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RITRATTI
IVO MAGGETTI

«Io, jukebox ambulante»

Ivo Maggetti, 67 anni, è uno dei simboli della musica popolare della Svizzera italiana. Con la sua fisarmonica regala momenti di gioia e unisce più generazioni. Oltre 500 le canzoni che conosce a memoria.

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MELANIE TÜRKIYLMAZ
10 giugno 2019

Ivo Maggetti: «La musica è aggregazione. Ma non solo. È anche cultura».

Per 33 anni ha fatto il macchinista della funivia che da Intragna porta a Pila-Costa. Nelle pause, da autodidatta, suonava la fisarmonica. Ivo Maggetti di anni oggi ne ha 67. E di fisarmoniche ben cinque. Strumenti con cui gira la Svizzera, e non solo, regalando allegria in occasione di feste, comizi, oppure visitando ospedali o case per anziani. «So a memoria oltre 500 canzoni. Sono come uno jukebox ambulante».

Il dono dell’empatia

“Intragnese” doc, cresciuto sulla piazza del villaggio della località centovallina, Ivo col tempo è diventato uno dei simboli della musica popolare della Svizzera italiana. Da anni vive con la moglie Laura nella piccola frazione di Corcapolo, di fronte alla vecchia Osteria Salmina, locale con una storia ultracentenaria. «Qui non ho vicini di casa. Posso suonare a qualsiasi orario e non rompo le scatole a nessuno. La musica ce l’ho nel sangue. Anche se ho iniziato a fare sul serio piuttosto tardi, dopo i 30 anni. Mio papà, postino del paese, suonava il mandolino. Ma io ho sempre preferito la fisarmonica. È uno strumento più completo, ti permette di fare tutto da solo, senza bisogno di una spalla». E infatti, pur facendo parte saltuariamente del gruppo “Trio Freguii” (termine che in dialetto significa briciole), Ivo solitamente si esibisce in solitaria. E, stando alla moglie, ha un dono particolare. È empatico. Sa captare ciò che vogliono le persone. «Di solito cantano tutti a squarciagola, anche i giovani. Ma mi è già capitato di trovarmi in contesti un po’ freddi, in cui la gente mi guardava con un certo distacco e faceva fatica a entusiasmarsi. Io non mi perdo mai d’animo. E riesco sempre a inventarmi qualcosa per scaldare l’ambiente. O un tango, o una mazurka, o un brano dei Beatles. C’è sempre una soluzione».

Occhi che brillano

Laura ci mostra album contenenti migliaia di fotografie. Ivo, che lungo il suo percorso ha pure prodotto quattro CD, è riuscito a fare cantare, senza alcun problema, personaggi come il vescovo Mino Grampa. Così come diversi Consiglieri di Stato. «Canto canzoni anche dell’Ottocento. Io la vedo la gioia nei volti degli anziani che mi ascoltano e cantano con me. I loro occhi brillano. La musica è aggregazione. Ma non solo. È anche cultura. Certi brani rappresentano le nostre radici, non devono andare persi. Ogni tanto mi sento un po’ come se stessi portando avanti una missione. Se penso al passato, provo tanta nostalgia. Oggi la vita di paese non esiste più. Un tempo si stava nelle osterie fino all’una di notte a cantare, col boccalino di vino davanti».

Improvvisamente “squilla” il cellulare. Ivo ha le note della fisarmonica anche come suoneria. È qualcuno che lo chiama per organizzare una serata. «Mi cercano e questo mi fa piacere, il mio periodo preferito è quello estivo, perché ci sono le feste sui vari monti. E io adoro la montagna. Grazie a un amico violinista, qualche volta suono anche oltre Gottardo. Prossimamente mi intervisteranno quelli della televisione svizzero tedesca. Ogni tanto mi esibisco pure in Val Vigezzo o nel Comasco. Non mi stanco mai. Anche se poi una fisarmonica pesa pur sempre oltre 10 chili, non è così semplice da portare in giro».

Tante istantanee felici nella vita di Ivo. Ma anche qualche momento struggente. «Come quella volta in cui, nella chiesa di Intragna, mi è toccato suonare “Fiori di campo” al funerale di un mio amico. Non riuscivo a trattenere la commozione. Infatti, è un’esperienza che non ripeterei».

L’amore sul treno

Grande sportivo, Ivo ha giocato a calcio per tanti anni, come difensore. «Ero duro, ma corretto». Oggi si dedica in particolare al ciclismo. «Mi faccio di quelle salite che non avete idea. Cammino anche parecchio. Di recente sono andato a piedi fino ai monti di Comino, a 1.200 metri di altitudine». Ivo e Laura hanno tre figli: Nicola, Sandy e Isabel. «E siamo nonni di due splendidi nipotini. Fare il nonno “bene” è un mestiere impegnativo. A volte, quando lo faccio a tempo pieno, arrivo alla sera che mi sembra di avere lavorato tutto il giorno in cantiere. Però, i bambini mi danno tante gratificazioni. E vedo che sono incuriositi dalla fisarmonica, affascinati». È un uomo buono, Ivo. Ma anche fortunato. «Perché ho al mio fianco una bravissima moglie. Siamo sposati dal 1981. Ci siamo conosciuti sul treno, per caso. Entrambi stavamo andando a vedere il circo». Altri tempi. Altri ideali. «Ci siamo subito trovati bene. Entrambi siamo stati un po’ figli dei fiori. È anche grazie a Laura se sono riuscito a fare il mio percorso».