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RITRATTI
ANNA BERETTA PICCOLI

«I sogni nel cassetto vanno protetti»

Anna Beretta Piccoli, illustratrice, storica dell’arte e insegnante locarnese, ha da poco pubblicato il suo primo libro “Come la colomba e il serpente”. Siamo entrati nel suo atelier, dove i progetti prendono forma.

TESTO
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MELANIE TÜRKYILMAZ
04 marzo 2019

Incontro Anna Beretta Piccoli nella sua casa di Locarno. A colpirmi subito è la sconfinata biblioteca che nel soggiorno risuona di storie, di viaggi, di mondi lontani. Ad attirare ancora di più la mia attenzione è il suo atelier. È in questa stanza, l’unica da cui non si può vedere il lago, che Anna Beretta Piccoli si è ritagliata un posto segreto dove proteggere il suo sogno. «Anche Meriam (la protagonista del suo libro ndr) – ci racconta – aveva protetto un sogno. A volte nella vita ci sono momenti in cui i sogni non si possono realizzare. Però a un certo punto, se sono ancora validi, bisogna cercare di farlo. Proteggerlo vuol dire non parlarne ma ricordare a se stessi che un giorno forse si avrà questa possibilità. Proprio questo pensiero è stato la forza che le ha permesso di affrontare le sfide quotidiane. Il viaggio che Meriam intraprende non è una fuga ma solo il momento opportuno per riaprire quel cassetto che aveva chiuso da giovane».

«La vita di paese consentiva di entrare in contatto con diverse generazioni»

Anna Beretta Piccoli

Anna Beretta Piccoli, illustratrice, storica dell’arte e insegnante locarnese, ha da poco pubblicato il suo primo libro “Come la colomba e il serpente” edito da Salvioni. Un libro che racconta, attraverso sessanta illustrazioni disegnate con cura e dolcezza, la storia di una donna semplice e coraggiosa chiamata Meriam, che un giorno parte per un viaggio in luoghi sconosciuti, facendo di ogni passo, di ogni incontro, di ogni paesaggio la sua meta. Nel suo percorso scoprirà dentro di sé la leggerezza, la paura, lo smarrimento, ma anche il coraggio e la fiducia in sé stessa.

«Il racconto del viaggio di Meriam – ci racconta Anna Beretta Piccoli – è nato dopo aver sentito una frase che proviene da un insegnamento biblico “siate come la colomba e il serpente”. Ho scritto così un brevissimo racconto finito nel cassetto, dove spesso si ripongono i progetti destinati a restare tali. Ci è rimasto fino a cinque anni fa, al mio ritorno da un cammino in completa solitudine tra Assisi e Cascia, che ha risvegliato il desiderio di fondere le due esperienze e di farne un racconto illustrato. Per me quella frase significava unire la mente e il cuore. La colomba è la parte emozionale e il serpente quella razionale, solo quando si possiedono entrambe le prospettive si riesce a centrarsi, a vivere più intensamente e cogliere le sfumature».

Dopo gli studi in storia dell’arte, Anna non ha mai smesso di disegnare «come storica d’arte, attenta, critica e rispettosa dell’espressione artistica altrui ho però sempre relegato il mio “scarabocchiare” alla sfera privata. Quando ho sentito l’urgenza di dare una forma al racconto, lasciando che Meriam mi portasse là dove stava andando, ho fatto molti tentativi per trovare un linguaggio pittorico che aderisse all’idea di semplicità e fluidità, che richiedesse una certa lentezza nell’esecuzione e che avesse un’inquadratura come se la stessi filmando. Il mio è stato un fare silenzioso, segreto, la mia zona di libertà».

Dai suoi racconti scopriamo anche qualcosa sulla vita privata. Prima di sei fratelli, Anna Beretta Piccoli è cresciuta in Mesolcina dove è rimasta fino ai 17 anni. «Crescere a Roveredo è stato un privilegio, la vita di paese permetteva di partecipare a tutti gli eventi della comunità, dalle nascite ai lutti, e consentiva di entrare in contatto con diverse generazioni, aspetto questo che oggi si sta purtroppo perdendo. La Mesolcina è cambiata molto, quando mi sono trasferita a Locarno per frequentare le magistrali l’autostrada non c’era ancora».

Ognuno è diverso

Una vita ricca di storie e di sfumature, mamma, storica dell’arte e illustratrice, Anna per vent’anni ha vestito anche i panni della maestra. «Alla fine ho fatto un mestiere che non avrei mai pensato di fare. Ho insegnato italiano agli alloglotti, cercando di capirne la cultura ma anche le difficoltà. Ho sempre cercato di immaginarmi proiettata in un paese di cui non conosco la lingua e le abitudini. Quando ho iniziato a insegnare era in corso la guerra nei Balcani, molti dei miei allievi portavano con sé vissuti drammatici. Credo che un bravo insegnante debba soprattutto saper guardare i propri allievi negli occhi e capire che ognuno di loro è diverso, ha una sua storia e una propria personalità. Nei prossimi anni la scuola dovrà fare un grande sforzo per capire dove stiamo andando e cosa vogliamo trasmettere ai ragazzi. L’insegnamento e le materie cambiano velocemente, ma spero che ciò avvenga senza trascurare quello che è la cultura e la bellezza della poesia». Continuiamo a parlare di letteratura, di cinema. Anna mi racconta dei suoi viaggi. Prima di congedarmi scorgo appoggiato su una sedia della cucina una copia di Moby Dick di Herman Melville. Mi racconta del suo incipit. «Mi sono promessa di rileggerlo – mi confida Anna –. Il mio prossimo progetto parlerà proprio del mare».