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RITRATTI
IVANO TORRE

C'è un alieno a Bellinzona

Ivano Torre, percussionista e musicista, è un uomo che vive in un mondo tutto suo. Segni particolari: dislessico. Ogni mattina si alza e ringrazia il suo corpo. E in riva al fiume, spesso va a trovare il suo amico albero.

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Stefano Mussio
20 maggio 2019

Ivano Torre sulla golena, in mezzo agli alberi.

Ogni mattina, quando si alza, fa un quarto d’ora di meditazione, ringraziando ogni singola parte del suo corpo. A volte va in riva al fiume Ticino, sulla golena, abbraccia il suo albero, un tiglio, e ci parla pure.

Ivano Torre, 64enne di Bellinzona, percussionista e musicista di mestiere, è una specie di alieno. Un uomo che sembra provenire da un’altra dimensione. «Non ho neanche la televisione. E non leggo i giornali. E non solo perché sono dislessico. Sono pieni di brutte notizie, io voglio positività. Ho solo il cellulare, un male necessario, che mi serve per il lavoro».

Il “Signore delle tenebre”

Da piccolo lo chiamavano “il monello”, perché spaccava le lampadine dei lampioni con la fionda. A quattro anni i suoi genitori gli misero in mano una fisarmonica, e lui suonò “Stille Nacht”, come se ci sapesse fare da sempre. Ivano la musica ce l’ha nel sangue, autodidatta, inizia col rock, con la batteria, poi sperimenta altri mondi, altre sonorità, percussioni di ogni genere. «Ho studiato tanto le tecniche, puntando anche sull’improvvisazione».

Ivano ci apre le porte del suo tempio, lo Spazio Culturale Temporaneo, situato da 20 anni nei pressi di piazza Indipendenza. «Qui tengo lezioni private, incontri, seminari, concerti. Si parla di musica e dell’energia che ne deriva. Abbiamo pure un coro molto particolare, in cui si usa la voce in tutte le sue forme».

Un luogo pieno di oggetti curiosi. Colpisce, sullo sfondo, il quadro del “Signore delle tenebre”, ispirato al Dracula di Brame Stoker. «L’ho dipinto io. Perché ognuno di noi, lungo il suo cammino, ha dei momenti bui». In un angolo, alcune maschere. «Questa ad esempio – dice –, l’ho realizzata quando collaboravo con la scuola Dimitri di Verscio. La prima maschera che fai, ti rappresenta in pieno. Emerge la tua personalità, saltano fuori i tuoi tormenti».

Quei chili di troppo

Fondatore, negli anni ’90, della Scuola bandistica regionale di Bellinzona, di cui è stato anche direttore, le sue collaborazioni sono infinite: in Italia, in Francia, in Germania, negli Stati Uniti. «Ma la mia vita, in realtà, si divide in due tronconi ben precisi. Prima del 2000. E dopo».

Nel 2000 Ivano pesava ben 96 chili. Era in netto sovrappeso. «Avevo male dappertutto». Chili maturati già nel corso dell’adolescenza in collegio, al Don Bosco di Maroggia, un posto che gli andava decisamente stretto. «Tutti quei preti mi davano sui nervi. Io sono molto spirituale, ma non religioso». I chili aumentano ulteriormente durante il suo matrimonio. «Quando uno ingrassa, è perché si sta proteggendo da qualcosa, si sente soffocato, ingabbiato. Dopo la separazione, mi sono rimesso in moto. Ho fatto bicicletta, palestra. Ma soprattutto tanto yoga, meditazione. Ho imparato quanto sia importante respirare in maniera corretta. Mi alleno alla gioia e al benessere. Oggi peso 62 chili e sto divinamente».

Poi Ivano ci parla delle sue tre figlie. «Ho un bel rapporto con loro, sono anche nonno. Il matrimonio con mia moglie è finito. Ma la famiglia resta una cosa fondamentale per me. Tre è un numero importante nella mia vita. Mi ricorda anche le piramidi energetiche, con cui amo lavorare».

Il valore del tempo

È un uomo che riflette, Ivano. Perennemente alla ricerca di messaggi che arrivano dal cosmo. «Ma non nominatemi la new age e quelle robe lì» precisa. Una specie di filosofo dei tempi moderni. Lo si capisce anche quando parla del tempo. «È un condizionamento letale. Oggi la gente è sempre di corsa, la tecnologia ha rivoluzionato il nostro concetto di vivere il tempo. Ogni cosa che facciamo, la dobbiamo fare sempre più in fretta, restringendo i tempi all’inverosimile. Tutto è sempre più rapido, viviamo nel mondo della performance, della prestazione a tutti i costi, da raggiungere nel minor tempo possibile. Tutto questo ci sta soffocando. È un caos in cui non mi riconosco. Io, per mia fortuna, lo vedo da spettatore, ne sono fuori». Così come il 64enne è fuori da altri sistemi. «Ad esempio, ho scelto di essere vegano. È uno stimolo che mi è arrivato da una vibrazione. Non giudico nessuno. Ognuno è libero di fare ciò che vuole».

Ivano accarezza i suoi piatti. Ne derivano suoni acustici, che si amplificano a poco a poco. «La musica è qualcosa che ognuno di noi ha dentro. E qualcuno, forse, è più portato, inspiegabilmente. Essendo dislessico, quando suono le percussioni non so neanche più se sto suonando a destra o a sini- stra. È il ritmo che è dentro di me a trascinarmi. Ed è il mio respiro a guidarmi».