsi, dove con Marco Mini e John Noseda abbiamo promosso il Cas sulla criminalità economica. Con altri avvocati abbiamo varato un Pronto Soccorso giuridico per rifugiati, ne faremo un corso di aggiornamento. Solitamente tengo un paio di conferenze al mese in giro per la Svizzera e l'Italia: banche, antiriciclaggio, fiscalità internazionale, anticorruzione, trust... Insomma, faccio prediche – sorride – e anche confessioni, quando ascolto i clienti del mio studio legale!».

Da soli non si fa niente
Paolo Bernasconi è una miniera di
aneddoti. «Ai tempi delle Brigate Rosse o di Pizza Connection – ricorda – si rischiava la pelle. Non ho mai avuto una scorta, anche se un sergente di polizia mi ha poi raccontato che mi proteggevano. Non era il Comando che l'aveva deciso, l'iniziativa era partita dal bas so: erano sinceramente preoccupati per me». La sua è una vita di battaglie. «Ne ho perse tante! Una fila di sconfitte: la Lega, il Meschino della domenica (lo chiama così , ndr), innaffiatoio domenicale dell'odio, il referendum sull'educazione civica… Eppure, dobbiamo continuare a parlare con la gente, perché è in corso l'erosione della libertà di informazione, della giustizia e dei principi stessi della democrazia, con la diffusione di un totalitarismo sul modello Erdogan. Per non dire della Via della seta del dittatore Xi Jinping, che è diventata la Via della corruzione. E dire che la Svizzera è stato uno dei primi Paesi a firmare un accordo commerciale con la Cina senza clausole umanitarie!». L'infaticabile avvocato continuerà a parlare, a dare voce agli ultimi (le vittime, i migranti): «ognuno di noi deve battersi, guidato da un solo principio, l'amore del prossimo. All'intolleranza bisogna reagire con atti di tolleranza. Se vogliono distruggere i ponti, noi li ricostruiremo!».