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«L'innamoramento non è l'amore»

Una “curandera” in lava vulcanica, una tavoletta nepalese. Inizia da qui l’incontro con Anna Lafranchi, terapista di coppia. Alla vigilia di San Valentino, lancia dal suo studio un messaggio di forza e di speranza.

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Melanie Türkyilmaz
07 febbraio 2019

Nel suo piccolo studio di Solduno ci sono due oggetti che balzano subito all’occhio. In primis, la statuetta di una “curandera” maya in lava vulcanica: ha la testa aperta, come aperta deve essere la mente di chi si prende cura delle vicende dell’amore. Poi c’è una tavoletta in legno, in cui sono incise le figure di un uomo e di una donna. Secondo una tradizione nepalese, le coppie che si trovano in difficoltà ci spalmano sopra una pasta di farina mescolata con acqua.

«Quando la miscela è secca – spiega Anna Lafranchi, 75enne che ha dedicato la sua vita alla consulenza e alla terapia di coppia –, diventa polvere e si dissolve. Significa che per questa coppia le incomprensioni hanno fatto il loro corso. Messaggio semplice ma forte. Per mettere a posto le cose ci vuole tempo».

Una persona dai modi gentili, ma estremamente discreta. Della sua vita privata, Anna, ci dirà pochissimo. «Ho passato l’infanzia nel villaggio di Piotta, in Leventina, in un’epoca in cui l’unico divertimento per i giovani era la pista di ghiaccio di Ambrì. Le ragazze pattinavano e i maschi giocavano all’hockey».

Le due grandi menzogne

Formatasi come assistente sociale, si è in seguito specializzata all’Istituto di scienze famigliari e sessuologia dell’università di Lovanio, in Belgio. Una trentina di anni fa, ha contribuito in maniera decisiva alla fondazione dei Centri Coppia e Famiglia della Svizzera italiana, dove è tuttora nel comitato. Oggi è in pensione, ma il suo studio è ancora lì, con le sue poltroncine, col suo divanetto. Da quel locale sono passate decine di storie.

Anna Lafranchi: «L'amore è un processo, non un risultato».

«Siamo per natura imperfetti, nessuna coppia è al riparo dalle difficoltà. E non bisogna dimenticare che le vicende personali si sviluppano sempre all’interno di un contesto sociale. Lo psico- analista Massimo Recalcati evidenzia come il mondo attuale sia dominato da due grandi menzogne. La prima vorrebbe l’uomo libero, autonomo, indipendente, senza legami simbolici con la generazione da cui proviene. La seconda esalta il nuovo come principio che orienta il desiderio, indicando così le soddisfazioni in ciò che ancora non possediamo; una nuova sensazione, un nuovo partner…».

San Valentino non la entusiasma. E ce lo dice chiaramente. Per Anna è una festa inventata negli ultimi decenni dal consumismo. «Fa pensare più all’innamoramento che all’amore. Due concetti ben distinti. Il primo fa riferimento a una fase iniziale idilliaca segnata dal- l’incontro con la cosiddetta “anima gemella”. A livello immaginario, parla di una complementarietà quasi perfetta, di un senso di completezza che illusoriamente riesce a farci dimenticare la nostra natura di essere umani segnata proprio dalla mancanza, da quel vuoto che non sarà mai colmato. L’amore invece inizia quando si spengono i riflettori che, fin lì, hanno abbellito vicendevolmente i partner. A quel punto si vedono l’un l’altro alla luce naturale, ognuno assume la propria individualità. È il principio di una serie di piccole o grandi crisi di crescita che costelleranno tutta la vita di una coppia. L’amore è un processo, non un risultato, si sviluppa con il tempo in diverse fasi. Non segue una linea continua, può avere alti e bassi. La tensione tra bisogno di autonomia e richieste di unione ci accompagna costantemente. Ma l’amore è soprattutto avere una storia in comune, possibile solo se ci si impegna insieme».

Invito alla consapevolezza

Anna Lafranchi è anche una donna che vuole sempre cercare il lato positivo delle cose. Il tema della durata nei rapporti le sta a cuore. «Mi interrogo ogni volta che assisto alle rotture di giovani coppie con figli in tenera età, o quando un progetto iniziale si arresta dopo pochi anni con un semplice “non ci sopportiamo più “...».

È a quel punto che Anna Lafranchi riprende in mano la tavoletta nepale- se. «Vale la pena prendersi del tempo per cercare di capire come si è interrotto quel filo che, prima, univa due persone. Consiglio sempre alle coppie di inter- rogarsi a fondo sui motivi della fine del legame, prima di precipitarsi in altre storie. E forse anche di non affrettarsi a pensare che i bambini non soffrano della separazione dei loro genitori. Da parte mia ritengo che una coppia, pri- ma di lasciarsi, debba costruirsi uno spazio di diversi mesi, a volte anni, per capire davvero se non ci siano margi- ni per restare insieme. Solo quando c’è una reale consapevolezza che le cose non possono più funzionare, allora è giusto che ognuno vada per la propria strada».