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RITRATTI
ALESSANDRO VELETTA

Camaleonte da palcoscenico

Animatore radiofonico a Rete Tre, appasionato di sfide sportive e di canto lirico. Alessandro Veletta è un personaggio poliedrico, con qualche sorpresa nel cassetto.

FOTO
massimo pedrazzini
18 novembre 2019

Alessandro Veletta non ha paura del freddo. Qui nel pozzo di Tenero a fine ottobre.

Per certi versi potresti vederlo come Aquaman. Con tutti i tatuaggi a coprire la schiena, le spalle possenti e quella capacità – proprio come il personaggio dei fumetti e del film – di accettare sfide impossibili. Soprattutto quando si tratta di viaggiare dentro l’acqua.

Anche per ore e ore, come nel record che Alessandro Veletta, classe 1979 di Tenero, ha compiuto lo scorso anno: un giorno intero passato a nuotare senza interruzioni al Lido di Locarno. «Una vera impresa: ho fatto vasche avanti e indietro per 24 ore, ma non ero solo; c’era un sacco di gente che m’incitava dai bordi della piscina, anche perché tutto era in funzione di una raccolta fondi per la catena della solidarietà a sostegno dei bambini vittime di abusi o trascurati». Del resto, proprio come nei film, a volte, le molle del riscatto possono partire da lontano. «Da piccolo, non ero di certo un bambino che aveva grande considerazione di sé, anzi, sono sempre stato titubante e vulnerabile, finché alla fine mi è venuta la forza di reagire a questo disagio».

Quella forza da supereroi che nella vita quotidiana si chiama più semplicemente forza di volontà. Tenacia, costanza e voglia di tirarsi su dal letto alle 5 del mattino per allenarsi. «Ma lo sforzo è molto più mentale che fisico. Per me nuotare anche solo un chilometro è filosofia e tutto è iniziato alle elementari, quando mia mamma, vedendomi come una pentola a pressione, mi ha iscritto a un corso proprio per incanalare il fuoco che avevo dentro». Fuoco che poi non si è spento nell’acqua, ma anzi è divampato anche altrove, là dove il poliedrico Veletta ha intravisto un limite da superare. «Sì, a ogni sfida, un traguardo estremo: con i miei 118 chili, ho scalato i 4.261 gradini di Ambrì, quelli più ripidi d’Europa con pendenza dell’89%, in un’ora e dieci. Ma poi ho fatto anche wrestling, senza tener conto delle temperature gelide, 6 gradi, che non mi hanno fatto desistere dal buttarmi nelle acque del pozzo di Tenero, d’inverno e sotto la pioggia, ma soprattutto senza tuta».

Roba da brivido al solo pensiero che vale anche per le traversate del Po o del Lago d’Orta. Fatiche che però hanno presentato dei conti salati da pagare. «Nel 2015 mi è venuta un’ernia e mi sono dovuto operare d’urgenza, tanto che una parte del piede adesso è come anestetizzata e zoppico. Ma d’altra parte, non puoi avere il panino e il soldino. E io preferisco guardare a quello che guadagni in termini di autostima rispetto a quello che perdi». Anche perché alla fine riesci a forgiarti uno spirito combattente, indispensabile anche nelle attività non sportive che riempiono la sua vita.

La partecipazione ai talent show

Dal lavoro come animatore radiofonico per Rete Tre al trasporto per il canto, un altro ambito dove lui può fare la voce grossa. «Sono tenore e baritono ed è una passione che mi ha trasmesso mio padre fin da quando ero un ragazzo e cantavo ogni lunedì con lui nel gruppo Sacro Cuore di Lugano. Poi dopo il conservatorio, nel corso del tempo, ho cantato a un’ottantina di feste di matrimonio di cui conservo gelosamente gli album fotografici. Così come mi ha reso orgoglioso portare la lirica e il bel canto anche nelle case anziani, spaziando in un repertorio classico dal “Nessun Dorma” al “Barbiere di Siviglia”. Fino all’emozione di aver intonato l’inno di Mameli sui navigli a Milano, dopo averli attraversati a nuoto». Passioni che si intrecciano a quell’estro che lo ha portato ad esibirsi a livello televisivo. «Ho fatto tre divertenti Talent: il “Die Grössten schweizer Talente”, “Tu si que vales” in Italia e il “Super talent” in Germania, lì addirittura facendo 1000 chilometri in macchina per condividere quest’avventura con la famiglia». Anche perché è proprio nella somma di queste esperienze che Veletta è diventato un delfino delle piscine per il suo stile impeccabile e al tempo stesso un camaleonte del palcoscenico. «Mi piace stare in mezzo alla gente, scherzare e non prendermi troppo sul serio. Per questo amo fare l’intrattenitore alle feste di compleanno dove faccio uno dei miei numeri preferiti, “airguitar”». Quel suonare senza la chitarra, mimando il gesto che lo ha portato a vincere per due volte il premio svizzero nella categoria. «Sì, davvero, c’è un campionato anche per questo e so che uno potrebbe anche dirmi: ma tu sei un unicum, fai solo cose strane; in realtà, l’unicum di cui mi posso vantare sono mia moglie e i miei figli, per i quali voglio essere l’esempio opposto dell’insicurezza. Quello zoccolo duro d’affetti in casa che ogni volta mi supporta». Perché in fondo, come vuole il più classico dei ritornelli, dietro ogni impresa individuale c’è sempre, nell’ombra, un gioco di squadra.