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RITRATTI
BRUNO SCAMARA

Uno showman dal cuore tenero

Bruno Scamara è il “papà” della Piazza Natalizia di Cugnasco-Gerra, realizzata con le storiche casette dei mercatini di Einsiedeln. A tu per tu con un uomo dalla parlantina infinita e dalle idee strampalate.

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MASSIMO PEDRAZZINI
02 dicembre 2019

Al momento dell'intervista, Bruno Scamara doveva ancora montare le casette, che, terminate, assomiglieranno a queste, già allestite a Locarno.

Ha 66 anni, ma ha lo spirito di un 18enne. Origini verzaschesi, nato e cresciuto a Cugnasco-Gerra, Bruno Scamara è il “papà” della Piazza Natalizia, singolare appuntamento che si rinnova, dopo il successo dello scorso anno, tra il 12 e il 15 dicembre a Cugnasco-Gerra. Singolare perché realizzato con le storiche casette dei mercatini di Einsiedeln. «Avevo in testa questa idea folle da tanto tempo. A un certo punto, con alcuni amici, sono andato proprio ad Einsiedeln, a mio avviso la patria dei mercatini natalizi svizzeri, e ho portato quindici casette in Ticino».

I tempi del contrabbando

Oggi Bruno è in pensione. Anche se, come lui stesso ammette, non si sente “anziano per niente”. «Anzi, preferisco stare in mezzo ai giovani. E infatti collaboro con le varie attività giovanili del Comune, tra cui appunto la Piazza Natalizia».

Nella sua “vita precedente”, Bruno ha fatto il lattoniere, ma soprattutto la guardia di confine. «Erano gli anni del contrabbando. Si contrabbandava di tutto: sigarette, caffè, oggetti elettronici. In un’occasione, ad Arzo, durante un controllo, mi minacciarono con una falce. Fui costretto ad estrarre la pistola per calmare la situazione».

E pensare che Bruno è figlio di una donna che, a sua volta, ha fatto la contrabbandiera. «Mia mamma era una grande lavoratrice, faceva la contadina. A un certo punto, però, per campare, portava il riso in Svizzera, dall’Italia, di nascosto. Fu ferita dai germanici, nei boschi del Gambarogno. Le spararono alla mano. Finse di essere morta. Mentre i suoi compagni di sventura, in quella circostanza, morirono per davvero». È un uomo emotivo, Bruno. Nostalgico. «Mi manca la ritualità di un tempo». Spende belle parole anche per il papà. «Faceva l’autista. Si chiamava Egidio e pesava 120 chili, lo conoscevano tutti, era un bonaccione. Quando ero bambino, ricordo che mi accovacciavo sulla sua pancia enorme».

Un pensionato in piena attività

Bruno, dopo diversi anni sul campo, conclude la sua carriera lavorativa in ufficio. Dietro la scrivania. «Il lavoro non mi manca. Perché adesso ho, comunque, un sacco di cose da fare». Ci mostra le sue chat di WhatsApp. «Vedete? Faccio parte di un mucchio di gruppi e di associazioni, anche legate al cibo. A me piace tantissimo cucinare. L’altro giorno ho preparato un risotto con lo stracchino che era una bomba. Poi mi dedico anche alla cultura. Di recente ho contribuito alla riapertura del vecchio forno del paese. Quello in sasso, per fare il pane. Sono legato alle tradizioni della mia terra. Faccio tutto su base volontaria, non ci guadagno niente. Il problema è che non so stare fermo. E non mi sento affatto vecchio. Anzi, sono convinto che la terza età non esista, uno può essere un teenager anche a 90 anni. Ci dovrebbe essere più dialogo intergenerazionale ovunque, questo sì. Io sarò sempre giovane dentro. Anche se poi “è un mondo difficile”».

Già. Un mondo difficile. È il motto di Bruno. Lo pronuncia spesso, col sorriso sulle labbra. Lui, che nella sua esistenza, qualche sofferenza l’ha avuta per davvero. «Ho vissuto un divorzio doloroso. Ma anche la malattia di mio figlio Vittorio (ha anche un’altra figlia, Lorenza, ndr). Quando è guarito, ho costruito una cappella davanti alla nostra casa, una specie di “ex voto”. E ho invitato tutta la popolazione per festeggiare. Era il 2015».

Quella lacrima sul viso

Si torna a parlare della Piazza Natalizia, di quelle casette, delle luci, del suono dei corni delle Alpi e delle cornamuse. «Sono appassionato di mercatini. Soprattutto dal punto di vista estetico. Mi piace l’atmosfera che generano. L’anno scorso, quando ho visto la Piazza piena, mi è scesa qualche lacrima. Un uomo non si deve vergognare di piangere. Mai. Mi capita di piangere anche per un film, e la mia compagna Wilma mi prende in giro. Io sono fatto così. Sono esuberante, passo dall’euforia allo sconforto. Uno può ferirmi con una virgola, ma anche mandarmi al settimo cielo. Mia sorella Sandra è molto più equilibrata e pacata».

Un grande intrattenitore. Uno showman. «Mi piace fare festa; quest’anno alla Piazza miglioreremo la logistica, ci sarà di che divertirsi». Il 66enne è conosciuto per il suo cuore enorme. Ma anche per le sue idee strampalate. La sua nuova sfida? Realizzare l’albero di Natale più grande della Svizzera. Ma non in un posto qualsiasi. «Lo voglio posare sulla cima del Monte Sassariente. Mi servirà un elicottero. Chissà se le autorità mi daranno il permesso…».