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RITRATTI
NINO ZUCCA

«Io, Swiss Elvis, e le mie emozioni»

Nino Zucca, 74 anni, ha girato il mondo interpretando i brani del grande Presley. Nella sua Certara, ci racconta un’odissea contraddistinta da enormi successi, ma anche da grandi dolori.

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ALAIN INTRAINA
06 maggio 2019

Nino Zucca aveva 12 anni quando ha visto Elvis Presley per la prima volta. Un evento che ha segnato   la sua vita.

Aveva 12 anni, il piccolo Nino, quando dalle spalle di papà Bruno, vide per la prima volta dal vivo un concerto di Elvis Presley. Si era in Florida, in mezzo a una folla in delirio. «Ed è forse lì che ho deciso che da grande, di mestiere, avrei fatto l’Elvis». Nino Zucca oggi di anni ne ha 74. Vive a Certara, in cima alla Val Colla. E può dire di esserci riuscito davvero a fare l’Elvis. «Lo Swiss Elvis, per l’esattezza, come sono stato ribattezzato col tempo». 

A casa del mito

Sua madre Ernesta sperava che facesse il medico. Nino, per un certo periodo, ha gestito tre macellerie a Lugano. Poi, la svolta, l’ascesa musicale, il successo. «Ho iniziato nelle feste campestri e sono finito a esibirmi davanti a migliaia di persone». Questa è la storia di un uomo stravagante che ha girato il mondo, dalla Russia all’Australia, cantando le canzoni della leggenda di Memphis. «Da lui stesso ho ricevuto un premio nel 1972, dopo avere vinto una grande competizione dedicata ai suoi imitatori, partecipammo in 150, con varie tappe di selezione. In finale cantai Are You Lonesome Tonight, Elvis era in giuria. Pensate che ho avuto l’onore di trascorrere una settimana a casa sua, mi tremavano le gambe. È lì che ho spiccato il volo e che venni preso sotto l’ala protettrice della grande Norma Green, la mia manager. Mi obbligò a fare il conservatorio, ci teneva che avessi anche conoscenze teoriche». 

I capelli all’indietro, i basettoni, l’abbigliamento eccentrico. Il look di Nino, anche col passare degli anni, resta molto simile a quello di Presley. «Sono nato a Gentilino da mamma ticinese e papà americano. La mia infanzia l’ho trascorsa in Florida. Con mamma parlavo dialetto, con tutti gli altri inglese. Morale della favola, quando, dopo la morte di mio papà, siamo rientrati in Ticino, non capivo un tubo di italiano. Ho dovuto prendere lezioni private, avevo 16 anni».   

Lacrime ed emozioni

La sua casa di Certara, dove abita col cagnolino Fiocco e col coniglio Neve, è densa di oggetti simbolici. Dal drappo e dalla targa di Elvis all’immagine di Marilyn Monroe. «Io di vip ne ho conosciuti tantissimi. Da Reagan alla Streisand, dalla Bardot a Jimmy Fontana. Era un’ambiente in cui giravano anche tante donne. Sono stato sposato, e purtroppo devo dire che la vita di artista non è proprio compatibile con quella famigliare; troppe tentazioni!». Nino ci racconta di sua figlia Romy, con cui ha un ottimo rapporto. «Ho avuto un altro figlio, che si chiamava come mio padre. Morì nel 1988, in seguito a un incidente, avrebbe compiuto 20 anni di lì a pochi giorni. Per me fu un trauma tremendo». Nino si blocca. E scoppia a piangere. «Scusate, sono cose che non si dimenticano». Un attimo di silenzio, un sorso d’acqua. Poi riprende il filo del discorso. «Venivo già da un periodo terribile, quattro anni prima ero stato vittima di un’aggressione in Spagna, da parte di terroristi baschi. Io non c’entravo niente, ero lì per cantare, finii in mezzo a una disputa per caso. Mi conciarono da buttare, dovetti stare per due anni all’ospedale, ancora oggi porto sul corpo i segni di quella violenza. Tre mesi prima del mio congedo, ecco un’altra notizia choc, Norma Green era morta». Una mazzata dietro l’altra. Nino scivola in un limbo. Per diversi anni se ne starà lontano dalla musica e cede definitivamente anche le sue tre botteghe luganesi. «Mi sono risvegliato da questo sonno solo a metà degli anni ’90, quando mi sono reso conto che stavo per finire i soldi. Mi sono rimesso in gioco, piano piano. Nel 2002, il 25esimo anniversario della morte di Elvis mi venne in aiuto. I media si interessarono molto a me, mi rilanciarono, un po’ come accadde nel 2017 per il giubileo del 40esimo. La stessa morte di Elvis, nel 1977, paradossalmente diede un impulso alla mia notorietà, la gente voleva continuare a sentire le sue canzoni live, ero richiestissimo». Passeggiando per le vie di Certara, un pugno di case ormai sotto la Grande Lugano, ci si rende conto di come Nino sia amato dalla gente del posto. Tutti lo conoscono, tutti lo salutano. «È un posto fuori dal mondo, che ti fa sognare; ci sto ormai da 24 anni». Nino ci racconta di essere un nottambulo, di cucinarsi un piatto di spaghetti anche alle tre di notte. «Ormai quando sei abituato a certi ritmi, non cambi più. Mi piace constatare di essere ancora cercato dagli organizzatori di eventi. Nell’ultimo anno ho messo insieme anche un’orchestra per cantare con musica suonata dal vivo. Certo, magari non avrò più di fronte platee oceaniche. Ma poco importa se canto davanti a mille o a dieci persone. Elvis è sempre Elvis».