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RITRATTI
DANIELE ROTANZI

Calcio e mascarpa, lassù tra i monti

Daniele Rotanzi è presidente del Gruppo Animazione Valle di Peccia, associazione che organizza uno dei tornei amatoriali di pallone più antichi della Svizzera italiana. Un evento che ridà vita a una regione discosta.

FOTO
MASSIMO PEDRAZZINI
24 giugno 2019

Daniele Rotanzi è affezionato alla sua valle e si impegna per il suo rilancio: «Sono convinto che rinasceremo alla grande».

Se chiude gli occhi, e lascia viaggiare l’immaginazione, gli sembra di vedere ancora la piazzetta del villaggio di Piano di Peccia (Lavizzara), durante le sere d’estate, piena di ragazzini. Daniele Rotanzi, classe 1985, è cresciuto lassù. E anche se gli studi in matematica a Losanna e il lavoro in ambito previdenziale prima a Zurigo e poi a Bellinzona l’hanno allontanato da quel posto, il legame con la sua terra è ancora intenso. Tanto che dal 2014 è presidente del locale gruppo di animazione. «Quello che organizza il tradizionale torneo di calcio di inizio luglio al campo Draione. Probabilmente il torneo amatoriale più vecchio della Svizzera italiana».

E quest’anno, tra venerdì 5 e domenica 7 luglio, si taglierà il traguardo dell’edizione numero 47. «La prima si svolse sulla “piana” ai piedi della diga di Fusio». Non che il terreno del Draione, a 1.000 metri di altitudine e circondato da un’immensa distesa di abeti, sia paragonabile a quello del Camp Nou. Anzi. «Deve il suo nome all’omonimo riale adiacente, che rievoca misticamente luoghi impervi e dannosi. Questo, durante il resto dell’anno, non è un campo da calcio. È una pianura che deriva dal materiale di scavo di una delle gallerie scavate in Valle di Peccia depositato negli anni ’50». Altri tempi quelli. Decenni in cui in valle c’era molta gente e molto lavoro. «Con la fine dei lavori delle Ofima (Officine Idroelettriche della Maggia), il ridimensionamento della locale cava di marmo e il progressivo abbandono del settore primario, da un paio di decenni la regione sta vivendo un spopolamento. In Valle di Peccia vivranno su tutto l’arco dell’anno un centinaio di persone. Ecco perché il torneo è fondamentale. Per un weekend riporta la vita in valle. Non solo col calcio. Ma con le feste campestri, la musica, la lotteria, la cena a base di patate bollite e mascarpa, le grigliate».

La coppa in marmo

Il comitato del Gruppo Animazione Valle di Peccia è composto da sette persone. Tutte nate tra il 1985 e il 1998. Giovani rampanti che hanno deciso di non lasciare cadere la tradizione. «In settimana vivo a Sementina. Ma al weekend, appena posso, volo a Piano di Peccia. Anche perché ci vive ancora mio papà e alcuni buoni amici. La Lavizzara è un luogo di cui non posso fare a meno. Sono affezionato alle montagne, al bosco, al fiume. Vado a funghi, a caccia, a pesca. Mi piange il cuore nel vedere che in certi momenti dell’anno non circola praticamente nessuno. In altri ci sono solo turisti. D’altra parte io stesso sono presente solo a singhiozzo. Il nostro torneo, con le manifestazioni organizzate dalla Società carnevale Valle di Peccia e dallo Sport Club Pizzo Castello, ci permette di dire che ci siamo ancora». Una storia affascinante. Basti pensare che la coppa dei vincitori è realizzata con il marmo locale e che ogni anno l’associazione devolve migliaia di franchi in beneficenza o per attività meritevoli. «Noi non abbiamo alcun guadagno. Vogliamo solo coprire le spese e portare energia nella valle».

Un tempo che non c’è più

A tratti è come se Daniele avesse il magone. «Io e mio fratello Maurizio siamo riusciti ancora a fare le scuole nella Valle di Peccia, in una pentaclasse, prima della loro chiusura. All’epoca facevo anche il chierichetto, la chiesa era ben frequentata, mentre adesso d’inverno la messa la celebrano in sacrestia, siccome i fedeli rimasti sono pochi». A un certo punto, la Valle di Peccia si era pure ripopolata. A sorpresa e temporaneamente. «È accaduto pochi anni fa nel periodo in cui avevamo accolto alcuni richiedenti l’asilo, soprattutto eritrei. Nel 2016 li avevamo invitati a partecipare con una loro squadra al nostro torneo». Daniele è figlio di Michele, per 12 anni sindaco di Lavizzara. A sua volta, il 34enne fa parte del consiglio comunale. «Per me significa prendermi cura delle mie radici. Speriamo tutti in un rilancio della valle. Grazie anche alla scuola di scultura di Peccia e al Centro internazionale di scultura che sarà inaugurato prossimamente». Ma per Daniele non basta. Lui, sognatore per vocazione, ha due grossi desideri. «Vorrei che un giorno si concretizzasse il “famoso” tunnel tra l’alta Vallemaggia e la Leventina. E poi mi piacerebbe si creasse una casa per anziani in Lavizzara. Tutto ciò porterebbe ulteriore movimento, nuovi posti di lavoro. Non voglio che ci si pianga addosso. Sono certo che rinasceremo alla grande».